Siamo convertiti dalla misericordia, come è accaduto a Matteo.
Siamo testimoni del volto di Dio, che Gesù ci racconta, un Dio che non premia i primi della classe, che non sa che farsene delle persone sane ma che sana i falliti, gli addolorati, i frantumati, per renderli figli.
Matteo l’ha vissuto sulla sua pelle; gli apostoli, storditi, hanno visto tutte le loro (pseudo) certezze religiose frantumarsi in un sorriso. Quello del Rabbì che, infischiandosene delle persone devote che criticano le sue decisioni, gioisce per lo stupore dei pubblicani che vedono un profeta entrare in casa loro e pasteggiare convivialmente.
Bella botta.
Ma c’è di più.

Su ali d’aquila
Mosè è chiamato al cospetto di Dio. Dio ha qualcosa di importante da dirgli, un messaggio da affidargli affinché lui si faccia portavoce presso il popolo.
Dio ricorda a Mosè e al popolo di averli presi su ali d’aquila e averli portati in alto e, ora, vuole che Israele, per sempre, diventi il suo popolo.
È di Dio l’iniziativa, Israele lo sa bene. Anche noi, guardandoci dentro, facendo memoria della nostra esperienza, possiamo trovare i passi di Dio nella nostra vita, riconoscere che è sempre sua l’iniziativa.
E Dio non ci ama perché ce lo meritiamo: Paolo stesso, scrivendo ai romani, sottolinea la totale, inattesa e gratuita iniziativa di Dio che non premia i meriti ma salva chiunque.
Non fatevi fregare, discepoli, la salvezza è gratis. Nessuno di merita Dio, Dio si dona perché ci ama e ci ama per sempre.
Quando prendiamo coscienza della misura di questo amore, il nostro cuore si dilata.
Quando ci accorgiamo dell’altezza vertiginosa a cui il Signore ci innalza, ci manca il fiato.
Gesù è morto in croce quando non c’era alcun segno di conversione in noi.
Gesù si è donato e si è buttato in mezzo alle fiamme, morendo, per salvare un pluri-omicida.
Questo è sconcertante.

Il compassionevole
Gesù, ancora una volta, svela il suo volto più autentico, la misura stessa di Dio.
Vedendo le folle, vedendo noi, vedendo la nostra contemporaneità, Gesù prova un sentimento di compassione.
Non di giudizio, non di critica, non di indifferenza, non di stizza.
Di compassione!
Ha compassione, giustifica, scusa le nostre follie e i nostri deliri, perché sa che siamo sbandati, senza pastore, non sappiamo dove andare, non sappiamo chi e cosa potranno mai salvarci, chi e cosa potranno indicarci una strada verso la pienezza.
Gesù si commuove, giustifica e accade qualcosa di inatteso, sconcertante, fastidioso.
Gesù vede la folla soffrire e trova una soluzione.
Inventa la Chiesa.

Deliri
La stragrande maggioranza di voi ha un’esperienza di Chiesa povera e contraddittoria, si è scontrato duramente col volto incoerente e severo di qualche cattolico più devoto di Dio.
Gesù pensa ad una compagnia, ad una ricerca comune, ad un sogno realizzato: uomini e donne, suoi discepoli, capaci, insieme, di cercare senso e pienezza, misura e gioia.
Lui è il Pastore che ci guida a pascoli erbosi, ma, insieme, possiamo fare esperienza di gregge, di comunità.
Non è facile capire e amare la Chiesa. Sono troppe le fragilità, troppe le contro-testimonianze, troppe le persone che si dicono credenti e che vivono senza neppure essere uomini, troppe le incoerenze, troppi gli errori nella storia per non essere dubbiosi quando si parla di Chiesa.
Gesù sceglie dodici persone per iniziare a costruire il Regno, dodici che stiano con lui, per diventare poi capaci di condurre ai pascoli erbosi nei quali loro per primi saranno condotti.
E qui viene il bello.

Un’improbabile Chiesa
Nessuno si sognerebbe di mettere insieme dodici persone così radicalmente diverse per realizzare un progetto! Pescatori abituati alla concretezza e alla rudezza insieme ad intellettuali come Matteo e Giovanni; tradizionalisti come Giacomo insieme a pubblicani, peccatori pubblici, terroristi come Simone del gruppo degli Zeloti, disposti ad uccidere l’invasore romano.
C’è l’intero Israele in questo gruppo, l’intera umanità nella sua vivace diversità. La Chiesa è la comunità dei discepoli di Gesù, diversi tra loro in tutto se non nell’amore del Maestro, chiamati ad annunciare il vangelo con semplicità e verità.
Questa è, nel sogno di Dio, la Chiesa.
Paradosso di Dio! All’umanità ferita e fragile che necessita di una guida, Gesù propone un pezzo di umanità, altrettanto fragile e ferita, trasfigurata dall’Amore.
La missione proposta ai dodici è sconcertante: devono rivolgersi alle pecore perdute di Israele.
È un invito attuale e urgente: la Chiesa ha bisogno di testimoni che la riconducano all’ovile del Padre. I primi destinatari dell’annuncio del Vangelo siamo proprio noi cristiani.
Non pensate, vi prego!, a chi annunciare il Vangelo in questa settimana: accoglietelo voi.

Pubblica confessione
Vi svelo un segreto: io amo la Chiesa, nonostante i cristiani, nonostante me, che ne faccio parte. Amo questo pazzesco sogno di Dio che sono chiamato a vivere, la Chiesa comunità di perdonati, non di perfetti, di diversi che cercano l’Uno, di compagni di viaggio chiamati a rendere presente il Pastore nei loro gesti continuamente da riformare, sempre da convertire…
È da questa comunità di folli che ho ricevuto l’intero Vangelo del Maestro.
La povertà e lo scandalo dell’Incarnazione è anche questo: Dio sceglie di farsi annunciare da persone incostanti e dubbiose.
Siamo noi, per i fratelli sbandati, la consolazione di Dio.

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