"Quale il più grande dei comandamenti?" La domanda del dottore della legge pare strana. Ma districarsi tra i 613 precetti di cui 365 negativi (uno per ogni giorno dell’anno) e i restanti positivi (uno per ogni osso dell’essere umano) che ogni pio israelita doveva osservare non era cosa immediata! La risposta di Gesù non è poi così sconvolgente: riprendendo i due precetti centrali della fede ebraica non fa che ribadire l’alleanza del popolo d’Israele con il suo Dio. Amore: parola ambigua, termine logoro ed abusato: si "fa" l’amore, si "amano" luoghi e colori, vestiti e animali… termine che richiama emozione e sentimento, travolgimento e passione, termine che suscita nostalgia e disincanto.
E’ splendida questa cosa: Gesù ci chiede di amare, cioè di vivere esattamente ciò che per ciascuno è il più grande sogno della vita, l’anelito ultimo di ogni uomo; noi e Dio desideriamo la stessa cosa, Dio ci chiede di vivere il sogno che ciascuno di noi nasconde nel cuore. Alcune riflessioni in aggiunta… Anzitutto: non è strano parlare di "comandamento" rispetto all’amore? L’amore non ci richiama parole come: desiderio, entusiasmo, libertà, gratuita? Posso amare per dovere? Certo che no! Dobbiamo allora riflettere meglio: credo che la risposta di Gesù vada inserita in ciò che tutto il Vangelo vuole dirci. Mi spiego: se dovessimo sintetizzare tutto il Vangelo in un’affermazione cosa diremmo? Credo semplicemente questo: Dio ti ama., lasciati amare. Dobbiamo perciò capire bene la parola "comandamento" che si capisce solo rispondendo all’amore di Dio. Passatemi allora una provocazione che non vuole stravolgere il Vangelo. Esiste un comandamento prima del primo, prima non nel senso di importanza, ma di tempo. Ed è questo: "lasciati amare da Dio, lasciati sedurre da Dio, abbandona la tua piccola idea di Dio per aprirti alla grande novità del vangelo" Fino a quando non percepiremo, fino alla stretta del cuore, questo amore che Dio continuamente riversa nel mio cuore, non potremo capire che la cosa più importante della vita è restituire l’amore di Dio e manifestarlo ai fratelli. Di più: Gesù pone al centro della sua vita l’Amore stesso. Se provassimo a vedere la nostra fede non più come una serie di rapporti sacro-morali con una divinità ma come un itinerario di vita, una scuola di felicità, propostaci non da un grande maestro spirituale ma da Dio stesso? Orientare la nostra vita sull’amore è l’unica cosa che ci può dare felicità. Accogliere, anzitutto l’amore di Dio per poi riversarlo sul fratello e su di noi. Mi spiego: l’amore che Cristo chiede per i fratelli (arriverà a chiederlo per i nemici) non è uno sforzo di volontà che devo attuare a malincuore. Diventa un comunicare quell’amore che io per primo ho ricevuto e che posso dare al fratello nel quale riconosco l’impronta di Dio. Di più: quella sottile annotazione ("come te stesso") ci spalanca a orizzonti ancora più ampi. Mi faceva notare un’amica psicologa che questa affermazione è, in un certo modo, il fondamento stesso del benessere psicologico scoperto dalla scienza e che Gesù già conosceva. Posso amare solo se mi amo. Posso accogliere solo se mi sono accettato. E, di nuovo, questo non mi viene come un atteggiamento spontaneo. Posso anche considerarmi non amabile, ma Cristo mi dice che Dio ama me, con le mie fatiche, i miei limiti, le mie storie. Infine: l’amore è sentimento, gioia, passione, pazzia, certo. Ma poi cresce diventa adulto, diventa dono, diventa passare da me che gioisco a te che voglio far gioire a noi che doniamo la gioia che ci scambiamo. L’amore, cioè, da emozione diventa scelta, anche sofferta, come la madre che non è certo emotivamente entusiasta di alzarsi nel cuore della notte per allattare il proprio figlio e che pure considera quel gesto come un dono d’amore crocifisso e sofferto, Appunto: la fede è proprio solo una questione d’amore. Ricevuto e donato …

Permettetemi un saluto alle oltre 50 coppie che hanno condiviso con me lo scorso week-end nella meditazione della Parola: diventate davvero il segno dell’amore che Dio ha per l’umanità, buon cammino!

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