Il nostro non è un Dio che ci risolve i problemi, anzi Gesù, che sa bene quello che sta facendo, mette alla prova proprio Filippo, realista e disincantato: è Gesù che gli chiede una mano, mentre Filippo è dal Maestro che si aspettava una soluzione: davanti alle nostre difficoltà Gesù ci rende capaci di intervenire e di cambiare la realtà, solo ci chiede un cuore di bambino capace di mettere in gioco quello che abbiamo dentro, come il ragazzo che offre la sua merenda, scintilla che fa esplodere il miracolo della moltiplicazione.
Gesù, però, visto che il suo miracolo è male interpretato, fugge. Dio fugge sempre dalle interpretazioni approssimative che lo riguardano, non si lascia mettere in gabbia. La gente lo cerca perché è stata saziata: vuole un Dio così, che ti metta al riparo dalla fatica, che esiga devozione e rispetto ma che mantenga i suoi sudditi. Gesù rimprovera la gente, deluso: voi mi state cercando perché vi ho saziati. E noi: per quale ragione cerchiamo il Signore, cosa ci spinge a cercarlo? Forse perché siamo stati saziati nelle nostre preghiere, nei nostri desideri? La folla reagisce: va bene, dicci tu cosa dobbiamo fare! Gesù scuote la testa: il discepolato non è `fare` ma `credere`, la nostra religiosità non si esaurisce nel `fare` devozioni, preghiere, ritualità, ma nel credere. E’ un atteggiamento interiore di conversione quello che Gesù chiede, non un’appartenenza esteriore. La folla continua: facci un altro segno, come Mosé diede la manna. Povero Gesù! E poveri noi! Di quanti segni abbiamo ancora bisogno, di quante testimonianze per credere, infine? Forse che Dio non ci ha colmato a sufficienza di misericordia e di grazia? No, sempre bisognosi di conferme continuiamo a chiedere dei segni. Gesù invita a riflettere: non è una fede fatta di segni che ci salva, ma una fede che sazia il cuore, la presenza del Signore Gesù che si dice l’unico capace di saziare la nostra fame profonda. Ricordiamocelo, amici, quando pensiamo che per saziare la nostra fame abbiamo bisogno di più soldi, di più ferie, di più emozioni: Gesù pretende di essere l’unico capace di saziare ogni nostro più profondo desiderio.
Vedete, amici, quante riflessioni a partire dalla pagine di oggi?
Riprendiamole brevemente: Gesù scappa dalla folla che lo vuole incoronare re: chi non voterebbe un governo che invece di imporre le tasse offra del denaro? Ma Dio non è così: il gesto del Signore che è stato l’insegnamento di una condivisione che porta beneficio per tutti, è stato letto nel suo esatto contrario, Gesù è un guru capace di fare cose straordinarie… al posto mio. Per cosa cerchiamo Dio? Quale ragione ci spinge nella nostra ricerca? Deciserio di serenità? Desiderio di bene? Oppure qualche soddisfazione terrena che riteniamo indispensabile alla nostra felicità e che Dio – accidenti a lui – per qualche misteriosa ragione si rifiuta di darmi? Gesù è consapevole che solo un’ attenta ricerca nella nostra vita ci può portare alla sazietà del cuore. Gesù, poi, ci ricorda che essere cristiani non consiste nel `fare` o `non fare` determinate cose, ma nel credere in lui, nel credere che Gesù è la rivelazione definitva del volto di Dio. Ma se davvero crediamo questo, amici, smettiamo di correre dietro a un’idea di Dio fasulla e approssimativa, fidiamoci davvero di lui e del Dio che è venuto a svelare. Impariamo poi a leggere i segni che continuamente ci vengono donati e che testimoniano dell’amore di Dio verso ciascuno di noi. Gesù è il solo che può saziare il mio cuore: tutte le gioie umane, legittime e che vanno vissute nella gratitudine, non riusciranno mai a colmare quel desiderio del nostro cuore che è il bisogno di infinito. Vale la pena – allora – di puntare nella giusta direzione: se crediamo davvero che riempiendoci di lavoro e di benessere cambieremo la nostra vita, ammonisce il Signore, occorre restare prudenti e puntare più in alto, cioè dentro. Giovanni, come vedete, non scherza quando ci racconta di ciò che è accaduto dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci. E non è finita…

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