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È qui, il Regno, si è fatto vicino.
Visto che non siamo in grado di cercare Dio senza stravolgerne il volto, o manipolarlo o costruirlo a nostra immagine e somiglianza è lui, Dio, a colmare la distanza che ci separa. Il Natale che abbiamo appena celebrato ci ricorda esattamente questa straordinaria verità: Dio si fa vicino, si fa incontro.
Allora svegliati, muoviti, scuotiti.
Convertiti e credi.
Convertiti: cioè guarda se la strada che stai percorrendo…

L’incontro con Dio è una festa ben riuscita. Una festa in cui sentiamo la gioia dilagare e riempire ogni singola fibra del nostro corpo: perché siamo attorniati dai nostri amici, perché siamo innamorati, perché tutto ci sorride.
Ma esiste anche una visione oscura della fede e di Dio, che sostituisce alla gioia il dovere, che scivola nell’obbligo del precetto, che occhieggia ai sensi di colpa e fa del peccato il metro di giudizio di una vita…

Bella scena. I due discepoli di Giovanni si avvicinano a Gesù, grandioso.
Nessuno sa chi sia, è uno dei tanti pellegrini venuto a farsi battezzare, non è ancora il rabbino che raduna folle oceaniche.
Sono determinati i due discepoli (forse sono Andrea il fratello di Pietro e Giovanni l’evangelista), ma quando si avvicinano, Gesù li gela.
Si aspettano un incoraggiamento, Gesù che dica loro: finalmente due discepoli! Grazie! Era l’ora!
Macché, si gira e dice loro: che volete? Che cercate?…

Poi capita, in anni come questi, che alzi bandiera bianca.
Perché puoi volere davvero tanto tanto bene a Gesù, ma trovarsi a messa una volta ogni due giorni, in questa alternanza fra Natale, Capodanno, Epifania e domeniche, in effetti è davvero troppo.
Si rischia di fare come per il pranzo di Natale o il Veglione di Capodanno.
Ti abbuffi, ti sfianchi di cibo fino a non poterne più…

Dio viene, l’uomo non c’è.
Non c’è l’Imperatore, che non si occupa delle cose di Dio e conta i suoi sudditi come se fossero oggetti.
Non c’ Erode, che teme la venuta di Dio come se fosse un concorrente.
Non ci sono i sacerdoti, tutti presi nel loro piccolo mondo autoreferenziale.
Non c’è la brava gente di Gerusalemme e di Betlemme, travolti dalla dimenticanza.
Dio viene, e qualcuno lo accoglie…

Ci siamo.
Ci siamo preparati, abbiamo percorso il sentiero dell’avvento, abbiamo lasciato che la Parola ci conducesse, che illuminasse questi tempi fragili, questi momenti inquieti, che ci donasse una speranza ora che tutti usano parole forti come crisi, fallimento, sacrifici…
Chi ci può veramente salvare?…

Eccolo.
Ancora.
Atteso eppure sempre stupefacente.
Dio nasce. Viene. Si fa accessibile. Incontrabile. È un neonato che vagisce, spogliato di ogni grandiosità, da ogni mistero.
Il Dio creatore dell’Universo, il totalmente altro, l’inaccessibile ora è qui.
Diventato uomo perché l’uomo possa diventare come dio. Perché l’uomo torni ad essere uomo.
L’incarnazione è uno dei pilastri di questa nostra fede ingenua e folle. Talmente ingenua e folle da essere incomprensibile se non accettiamo il fatto che è Dio ad avercela donata. Io credo, e lo credo davvero, che Dio si è fatto uomo…

Domani è Natale.
Così questa quarta domenica quasi salta in cavalleria.
Già il tempo di avvento è decisamente breve. Dalla metà di dicembre, poi, si entra in fibrillazione per il delirio dei regali. Provate a farvi un giro in centro. E, allora, quel poco di preparazione spirituale che ci eravamo ripromessi di fare, viene messa in fondo, per ultima…