L’estate inizia il suo lento declino, le vacanze, per la minoranza che ha potuto goderne, sono ormai agli sgoccioli. Vediamo all’orizzonte la ripresa della scuola e delle attività, portando nel cuore la certezza di essere amati, di essere nel cuore di Dio noi, piccolo gregge.
Essere credenti non è facile.
Credere è affidarsi, fidarsi, accogliere la parola su Dio che Gesù è venuto a pronunciare, superare le mille contraddizioni presenti nei nostri cuori, affrontare le difficoltà della vita tenendo la luce della speranza accesa nei cuori, leggere alla luce del Vangelo le incoerenze che troviamo nella nostra vita e nella vita della comunità cristiana.
Credere è una lotta, un combattimento spirituale.
Molti pensano alla fede come ad una certezza acquisita, un’assicurazione sulla vita, una semplificazione delle questioni.
Credere, invece, è per sempre imparare, per sempre divenire cercatori, per sempre orientati e inquieti, rivolti alla totalità che ci sfugge, pur possedendola.
Credere è una lotta.

Scontri
La Parola di oggi, tanto per darci una scrollata, approfondisce questo tema: l’annuncio del Vangelo è segno di contraddizione, il mondo, così amato dal Padre da dare il Figlio, vive con fastidio l’ingerenza divina e preferisce le tenebre alla luce.
Stento a scrivere queste parole, memore come sono dell’incontro con troppi sé-dicenti credenti, all’apparenza fieri propugnatori di valori cristiani, in realtà persone irrigidite nei propri schemi. Non voglio né posso, se fedele al Vangelo, immaginare la realtà divisa in due parti: i buoni, noi, il grano, il piccolo resto, e i cattivi, gli altri, laicisti, anticlericali, ostinati nell’errore.
Noi discepoli siamo impastati di mondo, fatti con la stessa terra. Portiamo nel cuore le stesse contraddizioni e le stesse paure di tutti ma siamo stati incontrati dalla luce. Questa scoperta ci allarga il cuore, ci mette in una condizione nuova, diventiamo capaci di amare. E nell’amore si gioca il confronto col mondo, non nella sfida.
Se annunciamo il Vangelo e siamo derisi soffriamo per l’altro, non per il nostro amor proprio ferito!
Geremia, profeta inquieto e sfortunato, ci è presentato come modello, come uno di quegli uomini da imitare, come ci suggerisce la lettera agli Ebrei.

Me infelice!
Nato vicino a Gerusalemme, appassionato di Dio e del suo popolo, Geremia passerà la sua vita a convincere il re di Giuda e la popolazione di Gerusalemme a non opporsi alla nascente potenza di Babilonia. Certi della propria diplomazia e dell’appoggio dell’Assiria e dell’Egitto, i giudei considerano le profezie di Geremia come iattura e lo perseguitano. Il brano di oggi ci racconta di Geremia gettato nella cisterna a morire nel fango e poi salvato in extremis.
Soffre duramente di questa situazione, l’inquieto profeta, che vorrebbe annunciare pace e deve redarguire, che vorrebbe profetare il bene e vede la tragedia avvicinarsi. Purtroppo le previsioni di Geremia di avvereranno; Gerusalemme cadrà sotto il re Nabucodonosor e oltre ottomila capifamiglia verranno deportati in Babilonia.
Essere discepoli porta ad amare teneramente le persone destinatarie dell’annuncio, essere discepoli significa cercare in sé la verità per poi offrirla agli altri, essere discepoli significa non essere capiti proprio dalle persone che ami.

Padre contro figlio
Gesù lo dice, parlando di sé, immaginando l’evoluzione che avrà il suo messaggio.
Dopo la caduta di Gerusalemme ad opera dei romani e la rovinosa distruzione del Tempio, i seguaci del Nazareno saranno scomunicati dai rabbini e questo provocherà una frattura dolorosissima ed insanabile all’interno della neonata comunità cristiana.
Ancora oggi molti sperimentano la contraddizione di scoprire in Cristo una nuova famiglia, nuove e durature relazioni con fratelli credenti e, nel contempo, un impoverimento di relazione e una crescente incomprensione con i famigliari di sangue.
Ho visto genitori scagliarsi con ferocia contro le scelte radicali dei propri figli che decidevano di consacrare la propria vita al Regno.
Ma, senza arrivare a questi eccessi, credo che anche a te, amico lettore, sia successo di vedere cambiare atteggiamento nei tuoi confronti in ufficio o a scuola proprio a causa della tua scelta evangelica. Se davvero siamo discepoli mettiamo in conto qualche contrasto, qualche fatica di troppo: nessuno di noi è più grande del Maestro, se hanno perseguitato lui perseguiteranno anche noi.

Fuoco
Cristo è fuoco, amici.
Fuoco che brucia, che divampa, che illumina, che riscalda, che consuma.
Cristo è fuoco e traspare dalla nostra vita.
Se è dal fuoco che si misura il discepolato, i pompieri della fede possono stare tranquilli. Vi brucia dentro Cristo? Vi brucia da non poter fare a meno di pensare a lui? Vi è successo di desiderare profondamente di raccontarlo (senza fanatismi o semplificazioni) a chi vi sta accanto? Vi è successo di difenderlo in una discussione? E di essere presi in giro per le vostre convinzioni? No? Brutto segno: o vivete in un monastero o proprio non si vede che siete cristiani…Quando sant’Ignazio, fondatore dei Gesuiti, uomo di Dio, innamorato di Dio inviò i suoi dodici compagni ad annunciare il Vangelo fino agli estremi confini dei mondo allora conosciuti, disse, il giorno della loro partenza: “Andate, e incendiate il mondo”. Incendiari sì, ma d’amore.

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