Vangelo cartavetro, atto terzo. Allacciarsi le cinture di sicurezza, pericolo di conversione!
Gesù, oggi, ci suggerisce, come un buon promotore finanziario, di farci bene i conti in tasca, di investire in modo corretto, di non lasciarci ingannare.


La vita, lo sappiamo, è una caccia al tesoro, una specie di scommessa che coinvolge tutti. Tutti, infatti, cerchiamo la pienezza, la felicità, ma non sappiamo bene in che cosa consista.
Ovvio, fratellini, intorno è pieno zeppo di gente che la felicità ce la vende a caro prezzo, che ci dice che la ragione ultima della nostra insoddisfazione è perché ci mancano trenta cavalli nel motore, o l’ultimo televisore formato gigante per vedere le vaccate di programmi che ci propinano, è pazzesco! c’è gente che ci casca, che lavora come un pazzo per accumulare denari e comprare cose assolutamente inutili.
Rintracciare le cose del cielo
L’autore del libro della Sapienza, che abbiamo letto come prima lettura, potrebbe benissimo tenere una rubrica di attualità su un settimanale italiano: le sue riflessioni calzano a pennello con i nostri tempi. Guardando dentro di sé (sport poco diffuso oggi …), l’autore scopre che ‘I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni (…) chi può rintracciare le cose del cielo?’.
Il nostro mondo, che ha fatto progressi incredibili nella scienza e nella conoscenza, stenta a crescere nella sapienza (La parola ‘sapienza’ viene dal verbo assaporare, dare gusto), non riesce a dare risposte alle domande di senso degli uomini. Un mondo tecnologico, organizzato, che anela a varcare gli spazi siderali, che conosce gran parte dei segreti dell’energia, che riesce a migliorare continuamente il benessere degli abitanti del pianeta (almeno quelli dell’emisfero nord …) come il nostro, non riesce a dare risposta al ragazzo che si rifugia nella droga, all’odio che si scatena nella guerra, all’indifferenza e alla solitudine che rinchiudono in gabbie di cemento le famiglie.
Scherzo quando leggo che fra 30 anni vivremo fino a 125 anni: Signore pietà! Già stentiamo a dare senso a questi 70, 80 anni di vita, figuriamoci se li allunghiamo! Che contraddizione! Forse davvero avremmo bisogno di dare risposta alle domande vere e profonde che giacciono nel cuore dell’uomo, senza lasciarci inebriare dal limitato successo del progresso scientifico, senza cadere negli specchietti per le allodole del consumismo sfrenato, nuova divinità del terzo millennio.
Abbiamo davvero bisogno del dono della Sapienza per sollevare il nostro sguardo in alto.
Da che parte per la felicità’
Dove si trova la felicità? Gesù ha una risposta bruciante inebriante: io solo ‘ dice ‘ posso colmare ogni desiderio. E Gesù incalza: pretende di essere più di ogni affetto, più della gioia più grande (l’amore, la paternità, la maternità) che un uomo possa sperimentare. Non lasciatevi spaventare da quel ‘Chi non odia’, la lingua ebraica ha una curiosa costruzione linguistica per cui, per dire che una ragazza è un vero schianto, si dice che non è brutta. ‘Chi non odia’ equivale, quindi, a dire: ‘Io posso essere amato più di ogni altra cosa’.
Che presuntuoso questo Gesù! Davvero può donare una gioia più grande della più grande gioia che riusciamo a sperimentare? Così pare.
Fratelli e sorelle come noi, non esaltati, non ‘strani’, non diversi, hanno scoperto questa cosa, ci testimoniano che sì, il Signore è la pienezza della vita.
Facciamoci bene i conti in tasca, allora, cercatori di Dio. La proposta del Signore è sconcertante e affascinante e se, dopo duemila anni, milioni di persone oggi la ascolteranno, significa che forse è vero: solo Dio può colmare la nostra inquietudine, lui solo riempire il desiderio di infinito che abita in ciascuno di noi.
Cambiamenti
Così facendo la nostra vita, da ora, cambia di prospettiva. Mettere la ricerca del tutto, la ricerca di Dio al centro della nostra vita, ci fa divenire persone nuove.
Ne sa qualcosa Filemone, simpatico cristiano delle origini, cui Paolo indirizza un biglietto di accompagnamento rimandandogli uno schiavo che si era rifugiato presso l’apostolo. Paolo invita Filemone ad uscire dalla logica di questo mondo, padrone-schiavo, per entrare nella logica del regno, fratello-fratello.
Paolo non lo sa, ma in questo piccolo biglietto pianta il seme che diventerà l’albero dell’abolizione della schiavitù.
Il Cristo che mantiene ciò che promette, ci conceda, veramente, di avere il coraggio di lasciare le nostre piccole certezze per affrontare con decisione l’avventura della sua sequela.

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