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Omelia Ambrosiana

02 novembre 2014


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Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 1-12a
In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Commento:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti perché saranno consolati. Beati i miti, perché possederanno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Il nostro tempo è chiamato a compiere un'opera ciclopica: riappropriarsi dei Santi tirandoli giù dalle nicchie e facendoli entrare nella nostra vita.
Mi spiego: un grosso rischio che corriamo oggi è di vedere il santo come qualcuno di completamente estraneo alla nostra vita; con il proposito corretto di esaltarne le qualità, si è corso il rischio di allontanare questi nostri fratelli dalla concretezza relegandoli nella sfera del miracolistico e, perciò, dell'impossibile.
Cosa c'entrano i Santi con me? Con il mio lavoro, le mie preoccupazioni, con i miei limiti?
E' importante, credo, ridire che il santo è un cristiano riuscito bene, un cristiano che ha lasciato germogliare il germe della fede piantato nel suo cuore il giorno del battesimo fino a farlo diventare l'albero frondoso alla cui ombra gli uomini risposano.
Ciascuno di noi è chiamato a diventare santo, cioè a realizzare in pieno il motivo per cui esiste, a centrare il bersaglio, lasciandosi costruire da Dio. Il santo, uomo completo, non è colui che fa delle cose straordinarie, ma che fa le cose di tutti i giorni straordinariamente bene (frase di Teresiana memoria...).
La Chiesa, madre di Santi, ci propone oggi come modelli Santi più vicini alla nostra sensibilità e che possono perciò davvero essere presi ad esempio per la nostra quotidianità: studenti universitari simpatici e concreti, come Piergiorgio Frassati; madri di famiglia che accettano il sacrificio nella quotidianità, come Gianna Beretta Molla; professionisti che vivono con passione il proprio lavoro, come Giuseppe Moscati.
Se riusciamo a rimettere i Santi accanto a noi, ci accorgeremo che la loro Santità non consiste nel fare cose fuori dal comune, o da atteggiamenti devozionistici o pietistici, rassegnati o zuccherosi.
Conoscere i Santi significa veramente percepire in essi una profonda umanità innalzata dall'amore di Dio. Uomini e donne di tutti i tempi che hanno cercato di lasciarsi fare dalla grazia del Signore, senza intralciarlo, ma mettendo la propria sensibilità e intelligenza a servizio del Vangelo.
Il più grosso miracolo che i Santi compiono è quello di lasciare che Dio lavori nella loro vita.
E noi? Se la Santità è il modello della piena umanità, perché non porci questo obiettivo? Santo è chi lascia che il Signore riempia la propria vita fino a farla diventare dono per gli altri. Come brillantemente annota Léon Bloy, scrittore del secolo scorso: "Non c'è che una tristezza: quella di non essere Santi".
Festeggiare i Santi significa celebrare una Storia alternativa. La storia che studiamo sui testi scolastici, la storia che dolorosamente giunge nelle nostre case fatta di violenza e prepotenza non è la vera Storia. Intessuta e mischiata alla storia dei potenti, esiste una Storia diversa che Dio ha inaugurato: il suo regno. Le Beatitudini ci ricordano con forza qual è la logica di Dio. Logica in cui si percepisce chiaramente la diversa mentalità tra Dio e gli uomini: i beati, quelli che vivono fin d'ora la felicità, sono i miti, i pacifici, i puri, quelli che vivono con intensità e dono la propria vita, come i Santi.
Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha lasciato in eredità, sta a noi, nella quotidianità, renderlo presente e operante nel nostro tempo.

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