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Omelia Ambrosiana

24 agosto 2014


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Lettura del Vangelo secondo Marco 12, 13-17
In quel tempo. I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Commento:

Si cerca una scusa per mettere in difficoltà il Signore, allora come oggi.
Gli si tende tranelli, lo si sottopone a giudizio, sempre.
Dio è il grande inquisito della nostra modernità, il grande accusato, il bersaglio di un'umanità che biasima Dio per la sua inefficienza e, così facendo, si lava le mani dai propri crimini. Pagare o no il tributo a Cesare?

È una bella domanda, davvero, quella posta dai farisei.
Sottintende molte questioni spinose: la collaborazione con l'invasore romano, il rapporto della religione con l'autorità civile, la questione morale delle tasse, c'è di che imbastire un bel talk-show in prima serata! Peccato che dietro, però, si nasconde la perfidia e l'inganno, il desiderio di mettere in contraddizione il Rabbì di Nazareth.
No, non gliene importa nulla delle tasse, ai farisei, al solito si arrangeranno, faranno, come noi, i furbetti per pagarne meno, si lamenteranno al bar sport del governo di turno.
Succede un sacco di volte anche a me: persone che pongono scottanti questioni etiche e teologiche che, tristemente, nascondono veemenza e pregiudizio.

No, Gesù non vuole essere tirato per la giacchetta (come spesso accade!) da una o dall'altra parte.
E, così, libero, adulto, maturo, li mette in difficoltà: chiede ai propri accusatori una moneta dell'odiato imperatore.
E loro, con disarmante semplicità, la estraggono dalle proprie tasche: sono ribelli nelle parole, avidi nel portafoglio.
E Gesù commenta: Dio, Cesare, ognuno ha un suo ruolo.
Mai prendere Cesare per Dio.
Mai ridurre Dio a un qualunque Cesare della storia!

«Date a Cesare ciò che è di Cesare». Cioè: siete capaci a valutare le cose terrene da soli; un cristiano non conosce magicamente la soluzione ai problemi quotidiani del cittadino, è chiamato ad affrontarli con la logica del Vangelo, confrontandosi con gli altri.
Per poi dare a Dio ciò che gli compete, cioè l'essenziale: il cuore, l'amore, la fede.

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