Lasciamo le reti, diventiamo pescatori di umanità, allora.
Facciamolo non nel chiuso delle sacrestie ma presso i confini, sulle spiagge che separano la terra certa dal mare tempestoso perché il nostro è il Dio dei confini che inizia la sua predicazione quando tutti dicono di smettere.
Facciamolo sul serio, seguendo il Cristo.
Impariamo a diventare discepoli abbandonando le lentezze, rinnovando le abitudini, risvegliando l’entusiasmo.
Facciamolo in compagnia del Pietro che lo Spirito, ora, ci ha messo accanto. Un Pietro che, nonostante i mille giudizi mondani, positivi e negativi, nonostante le dietrologie, raduna con la sua testimonianza sette milioni di persone, il più grande assembramento nella storia dell’umanità.
E, oggi, il primo Pietro, attraverso la penna del suo discepolo Marco evangelista, inizia il racconto della predicazione di Gesù con la più provocante delle provocazioni.
Il primo miracolo dello sconosciuto rabbì avviene a Cafarnao. Guarisce un indemoniato.
Dentro la sinagoga.

Indemoniati
Oggi si parla male e a sproposito del demonio, anche in casa cattolica.
È diventato una specie di eroe romantico, esaltato da alcuni, temuto da altri.
Una figura tragica che suscita curiosità e interesse, innalzato a struggente modello negativo da una forte corrente di pensiero che fa presa soprattutto sugli adolescenti. Spaventa, attira, inquieta.
E tranquillizza le coscienze.
Sì, avete capito bene: l’eccessiva attenzione al demonio paradossalmente lo favorisce e, quel che è peggio, stravolge la visione biblica sulla tentazione. Caricando di eccessiva importanza il male a scapito del bene, rischiamo di deresponsabilizzare la coscienza e la scelta personale.
L’opera del Maligno (che esiste ed è meno goffo e caricaturale di come ce lo immaginiamo) consiste esattamente nell’intorbidire le acque, nel girare la frittata, nell’ingigantire il particolare a scapito della visione d’insieme, nello sminuire o offuscare le conseguenze catastrofiche delle nostre scelte.
Il demonio ci fa credere di essere peggiori di come possiamo essere veramente.
E che tutto ciò sia inevitabile.

Che c’entri con noi?
Uno dei presenti, che fino ad allora non ha dato alcun segno di stranezza, dà in escandescenze e inizia ad urlare. E ciò che dice è la sintesi di come non deve diventare la fede.
Che c’è fra noi e te, Gesù Nazareno?
Cosa c’entra Gesù con l’economia? La politica? Il lavoro? Gli affetti?
Quante persone sento ragionare in questo modo! “Dio c’è ma non mi riguarda, non mi interessa. Se proprio devo, indosso i panni del credente in occasione delle feste grandi, ma lì finisce.”
E questo ragionamento, purtroppo, lo sento in bocca non agli atei convinti, ma ai credenti deboli.
A quelli che vogliono sentirsi “a posto” perché non si sa mai.
L’indemoniato frequenta la sinagoga, partecipa alla messa domenicale, col vestito buono, in fondo alla chiesa.
È presente a tutti funerali del paese, fa parte di una antica confraternita e porta la statua del santo a spalle il giorno del santo patrono, destina l’ 8×1000 dei propri redditi alla Chiesa.
Ma non vuole avere nulla a che fare con Gesù.

Sei venuto a rovinarci?
Ecco la ragione di tanta lontananza: molti sono convinti che Dio sia un concorrente dell’uomo, un avversario pronto a rovinarci la festa, uno a cui dover rendere conto, mannaggia.
La vita è bella soprattutto se è trasgressiva, godereccia, esagerata, eccessiva, folle.
E Dio, invece, chiede ordine, serietà, senso della misura…
Credere è giusto e doveroso, certo. Ma mortalmente noioso. No: il Dio di Gesù non viene a rovinarci, ma a redimerci. La redenzione, certo, passa attraverso la conversione e la capacità di cogliere cosa ci costruisce e cosa ci distrugge. Ma questo è un passo successivo.
La prima verità che dobbiamo urlare dai tetti delle nostra case è che Dio è un alleato dell’uomo, non un concorrente.

Io so chi tu sei: il Santo di Dio!
L’indemoniato “sa”, conosce.
L’arroganza e la supponenza ci tengono lontani dalla verità perché pensiamo di averne a sufficienza in tasca, senza avere bisogno di nessuno.
Oggi circolano molte informazioni, ma pochissime idee.
Molti pensano di conoscere la fede dopo ben tre lunghi anni di catechismo con la suora dell’oratorio! Cosa c’è altro da sapere? E di poter esprimere giudizi dopo aver letto l’ultimo saggio scandalistico sul Vaticano (oggi vende molto sparlare di chiunque).
Non c’è bisogno di sapere altro, non c’è bisogno di informarsi, e ci mancherebbe.
E, così facendo, chiudono gli occhi e si turano gli orecchi.
E se, invece, ci fosse altro, molto altro da sapere? Perché non tentare?
Argutamente sant’Agostino commenta questa pagina: non vantarti della fede, non ti distingui ancora dai demoni.

Autorevole
È demoniaca una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo relega nel sacro, che sorride benevola alle pie esortazioni, senza calarle nella dura quotidianità.
È demoniaca una fede che vede in Dio un concorrente e che contrappone la piena riuscita della vita e la fede: se Dio esiste io sono castrato, non posso realizzare i miei desideri.
È demoniaca una fede che resta alle parole: il demone riconosce in Gesù il santo di Dio ma non aderisce al suo vangelo.

Liberiamoci da una fede così piccina.
Diamo retta all’unico che ha autorevolezza perché parla di cose che conosce.

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