L’acqua della quotidianità, la fatica dell’abitudine, lo strazio del dolore possono essere trasformati nel vino della festa: Gesù è lo sposo dell’umanità che ci svela che l’incontro con Dio è una festa di matrimonio riuscita.
Iniziare un anno nuovo con la certezza di vedere le proprie fatiche trasformarsi in speranza ci riempie il cuore di letizia, ci mette nelle condizioni di potere leggere con intensa gioia il vangelo di oggi.

Ecco Luca
Luca ci assomiglia: come noi proviene e vive in un ambiente lontano dalla spiritualità, come noi è sollecitato da mille stimoli, da novità religiose “alla moda”, come noi non ha mai visto Gesù in vita sua, come noi (spero!) è rimasto profondamente coinvolto dalla predicazione di un ebreo di nome Paolo, giunto ad Antiochia per parlare di un tale Gesù morto e risorto, come noi è cresciuto nella consapevolezza che Dio è tenerezza infinita.
Leggendo Luca ne rintracciamo l’evoluzione interiore, il percorso, il carattere, così come riusciamo a conoscere le persone quando iniziamo con esse un’intensa corrispondenza.
Luca è stato educato nella religione dei padri, zeppa di divinità capricciose e strane, umorali e biliose, che imitano, nel loro Pantheon, i difetti e i limiti degli uomini.
Divinità lontane, incomprensibili, scostanti, messe in ridicolo dall’annuncio di Paolo.
Dio è diverso, dice l’ebreo di Tarso, è un padre pieno di tenerezza, che cerca e ama ciascuno dei suoi figli. E Luca ne fa esperienza.
Spinto da Paolo, dopo alcuni anni di discepolato, Luca accetta di scrivere un resoconto ordinato delle cose accadute tra le prime comunità.
Storico puntiglioso e appassionato, Luca dedica molto tempo ad ascoltare i testimoni diretti e a redigere uno splendido vangelo, il vangelo della mansuetudine di Cristo.

Serietà
Luca ha a cuore la sua serietà di storico, ci tiene a confermare la fede in cui è rimasto coinvolto: non sono favole quelle in cui ha creduto, né pie elucubrazioni.
Ha dato del tempo, Luca, a questa ricerca e ci tiene a precisarlo.
Grande Luca! Fa bene a dirlo: neanche lui avrebbe immaginato che, a duemila anni di distanza, siamo ancora qui a giocare a fare gli intellettuali smaliziati, a guardare con sufficienza le pretese di storicità dei vangeli, a scrutare con arroganza il cristianesimo, a lasciarci turbare (!) dalle affascinanti teorie di un romanziere furbetto. Siamo convinti che la religione sia qualcosa di utile sì, male non ne fa, insegna il bene, ma che in fondo in fondo tutto si risolva in una pia esortazione che non può certo passare al vaglio della storia o della scienza.
Il vangelo è e resta uno splendido esempio di libro religioso, Gesù è una figura ammirevole, ma tutto si confonde: morale, favola, dottrina…
Luca scuoterebbe la testa, invitandoci a prendere più sul serio la nostra fede, a dedicare del tempo alla nostra preparazione, a renderci conto che la fede va nutrita, informata, capita, indagata. E invece no: le quattro nozioni imparate di malavoglia al catechismo sono, spesso, l’unico approccio al cristianesimo che abbiamo conosciuto.
Salvo poi essere convinti di sapere molto sulla fede: più di una volta mi sono trovato durante una cena a disquisire di fede con fior di professionisti che si impantanavano miseramente nell’ignoranza nell’affrontare temi come l’etica, la storicità dei vangeli e amenità del genere!
Siamo seri: il problema è la nostra pigrizia, il problema è la dimenticanza: non ci importa della nostra interiorità, non investiamo perché in fondo non ci crediamo. Smettiamola di giocare a fare gli atei, non nascondiamo la nostra mediocrità dietro una pretesa culturale poco seria e documentata, portiamo rispetto per coloro che, davvero, hanno cercato e studiato e indagato.
Mondo impigrito, il nostro, che affida ad altri l’analisi per poi mandare a memoria un riassunto delle conclusioni masticate dai tuttologi di turno.
Vuoi veramente cercare la fede? Indaga. Cerchi davvero Dio? Informati. Vuoi davvero dare senso alla tua vita? Fidati. Sì perché – ci ricorda Luca – la fede nasce dalla testimonianza di chi ha visto e creduto.

Buone notizie
Gesù inizia il suo ministero nella sinagoga di Nazareth: leggendo la splendida profezia di Isaia che vede un popolo di schiavi tornare dall’esilio, il Messia proclama ufficialmente l’inizio del Regno.
Non sarà ascoltato, lo sappiamo, allora e oggi.
Ma a coloro che hanno in coraggio di fidarsi di Luca e degli altri, coloro che – sul serio – cercano risposte, le indicazioni di Gesù sono davvero una splendida buona notizia.

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