1. LEGGI IL BRANO DEL VANGELO – Mc 10, 35-45

    XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

    Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.

    Mc 10, 35-45
    Dal Vangelo secondo Marco

    35Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». 36Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 37Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». 39Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
    41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. 43Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, 44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. 45Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

    C: Parola del Signore.
    A: Lode a Te o Cristo.

    • 21 – 27 Ottobre 2018
    • Tempo Ordinario XXIX
    • Colore Verde
    • Lezionario: Ciclo B
    • Anno: II
    • Salterio: sett. 1

    Fonte: LaSacraBibbia.net




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  3. ASCOLTA L’AUDIO

Gloria o luce

Gesù scende verso Gerico.

Dalla professione di fede di Pietro, a Cesarea di Filippo, sono passati pochi giorni.

E il lettore del Vangelo di Marco, ora, ha finalmente una risposta alla sua domanda riguardo alla vera identità di Gesù.

Il Cristo.

Ora, dal punto più a settentrione di Israele, Gesù scende a sud, anche fisicamente.

Segue il percorso del Giordano che sprofonda nella faglia fino a raggiungere Gerico, quasi trecento metri sotto il livello del mare. È l’immagine plastica di quello che Gesù, riconosciuto Cristo, ha detto di sé: è venuto per condividere, per farsi povero fra i poveri, ultimo fra gli ultimi.

Una kenosi, una spoliazione, un annientamento.

E, scendendo, Marco pone al lettore una seconda domanda: chi è in grado di seguire questo Maestro? Chi è il vero discepolo.

Non il giovane ricco, troppo legato ai suoi beni e alla sua brillante vita interiore.

E nemmeno gli apostoli.

Ahia.

Che cosa?

Che cosa volete che io faccia per voi?

Gesù risponde alla richiesta di Giacomo e Giovanni. Inopportuna, peraltro.

Lo chiamano Maestro, come il giovane ricco. Riconoscono in lui un rabbino.

Ma lo blandiscono, come i bambini. Deve dire di a prescindere, prima ancora di sapere cosa gli chiederanno. È il tipico atteggiamento ricattatorio di chi chiede fiducia incondizionata.

Se ti fidi di me, se mi ami, se mi rispetti, devi dire di sì a quanto ti chiederò.

Vengono i nervi solo a leggere.

Gesù, invece, accetta la provocazione. Ci sta.

Che cosa volete che io faccia per voi?

Bene, perfetto, Dio è benevolo, disposto, di buonumore.

Ed ecco la richiesta: prendere i primi posti nel Regno.

Regno… quale Regno? Per te volte Gesù ha detto loro che finirà male, malissimo.

Ha parlato di morte e di croce ma anche della sua determinata e ostinata scelta di procedere.

Non si fermerò nemmeno davanti alla violenza. Porterà fino in fondo la sua missione.

E i discepoli devono scegliere anch’essi quella strada, quella determinazione.

E ora parlano di gloria.

Assurdo.

Non sanno di cosa stanno parlando. Non sanno dove si trovano. Non sanno con chi si trovano.

Gloria o luce

Non sta al Maestro decidere. Lui è tutto e solo del Padre. E si fida del Padre. Ci sarà una gloria, ma dopo avere attraversato la valle della morte. Si dicono pronti, i discepoli. Non lo saranno.

Marco, poco più avanti, ci farà incontrare Bartimeo, il cieco.

Anche a lui Gesù possa la stressa domanda:

Cosa vuoi che faccia per te?

E risponderà: che io veda.

Oggi Gesù mi pone la stessa identica domanda:

Cosa vuoi che faccia per te?

Possiamo rispondere la gloria.

Oppure che io veda.

Possiamo ambire a successi, applausi, riconoscimenti. Anche santi, anche cattolici, anche devoti, anche umili.

O chiedere luce.

Luce. Luce. Luce.

Che io veda, Signore, perché sono sprofondato nella mia tenebra. Che io veda.

Non così

Litigano, gli apostoli.

Non perché rimproverano ai boanerghes la loro improvvida uscita. Ma perché li hanno preceduti sul tempo. Nessuno ha capito. Nessuno sta capendo. Sono lontani da quanto il Signore sta vivendo.

Lontanissimi.

E Gesù ancora mette da parte il suo dolore, il suo umore, la sua fatica.

E si fa Maestro. Insegna.

Non così fra voi. Non così fra noi.

Nelle parrocchie, nei gruppi, fra i sacerdoti, fra i vescovi.

Non così. Non richieste di visibilità e riconoscimento. Non logica aziendale. Non logica di questo mondo. Non così.

Ma, a imitazione del Maestro, autorità e responsabilità come servizio, sul serio.

Senza dominare sulle nazioni, sui popoli.

Perché di servi liberi e autentici, di persone che si prendono a cuore la felicità altrui, senza contrapposizioni, senza toni rabbiosi, senza secondi fini ha urgente bisogno, oggi, il mondo.

E la Chiesa.

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