Non sorridete, davvero sto invecchiando e questo benedetto Natale mi costa sempre più fatica. Sarà la progressiva orsizzazione del mio carattere o il fatto di essere giunto al mio quarantunesimo Natale, o la fatica, crescendo, di digerire cose fino ad oggi digerite ma la verità è proprio che il Natale mi suscita disagio.
Oh, intendiamoci, non il Natale vero, ma quello che ho ribattezzato nataletarocco mi suscita disagio.
Il problema è passare dall’uno all’altro, da nataletarocco a Natale vero, attraverso quel gesto destabilizzante che i Vangeli chiamano conversione.
E così mi ritrovo in questo lunedì dopo Cristo Re, fuori è ancora buio, a cercare di premere qualche idea e trovare il coraggio (ancora) di iniziare il cammino di Avvento. Dirò cose forse già dette, ma finchè non riuscirò a viverle e a dirvele con assoluta verità le ripeterò. Chiedo scusa in anticipo.

Natali e sangue
Il primo disagio scaturisce dal fatto che per molti di voi Natale sarà un bruttissimo giorno, il peggiore dell’anno. Per chi è rimasto solo, o vive accanto a qualcuno e comunque è solo, per chi, anziano, andrà a dormire presto, per i tanti non soddisfatti dalla vita, Natale è un pugno nello stomaco: dagli schermi televisivi ci invadono con schiere di famigliole Mulino Bianco intorno all’albero e al panettone. Questo mi ferisce e ferisce Dio: Natale vero è la notizia di un Dio che si fa povero, diviene ultimo, che occupa l’ultimo posto perché nessuno possa dire “Dio non sa”, proprio per riempire di tenerezza ogni ultimo.
E se proprio i poveri hanno una fitta al cuore, amici cattolici, abbiamo – come minimo – un problema di comunicazione.
Il secondo disagio deriva dalla terribile sensazione di scippo che mi prende guardandomi attorno. Occhei: Dio si è fatto dono, perciò ci facciamo dei doni, il buon vecchio san Nicola, amico dei bambini, dopo avere fatto un restiling ci è stato riproposto nei panni abbondanti del ciccione Babbo Natale, la tredicesima è nata apposta per essere spesa, ma a tutto c’è un limite! Questo imperante gossip natalizio, questo buonismo di facciata mi ammazza, credetemi.

Semplificare
Necessitiamo, urgentemente, di riappropriarci del Natale. E questo può avvenire soltanto con l’interiorità e la teologia, con la preghiera e la meditazione. Un mese è poco, lo so, ma possiamo farcela. La mission è una sola: vivere il Natale, finalmente, da cattolici.

Paure
Non viviamo tempi facili, lo scoraggiamento è alle stelle, la violenza pure. Tra finanziarie, lavori saltuari e una dilagante povertà, tra affetti frantumati e paure di amare rischiamo di crollare e di arrenderci. La paura e l’apatia a volte inquinano le nostre vite e le nostre comunità: sembra prevalere il forte e l’arrogante, ci sentiamo come pesci fuor d’acqua.
E Gesù (tenero!) ci dice: quando accade tutto questo, alzate lo sguardo.
Le fatiche e le prove della vita, sembra dirci il Signore, sono lì apposta per farci crescere, possono diventare un trampolino di lancio, devono aiutarci a conoscere il senso segreto delle cose, il mistero nascosto nei secoli.
Come il grano caduto in terra feconda la terra, così l’Avvento feconda la nostra vita per sbocciare a Natale in una festa di luce.

Pericoli
Ma occorre vigilare, ammonisce Gesù nel Vangelo di oggi. Le dissipazioni, le ubriachezze e gli affanni della vita possono impedirci di vedere, impedirci di vivere.
Le dissipazioni: in un mondo in cui siamo costretti alla frenesia, ritrovare un ritmo di interiorità richiede una forza di carattere notevole. Perché non approfittare di questi giorni per riprendere un quotidiano ritmo di preghiera?
Le ubriachezze: il nostro mondo ci invita a fare esperienza di tutto, a osare, a sperimentare. E alla fine ci ritroviamo a pezzi. Attenti, amici, a non cadere nell’inganno che le sirene del nichilismo ci propongono: abbiamo bisogno di unità, non di frantumazione. E questa scelta compiamola non in rispetto ad una ipotetica scelta morale, ma nella consapevolezza che Dio solo conosce la verità dell’essere.
Gli affanni della vita che esistono e non possiamo eliminare ma solo controllare mettendo al centro la ricerca di Dio e del mio vero io.
Possiamo farcela, Dio ci sostiene, buon percorso di conversione al Natale.

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