Betania. Ci si arriva uscendo dalla Gerusalemme vecchia, attraverso i polverosi sentieri che solcano i poderi coltivati ad ulivo del Monte degli Ulivi. Tre chilometri appena, per incontrare Lazzaro, Marta e Maria. Betania, per chi ama Cristo, è un nome fortemente evocativo. A Betania, dai suoi tre amici, Gesù si rifugiava quando, col cuore gonfio di tensione e di incomprensione, lasciava la Gerusalemme che uccide i Profeti per trovare un angolo di serenità. Che Mistero, questo luogo! La quotidianità di un Dio che ama l’amicizia, che resta lunghe ore, dopo cena, a parlare con i tre fratelli. Così diverso, questo Dio che ha bisogno di parlare della sua missione, del suo cammino, delle resistenze che incontra, da quella immagine di "Dio-burocrate" che troppe volte abbiamo in mente! Amico che credi, perché non fare della tua casa una "Betania"? Perché non dedicare qualche minuto della tua preghiera ad ascoltare Dio che parla?
E proprio su Betania si abbatte la tragedia: Lazzaro è morto. Una pagina all’apparenza drammatica, forte, eppure soffusa di una fede che tiene il fiato sospeso, come una nuova pagina che ci svela un altro aspetto del volto di Dio, un altro passo verso la Festa della Resurrezione. Il tumulto è grande, c’é molta gente, i nostri amici sono conosciuti e stimati. Sapendo che arriva il Maestro, finalmente, Marta prima e poi Maria, escono di casa e gli vanno incontro. Lazzaro è morto. Gesù era lontano. Non succede così anche a noi, alle volte? Siamo nella sofferenza più cupa, e Gesù è lontano. Eppure le sorelle non disperano, amano. E qui l’inaudito accade. Gesù prima si commuove, poi scoppia in lacrime. Dio piange, sapete? Non il Dio imperturbabile, immobile nella sua perfezione e nel suo cinismo, orologiaio perfetto che vede la globalità ed ignora il singolo. No: questo pianto singhiozzante di Gesù rompe gli argini, frantuma i pregiudizi, ci rivela il volto del Dio di Gesù Cristo, il vero volto di Dio. Fratello che soffri, sorella che sei divorata dall’angoscia: Dio piange con te. Potremmo anche noi obiettare, come i presuntuosi farisei: "Non poteva evitare che morisse?". No, non lo sappiamo, ma che c’importa, ormai, Dio piange. Preferisco un Dio che piange con me, ad un Dio asettico che risolve i problemi. Dio piange perché ci ama. Anzi: mi ama, ama me, suo amico. E’ un volto di Dio completamente nuovo quello che ci appare, così lontano dai nostri tiepidi dubbi, così diverso dalla nostra fede raccogliticcia. Gesù, allora, prende una decisione: la vita di Lazzaro per la sua. Giovanni pone quest’episodio appena prima dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Anzi: questo miracolo eclatante sarà la goccia che farà traboccare il vaso, la valanga che si distacca e tutto travolge, portandolo a morire. Lo sa (Tommaso glielo ha detto: andremo a morire!). Accetta lo scambio. Lo stesso scambio che, da lì a qualche giorno, farà dall’altare della croce per ciascuno di noi. Infine quell’urlo, quella profezia, quello schiaffo alle nostre coscienze: "Lazzaro, vieni fuori!". Vieni fuori dalla tua tomba, dalle tue tenebre, dalle tue piccole sicurezze, vieni fuori dai tuoi pregiudizi, dai tuoi schemi, dai tuoi egoismi. Vieni fuori, fratello che leggi, veniamo fuori dalle nostre oscurità, lasciamoci rivivere. Vieni fuori da tutto ciò che di freddo e di buio abita in te. Crediamo, finalmente, lasciamoci raggiungere, infine.La Parola di Gesù ancora echeggia, raggiunge le nostre tombe e le apre, le scardina: nulla può fermare l’efficacia della sua Parola. Nulla. Prendiamo ancora in mano questo Vangelo, lasciamoci affascinare dalla tenerezza di questo Cristo che ci ama, a cui stiamo a cuore. E abbiamo il coraggio anche noi, come Marta e Maria, di credere che egli è la risurrezione, è la nostra vita. La Pasqua è ormai alle porte: che la presenza del Signore, anche quest’anno, ci aiuti a rinascere, ci spinga alla vita nuova, ci porti alla resurrezione.

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