Natale, dicevamo. Tra un panettone farcito e la delusione del regalo (50% degli italiani scontenti del regalo, pare) veniamo invitati – ancora e ancora – a fissare lo sguardo sul vero volto di Dio. Natale che, al di là dell’apparenza, porta con sé la sostanza della presenza di Dio. Bisogna essere poveri per accorgersene, bisogna essere dei camminatori, come Maria e Giuseppe, come i magi, come i pastori. Se siamo disposti a metterci in cammino, alla fine incontreremo il vero volto di Dio, volto disarmato e disarmante. Dio non è l’onnipotente perfetto egoista che dall’alto scruta con sufficienza i nostri destini. E’ qui, bambino, neonato, nudo, bisognoso di tutto.
Da ridere… cercavamo un Dio potente da piegare ai nostri desideri e alle nostre aspirazioni e ci ritroviamo un fragile volto di un neonato che ha bisogno di tutto. Ecco:Dio ha buttato le sue carte in tavola, a noi, ora di replicare. E cosa diremo, amici? Come reagiremo?
Giovanni, alla fine della sua lunga vita, si volge indietro e racconta, dice della sua bruciante esperienza, ci conduce su strade inesplorate. E ci dice tutto di Dio.
Tutto significa tutto: perché Dio c’è, chi è Gesù, chi siamo noi, dove stiamo andando, come finisce il libro della storia.
E lo fa con uno sguardo ampio, con un respiro cosmico. Cosmico, capite? Non legato alla sua situazione, alla sua esperienza, ai suoi problemi eccetera. Già questo ci indica una strada. Se – talora – la nostra vita ci va stretta, non sarà magari perché siamo tutti chiusi nel nostro guscio e incapaci di uscire da noi stessi, di alzare lo sguardo verso Dio?
Cosmico significa al di là, dentro, capire cosa ci sto a fare, dove va il mondo, perché le cose sono, dov’è la verità. Dio, dice Giovanni, esiste da sempre. Dio, dice Giovanni è tutto, è la pienezza. E ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lui ed è presente un frammento della sua gloria in ogni cosa. Che bello! E’ la conclusione (più o meno) a cui sono arrivate quasi tutte le esperienze religiose della storia dell’umanità: Dio è, ed è presente. Questo significa che attraverso le cose noi possiamo in qualche modo risalire a Dio. Ah se non fossimo miopi e presbiti e astigmatici spiritualmente! Guardiamo un panorama innevato (mentre sto scrivendo) con la natura che sfodera tutta la sua potenza e non sappiamo alzare lo sguardo. Anzi rischiamo di fare della natura un idolo. No, tutto è come un gigantesco dito puntato oltre, come un ladro maldestro che dissemina di indizi la scena del delitto, così il nostro Dio ci spinge ad andare al di là del materiale e del sensibile…
In Dio, dice Giovanni, è la vita e la vita è la luce degli uomini. Cioè: fuori da Dio, fuori dal senso, fuori da questo sguardo è morte e tenebra. Vita non significa esistere, vivere non significa respirare. Vivere significa scoprire dentro la presenza del Signore, scoprire il grande disegno dell’universo, il grande senso della mia vita. La vita non è nostra, è data, perciò va accolta e rispettata come qualcosa di donato e non dovuto.
E poi: la luce! Di quanta luce abbiamo bisogno per vivere nelle nostre tenebre. Se solo avessimo quell’umiltà che è consapevolezza e realismo di saperci mendicanti, di saperci bisognosi. Cercheremmo, saremmo magi, diventeremmo cercatori di Dio.
E qui si pone il problema: tutti i venditori di luce del nostro mondo hanno ragione o no? Intorno ci propongono centinaia di modelli: `Sii così, compra questo, comportati cosà`. Ma c’è maggiore serenità, maggiore gioia nel mondo attuale? Questo mondo che si è scrollato di dosso Dio è veramente più libero e realizzato? Giovanni è schietto: il mondo fatto da Dio non ha riconosciuto il suo creatore, il suo facitore.
Ecco il dramma. Dio viene, e l’uomo non c’è. La luce viene (quella che illumina ogni uomo specifica Giovanni: nessuno è tagliato fuori dalla volontà di Dio) ma le tenebre non l’hanno accolta. Natale non è dolcezza e mielosità ma scontro e durezza: nei secoli ha prevalso l’aspetto del folclore (il bambinello, la bontà) a quello della fede; dobbiamo ricuperare l’impatto forte della nascita del Signore Gesù: Dio c’è, e tu?
Ecco, tutto qui: a chi accoglie la luce Dio dona il potere di diventare figlio di Dio.
Io sono figlio di Dio. Non m’importa essere altro. Né premio Nobel, né grande star. Sono già tutto ciò che potrei desiderare. Solo che corro dietro a mille sogni e a mille chimere pur di ricevere compiacimenti e approvazione. Ma sono già figlio. Solo che non lo so. Natale è la presa di coscienza della mia figliolanza, della mia dignità, del fatto che Dio si racconti e che sia splendido.
Ecco, fine, chiudiamo il cerchio.
All’inizio dell’avvento dicevo: non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce. Gesù è già nato, ha svelato il volto di Dio, è morto e risorto, ha salvato il mondo, ogni uomo. E’ che il mondo non lo sa.
Gesù è nato, a noi – ora – di nascere alla fede, infine.

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