1. SCARICA IL TESTO IN PDF

    Il seguente testo lo puoi scaricare in formato PDF – DOWNLOAD

  2. ASCOLTA L’AUDIO

Pochi lavorano

Concordo: il momento è piuttosto delicato, i nodi vengono al pettine.

La crisi economica, culturale e di civiltà che stiamo vivendo mettono a fuoco alcune cose che forse non erano ancora così chiare.

Che diamine, viviamo in Italia, la terra dei santi, dei navigatori e dei poeti!

Respiriamo cristianesimo da quando veniamo al mondo, siamo immersi in testimonianze d’arte che rimandano continuamente al Vangelo, teniamo così tanto alle nostre feste cristiane!

Tutto vero.

Più o meno.

Ma vivere in una società in cui i riferimenti storico culturali ancora si rifanno al Vangelo non significa essere discepoli di chi quel Nazareno professa essere Maestro e Signore. E, alla fine, la cosa si sta rivelando evidente.

Certo, ci sono ampie zone del paese in cui le parrocchie radunano molte persone e si respira una religiosità popolare forte e radicata. Ma, appena si toccano le questione vere del Vangelo, ecco il fuggi-fuggi generale.

Ci scopriamo egoisti, vittimisti, razzisti, rabbiosi.

Come scriveva in questi giorni il cardinal Ravasi: è il pensiero cristiano ad essere in minoranza.

Ecco allora la domanda peperina: esiste ancora la Chiesa? Chi è la Chiesa? Cosa identifica l’essere discepoli?

Il grande Luca ci aiuta, in questo percorso, mettendo a fuoco le necessità del discepolo.

Dal punto di vista di Gesù, non dal nostro.

Mica male.

Un’altra storia

Israele credeva che il mondo fosse composto da settantadue nazioni: ogni anno al tempio di Gerusalemme si immolavano settanta buoi per la conversione delle nazioni pagane.

Gesù invia a tutto il mondo, alle settantadue nazioni, i discepoli.

Non si ferma a pregare per la loro conversione. Non si lamenta della deriva che sta prendendo la Storia, della brutta piega degli eventi. Agisce.

Manda discepoli credibili per proporre a tutti il cambiamento di vita.

Decisamente un’altra storia.

Ed è interessante notare una sfumatura nella nuova traduzione liturgica del testo: non si parla di pochi operai ma di pochi che lavorano.

Gli operai sono tanti, fin troppo, preti, suore, religiosi, catechisti, laici impegnati. Ma quanti fra noi, davvero, hanno il fuoco che brucia dentro dal desiderio di raccontare Cristo? Di viverlo? Di renderlo presente e accessibile? Quanti fra noi (scrivente in primis, principe dei somari) hanno fatto delle parole del Vangelo il proprio stile di vita sì da essere credibili e creduti?

Quand’anche fossimo stracolmi di preti e laici impegnati ma non avessimo chi lavora, non cambierebbe molto…

Annunciare, quindi. Ed è difficile.

Parlare di Gesù ai cristiani, terribile! Sanno già tutto.

Ma si può fare.

Stile

I discepoli sono mandati a due a due, precedendo il Signore.

Non dobbiamo convertire nessuno: è Dio che converte, è lui che abita i cuori.

A noi, solo, il compito di preparargli la strada.

In coppia veniamo mandati: l’annuncio non è atteggiamento carismatico di qualche guru, ma dimensione di comunità che si costruisce, fatica nello stare insieme.

E ci chiede di pregare: non per convincere Dio a mandare operai (è esattamente ciò che egli vuole!) ma per convincere noi discepoli a diventare finalmente evangelizzatori!

L’annuncio è fecondato dalla preghiera: perché non diventare silenziosi terroristi di bene, seminando benedizioni e preghiere segrete là dove lavoriamo?

Affidando al Signore, invece di giudicare?

Il Signore ci chiede di andare senza troppi mezzi, usando gli strumenti sempre e solo come strumenti, andando all’essenziale. Lo so, amiche catechiste: il corso di nuoto o la settimana bianca sono mille volte più attraenti della vostra stentata ora di catechismo. Ma voi avete una cosa che a nessun allenatore è chiesta: l’amore verso i vostri ragazzi.

E ci avvisa, Siamo pecore in mezzo a lupi, e quanto profetica sta diventando questa parola nel nostro mondo intriso di rabbia!

Il Signore ci chiede di portare la pace, di essere persone tolleranti, pacificate. Nessuno può portare Dio con la supponenza e la forza, l’arroganza dell’annuncio ci allontana da Dio in maniera definitiva.

Infine il Signore ci chiede di restare, di dimorare, di condividere con autenticità.

Noi non siamo diversi, non siamo a parte: la fatica, l’ansia, i dubbi, le gioie e le speranze dei nostri fratelli uomini sono proprio le nostre, esattamente le nostre.

Gioite!

È faticoso e crocifiggente, lo so. Lo sa anche Paolo che, pur convertendo il bacino del Mediterraneo, sente tutto il limite del suo carattere. Ma, come Isaia, siamo chiamati a incoraggiare gli esiliati di ritorno da Babilonia, a volare alto, a sognare in grande, a costruire il sogno di Dio che è la Chiesa. E pazienza per i risultati che mancano: è un’epoca di profezia, la nostra.

Allora potremo davvero sperimentare la gioia dell’annuncio, la gioia di vedere che Dio, sul serio!, passa attraverso le nostre piccole e balbettanti parole, vedere che la Parola si veste delle nostre piccole riflessioni.

Quale gioia proviamo nel vedere altri condividere la nostra stessa fede!

Riflettevo, stamani: questa mia riflessione è letta o vista, all’incirca, da cinquantamila persone.

Se dodici pescatori di Galilea hanno incendiato d’amore il mondo, cosa potremmo fare noi?

Smettiamola di restare impantanati nella routine, superiamo le paure del mondo, non valutiamo i risultati come un’azienda del sacro: gioiamo amici, i nostri nomi sono scritti nei cieli, Dio già colma i nostri cuori e ci affida il Regno.

  1. LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

    La vostra pace scenderà su di lui.

    Dal Vangelo secondo Luca

    Lc 10,1-12.17-20


     

    In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

    Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

    In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

    Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

    I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

    Parola del Signore

    Fonte: La Sacra Bibbia

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *