Eccoci.
La gente si affanna in centro città e nei grandi centri commerciali per prendere ancora qualche regalo, un pensiero per le persone più importanti, almeno.
La crisi c’è, eccome, e si sta attenti al portafoglio, mai come in questi tempi.
Le città, bene o male, si sono vestite a festa: luminarie, alberi addobbati, qualche presepe.
Dalle mie parti, alcune valli sono letteralmente sepolte dalla neve.
Bello, davvero fa molto Natale.
(Un po’ meno bello per gli amici turisti che hanno avuto la casa rasa al suolo da una valanga, così, tanto per ricordarci chi comanda, in montagna. Mi spiace davvero per loro).
Eccoci.
Ora è il tempo di stare zitti, di mettersi in un angolo col vangelo in mano, di lasciare che sia il festeggiato a parlare. È il tempo di abbassare il volume dell’emozione e di alzare quello della teologia.
Ciò che stiamo per celebrare, la festa che il mondo ci sta scippando (senza grandi reazioni da parte nostra, in verità), il punto di partenza della nostra fede è qui, è un neonato in braccio ad una adolescente.
Ora è il tempo per salire a Betlemme.
Perché possiamo celebrare mille natali senza che Cristo nasca nei nostri cuori.

Il mistero
Eccolo: Dio si racconta, si narra, si relaziona, si svela.
Lungo tutta la storia dell’umanità Dio entra in contatto con i cuori degli uomini che non si accontentano di esistere ma che vogliono essere. E, per farlo meglio, si affida all’esperienza di un minuscolo popolo nomade del medio oriente e con esso stabilisce una tormentata alleanza, fatta di fedeltà e di tradimenti, di grandi slanci e di incomprensioni. Ma, nonostante tutto, l’uomo è fragile, incostante e tende a sostituire alla vera immagine di Dio, la proiezione delle proprie paure o dei propri bisogni.
Stanco di non essere capito, Dio decide di diventare uomo, di incarnarsi, per poter condividere, per poter dire, per potersi dare.
Dio diventa uomo per salvare l’uomo.
Dio diventa uomo perché l’uomo diventi Dio.
Dio diventa uomo perché l’uomo, infine, impari ad essere uomo.
Dio è così innamorato della vita da decidere di incarnarsi.
Dev’essere splendida la vita, se Dio accetta di incarnarsi, di diventare uno di noi.

Eccolo
Ecco Dio, amici: è un neonato con i pugni chiusi e la pelle arrossata, gli occhi che mal sopportano la luce e la piccola bocca che cerca l’acerbo seno della madre.
Ecco Dio, amici: è un bambino impotente, fragile, che va lavato e scaldato, cambiato e baciato, ed è tenuto a contatto della pelle ruvida del padre, Giuseppe, che lascia l’emozione inumidirgli gli occhi per poi tornare alla concretezza di una situazione problematica.
Ecco Dio, amici: non dona, chiede, non ha deliri di onnipotenza, ha svestito i panni della regalità, li ha deposti ai piedi della nostra inquieta umanità.
Non gli angeli, ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di lui.
Ecco Dio, amici: è un neonato tra decine di migliaia di neonati del terzo mondo destinati alla dissenteria e alla morte, un neonato figlio di poveri, che non finisce sulle pagine dei rotocalchi, figlio del vip di turno.
Ecco Dio, amici, Dio è così, semplicemente.
Buffo: vorrei un Dio che mi risolvesse i problemi, non un Dio che me li crea.
Vorrei un Dio potente e forte, non un neonato bisognoso di tutto.
Vorrei un Dio più efficiente, non perdente. Schierato con i forti, non difensore dei deboli.
E invece.
Dio è così: prendere o lasciare,accogliere o rifiutare. O, peggio, mistificare, ingannare, intorbidire.
Addolcendo troppo l’amarezza del Natale, la disarmante fragilità di Dio, la sua follia d’amore, riducendo la Notizia a cronaca, sostituendo il luminoso e splendido volto della gloria di Dio con l’antipatico volto del dio delle nostre piccinerie, lasciandoci travolgere dall’onda di emozioni (sempre più usurate, sempre meno autentiche) scordando la fede.

Buon Natale
Ora vado anch’io a prepararmi, sorge il sole e svela una giornata tersa. Cercherò qualche ora per salire in alto a pregare il mio Dio. Per offrirgli ancora la mia vita, accogliendo la sua e ogni vita.
Nel cuore ho migliaia di volti, storie, dolori, speranze, mamme in attesa, famiglie che vivranno un Natale in lutto, solitudini e pene. Vicende di vita da scriverci mille romanzi, da farci diecimila film.
Un abbraccio a tutti voi, numerosi amici internauti, a voi quindicimila che ricevete questa mail in casella: è per me stupore continuo sapere di come quel burlone di Dio usi le mie povere parole di cercatore di Dio per scuotere altri cuori e aprire le porte.
Vi voglio bene di quel bene che Dio mi vuole.
Che Dio nasca ancora in ciascuno di noi e in chi amiamo.

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