Gesù asceso al cielo è per sempre presente in mezzo ai suoi discepoli.
Invece di restare col naso per aria, come gli apostoli, gli angeli ci invitano a riconoscere la presenza del Risorto in mezzo a noi.
Ma stanchezza, dubbi, fatiche interiori appannano la nostra già debole vista interiore.
Come rendere presente il tuo Regno, Signore, se noi per primi stentiamo a riconoscerlo?
Il Signore ci viene in soccorso e ci dona lo Spirito Santo, la presenza stessa di Dio che ci permette di riconoscere il volto di Cristo.

Alunni
Il cammino interiore dei discepoli ci dice una verità semplice: la fede è un evento dinamico, non statico, ci occorre tutta la vita per imparare a credere. Gli apostoli stessi, convinti ora di avere capito, dopo tre anni di insegnamenti bruciati sotto la croce, dimostrano, pochi attimi prima dell’ascensione al cielo di Gesù, di non avere capito nulla. Sognano un regno terreno, guidato da Gesù. Gesù, invece, chiede a loro di rendere presente il Regno amandosi.
La fede è in continua evoluzione, Gesù ha detto e dato tutto, noi fatichiamo (e tanto) a stargli dietro.
La Chiesa vive in una continua tensione tra la conservazione del messaggio di Gesù e la forza dirompente della sua interpretazione e attualizzazione.
Gesù stesso oggi ci scuote: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.
Siamo discepoli a vita, alunni nella fede, bambini che crescono nel cogliere l’immensa grandezza e complessità della Rivelazione.
Siamo ancora disposti a crescere? A cambiare opinione? A convertirci?

Egli vi guiderà
Consapevole della fragilità e ottusità dei suoi (e di noi) Gesù dona lo Spirito, colui che ci guida alla verità tutta intera. Rischiamo di fermarci alla verità parziale, alla nostra piccola verità, anche di fede. In un crescente cammino di illuminazione interiore e di consapevolezza, invocando con forza lo Spirito e lasciandoci condurre, possiamo passare attraverso una maggiore coscienza della verità fino ad arrivare, inshallah, alla verità tutta.
Oggi chiediamo allo Spirito di prendere in mano la nostra vita e di condurci verso la pienezza della conoscenza di Dio.

Lo Spirito
Lo Spirito è presenza d’amore della Trinità, ultimo dono di Gesù agli apostoli, invocato da Gesù come vivificatore, consolatore, ricordatore, avvocato difensore, invocato con tenerezza e forza dai nostri fratelli cristiani d’oriente.
Senza lo Spirito saremmo morti, esanimi, spenti, non credenti, tristi.
Lo Spirito, discreto, impalpabile, indescrivibile, è la chiave di volta della nostra fede, ciò che unisce tutto.
Lo Spirito, già ricevuto da ciascuno nel Battesimo, è colui che ci rende presente qui e ora il Signore Gesù. Colui che ci permette di accorgerci della sua presenza, che orienta i nostri passo a incrociare i suoi.
Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti? Invocate lo Spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo.
Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo? Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi.
Fate fatica a iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da tirare fuori di domenica? Invocate lo Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi.
Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona? Invocate l’avvocato difensore, il Paracleto, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.
Così gli apostoli hanno dovuto essere abitati dallo Spirito, che li ha rivoltati come un calzino, per essere finalmente, definitivamente, annunciatori e, allora, solo allora, hanno iniziato a capire, a ricordare col cuore.
Se avete sentito il cuore scoppiare, ascoltando la Parola, state tranquilli: c’era lo Spirito che, finalmente, era riuscito a forzare la serratura del vostro cuore e della vostra incredulità!
Non vi capite con chi vi sta intorno, col vostro parroco, col vostro confratello? Invocate lo Spirito che provoca l’anti-Babele (ricordate quel bel racconto della gente che non si capiva più?) ricucendo gli strappi del nostro non capirci per suscitare comunioni sotterranee che vanno al di là delle simpatie.

Abbiamo bisogno, urgiamo, ci è indispensabile invocare lo Spirito perché ci cambi il cuore, ce lo riempia, perché dia una sveglia alla nostra fede.
Non è tempo perso il tempo dedicato ad invocarlo, a supplicarlo, a fargli vedere che lo aspettiamo. Allora, amici, ancora socchiudiamo gli occhi assieme e con fede, con forza, con passione, sussurriamo ancora una volta: "Vieni luce dei cuori!".

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