Le Beatitudini ci rivelano il vero volto di Dio.
Il Dio di Gesù è un Dio povero di spirito, mite, misericordioso, puro di cuore (che bello pensare all’ingenuità infinita di Dio!), che soffre, che viene perseguitato a causa della giustizia.
Il discepolo che imita il Maestro è povero di spirito, mite, misericordioso, puro di cuore; non si scoraggia se viene perseguitato, non teme lo sconforto e il dolore perché la sua gioia è riposta in Dio.
Questo volto di Dio lo testimoniamo vivendo le beatitudini, gioendo dell’appartenere a coloro che hanno scoperto di essere discepoli di Gesù. Anche se le Beatitudini restano una proposta folle, eccessiva, paradossale, orientarsi verso quella direzione significa già cambiare il mondo che non vive la beatitudine, ma tenta di rifilarti una felicità selettiva e costosa.
Incontrare il volto beato di Dio converte i nostri cuori, poiché il Regno è presente, e negli oscuri luoghi che abitiamo, le tante Zabulon e Neftali in cui viviamo, Gesù proclama il paradosso del cristianesimo. Anche noi, raggiunti dai pescatori diventati apostoli, diventiamo a nostra volta pescatori di umanità, lasciando le reti e ciò che ci lega, per diventare infine liberi.


Luce sul candeliere
Gesù insiste: voi pescatori pescati, pescatori di umanità, che avete conosciuto il volto di Dio e ne siete stati colmati, siete chiamati ad essere sale della terra, ad insaporire con la vostra testimonianza la vita di chi vi è accanto, siete chiamati a lasciar brillare la luce che l’incontro con Rabbì Gesù ha acceso nella vostra vita.
L’incontro con Dio non può restare nascosto, la conversione del cuore diventa evidente e la luce che si è accesa nei nostri cuori brilla nella quotidianità.
E’ impossibile far luce se non si è accesi: la testimonianza del Vangelo nasce dall’essere illuminati, dall’essere avvinti dalla presenza del Signore. Gesù ci richiama fortemente all’interiorità, alla preghiera, al silenzio, alla riflessione pacata.
La candela non si accorge neppure di essere accesa, eppure illumina!
La fede, che è dono di Dio, va accolta e coltivata; la luce che riceviamo e che illumina le nostre tenebre va ostinatamente tenuta al riparo dai venti gelidi della noia e dell’odio. Basta una piccola candela per rompere le tenebre di una grande Cattedrale immersa nel buio più totale.
Quella luce, che altri hanno acceso, che non è autoconvinzione ma conversione, senza saperlo illumina numerosi altri fratelli e sorelle.


Sale che insaporisce
La fede è sale, dà sapore alla vita, e noi diventiamo sale, chiamati a dar sapore alla storia.
Non bisogna esagerare: basta un pizzico di sale per insaporire la vita, basta una piccola testimonianza di fede per cambiare il mondo. Spesso ci scoraggiamo: come possiamo cambiare la storia e il mondo? Come liberarci dall’aggressività e dell’odio che abitano intorno a noi e in noi?
La fede, anche solo un pizzico di fede, cambia sapore alla vita.
Ma, dice Gesù, se il sale perde il suo sapore a cosa serve? Non si può salare il sale, occorre gettarlo. Mi chiedo se la triste profezia di Gesù non si sia realizzata in questi nostri tempi confusi: il sale forse ha davvero perso il suo sapore. Dice ancora qualcosa di significativo il vangelo che ogni domenica ci vede radunati? Ci percuote come un pugno, scuote le nostre coscienze, dà forma alla nostra settimana? Spero di cuore sia così!
Ma il dramma del nostro tempo, in occidente, è proprio quello di un cristianesimo senza Cristo, di una religione senza fede, di un culto senza celebrazione.
Dobbiamo pagare un prezzo alto ad un cristianesimo culturale e sociale che ancora permea la nostra società, ma che non è più sufficiente a creare discepoli. Un cristianesimo che si riduce ad abitudine, a tradizione, a etica, a solidarietà, non dona più sapore alla vita.
Io, tu amico lettore, siamo chiamati a tracciare percorsi di discepolato nello stanco e abitudinario cristianesimo culturale che continua vistosamente a perdere terreno.
Siamo talmente attorniati dal cristianesimo da renderlo insipido, scontato, tiepido.
I discepoli del Signore, coloro che restano perlomeno scossi dal discorso delle Beatitudini, sentendone forse l’irrealizzabilità, ma cogliendone la profonda verità, sono chiamati a renderlo presente, a dirlo, a raccontarlo questo Dio inatteso.
Luce sotto lo sgabello siamo diventati, timorosi di essere trasparenza di Dio, attenti a proporci con un cristianesimo `politicamente corretto` con tutti i distinguo e le precisazioni.
Ci vergogniamo, troppo spesso, di essere appartenenti ad una Chiesa che presta il fianco a facili critiche ed ironie.
Luce e sale; siamo chiamati a rendere testimonianza credibile il Vangelo attraverso le buone opere. Il cristiano non è chiamato a fare il `bravo ragazzo`, né tantomeno ad ostentare le sue opere o a salvare il mondo.
Il mondo è già salvo è che non lo sa.
Ciò che io posso fare è vivere da salvato, essere pubblicità del Regno, rendere presente la salvezza con il mio stile di vita.
Stile sereno ed evangelico, che sa accettare la propria fragilità e le proprie incoerenze e che preferisce guardare a ciò che Dio fa per me, piuttosto che lamentarsi continuamente di ciò che non riesce a fare per lui!
Dio ha bisogno di figli, non di giusti…


Suggerimenti salati
Isaia ci svela il modo concreto di essere luce e sale: attraverso l’amore, attraverso la carità fattiva che si piega verso il povero e il sofferente. Per un cristiano il gesto d’amore, lo spezzare il pane diventa gesto teologico, esplicitazione d’amore. Oggi è un compito ineludibile della Chiesa restare con i poveri, trovando modi nuovi di vivere l’immutato Vangelo, proponendo non solo gesti di elemosina, ma stili di vita che contrastino la povertà dilagante, il profitto e l’economia al centro delle scelte, l’egoismo e l’edonismo come ammiccanti soluzioni di vita.
Paolo ci ricorda, a partire dalla sua esperienza, che la logica di Dio è diversa dalla logica del mondo: è una logica crocifissa. Il metro del nostro risultato è nel cuore di Dio, non nelle statistiche e nelle percentuali: anche se agli occhi del mondo questa disponibilità, questo amore è perdente, inutile, insignificante, anche se continuamente lo spettro della battaglia infine vinta dalle tenebre ci inquieta, noi – figli della luce – ci fidiamo del Signore e come lui amiamo di un amore totale e talora sofferto, sapendo che la sconfitta apparente di Dio è, in realtà, la salvezza del mondo.
Animo, amici, insaporite il mondo.


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