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Omelia Ambrosiana

17/05/2015


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Lettura del Vangelo secondo Giovanni 17, 11-19
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Commento:

Una delle più grandi tentazioni dei cristiani nella storia è quella di fuggire il mondo, di costruire un mondo a immagine e somiglianza del proprio pensiero, di forzare la politica e la società al vangelo oppure di andarsene, di fondare città ideali ispirate al vangelo, luoghi profetici che ci contrappongano alla follia della contemporaneità. Ma il Signore Gesù non la pensa così: ci è chiesto di restare nel mondo, di fecondare il mondo, di amarne gli aspetti luminosi, sapendo, però, che la mentalità mondana può diluire il vino buono del vangelo fino a renderlo insapore e, in questo mondo, diventare modelli di unione e di unità nella diversità.

Il discepolo vive nel mondo ma non appartiene al mondo. Come già diceva la lettera a Diogneto, i cristiani non si distinguono dal loro modo di vestire o di mangiare: viviamo come tutti, lavorando, faticando, gioendo, sognando. Ma l'incontro con Dio ha cambiato lo sguardo che abbiamo su questo mondo che ora fa parte di un orizzonte infinitamente più vasto. Perciò chi fa esperienza di Dio guarda a sé e al mondo con gli occhi di Dio, vedendone i limiti e le possibilità, amandolo ma senza cadere nell'inganno che da esso possiamo ricevere la pienezza che cerchiamo. Il mondo odia i cristiani, dice Giovanni, là dove "mondo" diventa la parte ambigua ed oscura della realtà. Quanto è vero! Se viviamo con onestà e coerenza il vangelo, senza esagerare, senza fare i primi della classe, senza fanatismo, ci accorgiamo, prima o dopo, che il nostro pensiero contraddice la logica feroce di chi ci sta attorno. Se davvero cerchiamo con semplicità di vivere alla luce del vangelo, può succedere di entrare in contrasto con chi non riesce a capire l'arrendevole logica di Dio. Non si tratta, in quel caso, di fuggire il mondo, ma di viverlo con il cuore ben ancorato in Dio.

Ci è chiesto quindi di restare in città, di fecondare la quotidianità, di far lievitare con l'amore la pasta della storia. Perciò Gesù prega perché siamo preservati dalla parte oscura della realtà, dal maligno. Per restare costantemente orientati al Signore dobbiamo fare spazio in noi alla verità, all'autenticità che deriva dall'accogliere la Parola di Dio. Facciamo in modo, allora, che la Parola di Dio dimori abbondantemente tra noi, affinché possiamo restare nel mondo con semplicità dando testimonianza al Vangelo. Sia oggi il nostro impegno, in ufficio, in casa, a scuola, perché il mondo creda e credendo, abbia la vita.

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