Il percorso nel deserto che stiamo compiendo ci porta alla (ri)scoperta della gioia cristiana. Come Gesù ha sentito il bisogno di fare 40 giorni di meditazione per scegliere quale Messia diventare, a ciascuno è data la possibilità di chiedersi se è contento della persona che è diventato.
Quaresima tempo di vivificazione, tempo della riscoperta della bellezza di Dio, tempo della riscoperta del discepolato.
In antichità il percorso quaresimale era anche la preparazione al Battesimo per molti catecumeni adulti: eco di questa preparazione la troviamo nel percorso delle letture di quest’anno in cui nelle prime letture si rilegge la storia della salvezza di Israele e, da questa settimana, i vangeli ci presentano Gesù acqua viva, luce al cuore e vita che fa risorgere.

Sete
E’ facile, per me, leggendo lentamente questa pagina di Giovanni, socchiudere gli occhi ed immaginare la sassosa terra di Palestina: il sole cocente, l’aria che evapora, il caldo che si appiccica alla pelle.
Mezzogiorno in Palestina equivale ad una frustata di aria calda e polverosa nei polmoni.
Qui, al pozzo di Sicar, nel brullo deserto di Giuda, Dio siede, stanco.
Stanco di cercarci, stanco di elemosinare attenzione dalle sue creature.
E’ lo strano destino di un Dio che per amore accetta la nostra indifferenza.
Nel deserto cocente anche Dio prova sete. Sete della nostra fede, sete di vedere colmato il suo infinito desiderio di amare ed essere amato.
La Samaritana viene al pozzo ad attingere acqua. Un’ ora inconsueta per far acqua, che rivela il suo desiderio di non incontrare nessuno. Non incontrare soprattutto gli occhi e i giudizi degli abitanti di quel minuscolo paesino che conosce e disapprova la sua frammentata vita sentimentale.
E lì, in questo affresco che Giovanni sa descrivere con grazia e pudore, avviene l’incontro.
Un incontro di sete e di acqua, di attenzioni e di scoperte, d’interrogativi e di frescura che riempie il cuore. L’incontro della sete di Dio che brama di dissetarsi della fede della donna, e dell’acqua della presenza di Dio che, sola, placherà la sete di felicità di questa donna inquieta.


La sete di Dio
Gesù inizia, prende l’iniziativa, ci interpella: `Dammi da bere`.
Una richiesta che rimanda ad un’altra richiesta – tragica – che Gesù farà dall’alto del legno a cui è inchiodato: `Ho sete`. Sì: Dio ha sete di noi, della nostra fede, della nostra attenzione. Ci chiama, ci parla di senso e di pienezza, risveglia la nostra ricerca. La Samaritana non ci sta, non si scopre, gira intorno all’essenziale. `Chi è mai – pensa – questo sconosciuto che mi parla? Che vuole?`.
Lei come noi, sta sulle difensive, come se Dio fosse un avversario, un concorrente.
Il dialogo continua, e rivela alla donna il volto di un Dio sempre meno duro, un volto sempre più attento e rispettoso. Gesù la sa condurre sapientemente, passo dopo passo, dentro a se stessa. La porta, con sbalorditiva delicatezza, a mettersi in discussione, a riconoscere il suo limite, a superarlo.


La sete della samaritana
La donna ora accetta una domanda personale, che coinvolge la sua affettività e rivela la sua allergia all’incontro con i compaesani: è una donna fragile, giudicata, che incontra solo sguardi e commenti offensivi e che ora – invece – incontra uno sguardo buono sul serio, che non giudica e ama.
Anche lei ha sete, una sete tormentata che ha creduto placare offrendo amore disperatamente, usata nei suoi affetti e nel suo corpo, una sete che nessun abbraccio ha colmato, ma solo temporaneamente zittito. Quella sete, sentendo parlare quel maschio straniero che la tratta come una persona, che la guarda con amore rispettoso e virile, ora esplode nel suo cuore. Prima timidamente e con durezza (troppe cicatrici nel suo cuore), poi come un urlo tanto a lungo compresso e negato.
Imparassimo – noi educatori, genitori, insegnanti – a saper ascoltare chi ci parla, a forzare con delicatezza e rispetto il suo cammino, a fidarci della capacità di cambiare che abita il cuore di ogni uomo come fa Gesù con questa donna.
Gesù rivela un’inconsueta capacità di dialogo, di relazione, nel rispetto e nell’amore. La Samaritana passa dalla discussione accademica sulla `religione` (`E’ qui che dobbiamo adorare?`) alla percezione che davanti a questo sconosciuto può aprirsi, di lui può fidarsi, perché parla di Dio come mai nessuno le ha parlato.
E crede. Lascia la brocca – che importa ormai? – e corre dai suoi sospettosi vicini. Non ha più paura, non si vergogna, non si difende. Ha capito, ha trovato l’acqua viva, ne parla, contagia col suo stupore chi l’ascolta.
Il suo limite diventa addirittura mezzo di evangelizzazione: le persone che prima guardava con sospetto diventano persone da contagiare: lei ha incontrato qualcuno che le ha letto la vita, che sia lui il Messia tanto atteso? E in questo crescendo di grazia, l’acqua corre, come un rivolo, prima, poi sempre più energica, come un torrente in piena.


Acque
E’ l’acqua della presenza di Dio che da quel giorno ha sostituito il limaccioso pozzo di Giacobbe. L’acqua, la stessa acqua nella quale siamo stati immersi, il giorno del nostro Battesimo. L’acqua della Presenza di Dio, la sola che può dissetarci.
Pagina semplice, fresca, luminosa, che non necessita di troppi commenti.
A te che leggi, amico, amica, il Signore chiede di dargli da bere, di chiacchierare, di passare dalle belle definizioni astratte su Dio al coinvolgimento della tua e della mia storia, anche della più oscura. Il Dio che disseta, il Dio che stanco ci attende al pozzo delle nostre giornate, il Dio che non ci giudica quando tutti puntano l’indice, il Dio che riempie e cambia la vita della Samaritana, il Dio che cambia il volto di quel minuscolo paese che spalancherà le proprie case al fiume di grazia, ti attende.
Un Dio da incontrare, alla fine del cammino del deserto, da ammirare stupiti sul Tabor, che ci cerca, stanco, per dissetarci, il Dio bellissimo di Gesù.


No, nessuna sete potrà mai essere spenta se non dall’incontenibile sguardo di Dio.


Amici di Genova: al solito ho ceduto alla concupiscenza della carne e ho accettato di scendere a fare qualche giorno di predicazione: per chi volesse partecipare segnalo una meditazione sulla conversione alla gioia (7 marzo 20,30 parrocchia di san Giuseppe Cottolengo) e tre serate sul cammino del discepolo (8/9/10 marzo 20,30 san Martino d’Albaro, via Lagustena). Don Paolo.

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