Credere è difficile, lo sa ogni discepolo del Maestro Gesù. Il nostro mondo ci educa all’evidenza, snobba la pretesa del credere, accusa i cristiani di essere dei tontoloni che abboccano all’amo della fede, invoca una pretesa scientificità e un (mal)sano razionalismo per smontare l’atteggiamento di creduloneria che avrebbe caratterizzato il recente passato. Quante volte (troppe!) mi sono sentito dire: `Credo solo a ciò che vedo`. Non c’è bisogno di credere, se si vede; si crede – appunto – ciò che non si vede. Anche per l’ateo la fede è atteggiamento fondamentale, la fiducia è il fiume segreto che alimenta la nostra vita. Non vedo il tuo amore per me, mi fido delle tue parole e dei tuoi gesti. Mi fido continuamente, lungo la giornata: mi fido dell’ingegnere che ha calcolato la soletta che calpesto, mi fido della buona reputazione del muratore che l’ha costruita, mi fido del panettiere che mi ha sfornato il pane che ho appena mangiato a colazione. Siamo seri: credere, fidarsi, avere fiducia ci è indispensabile, ci è del tutto necessario. Non possiamo – realisticamente – vivere in questo mondo senza fiducia nei confronti degli altri.
Fidarsi di Dio
La fede in Dio è simile: sono spinto a superare i miei limiti, a dare ragione alla mia vita, ad ascoltare il `di più` che mi trovo nel cuore, e mi metto a cercare. La testimonianza degli altri mi aiuta, persone all’apparenza normali, che mi dicono di avere incontrato il volto di Dio attraverso la testimonianza del Signore Gesù, svelatore del Padre. E inizia la ricerca, la conferma di questa testimonianza, la faticosa e dolorosa ricerca di fede, che può durare tutta la vita.
Primo tra i credenti, nella Bibbia, è Abramo, che oggi è lodato dalla lettera agli ebrei. Abramo ha vissuto per fede, è partito dal suo paese seguendo un’intuizione, un’irriducibile chiamata interiore. Ha creduto all’accompimento di una promessa, perché la fede, in fondo è una scommessa.
Il dubbio
No, Dio non è evidente, tanto meno il nostro Dio. E il dubbio resta anche nel cuore del più devoto dei discepoli. Non più il dubbio dell’esistenza di Dio e del senso della vita, no. Quello resta nel catecumeno che cerca, indaga, si lascia attrarre e sedurre dalla Parola, ma ancora deve fare esperienza di Dio. Ma chi ha seguito il Maestro, chi gli si è arreso, chi ne è stato travolto, resta comunque periodicamente colpito dall’interrogativo: mi sarò sbagliato? Dio è davvero così splendido come Gesù me lo ha raccontato? Il suo sogno, una nuova umanità, è davvero possibile? Davvero la lotta della luce contro le tenebre è già vittoriosa? Davvero valgo? Dio, davvero mi ama? L’incontro con Dio, fugace, intenso, devastante come una marchiatura a fuoco, resta nel cuore del discepolo, come una nostalgia intensa, commovente. Fiumi di inchiostro hanno versato i santi per descrivere quest’incontro. Incontro anche emotivo, vissuto per brevi momenti, nel momento meno atteso, là dove incontriamo la bellezza di Dio, bellezza che poi riconosciamo in mille altre sfumature: intorno a noi, dentro noi, capaci – ora – di riconoscerla, e di lasciarcene commuovere. Come Mosè, grande profeta, diventiamo intimi del Signore, desiderando ardentemente vedere il suo volto. Ma ciò non è possibile, proclama unanime la Scrittura: il bellissimo volto di Dio è insostenibile, non ci è dato di vederlo.
L’Attesa
La vita, allora, diventa attesa, l’attesa del ritorno, l’attesa dell’incontro del padrone che torna dalle nozze. Attesa, sorella. Attesa, fratellino. Attesa: la mia vita, la tua vita è attesa. Di un senso, del superamento del tuo dolore, della chiave per capire la tua vita, di una persona da amare, di un figlio da stringere e baciare, di un mondo migliore, della luce infinita che illumini le tue paure, di Dio. Attesa. L’uomo è l’unico essere vivente capace di attendere, di vegliare, di insistere, di credere. Nella notte, spesso, nel lungo e corposo silenzio della notte, sentiamo crescere la nostra fede, abbandonarsi il nostro cuore, capiamo cosa ci è essenziale. Nella notte, come le sentinelle che aspettano l’aurora, diventiamo dei credenti, dei discepoli. Quando le ginocchia vacillano, quando la fatica è tanta, quando ci sembra di non farcela ad attendere, quando la disperazione fa pressione alla porta del cuore, possiamo, come ci suggerisce la prima lettura, guardare ai testimoni, guardare ai padri della fede, ai tanti, tantissimi che hanno, come noi creduto nella notte, e visto la luce, infine. La fede è questo misterioso già e non ancora, questo silenzio assordante, questa notte luminosa. Vegliamo, dunque.


Su consiglio di molti di voi ho raccolto e pubblicato in cartaceo le prediche di questi tre anni, apparse su Internet con vangelo annesso. Utile per i confratelli in cerca di idee, per catechisti ed educatori che vogliono una traccia per meditare i vangeli delle domeniche degli anni A,B, e C, per i cercatori di Dio. Ne è venuto fuori un tomone (bello) di quasi 700 pagine, che ho intitolato `Sete di Parola`. Non è in libreria (a parte ad Aosta, alla Filotea) ma vi verrà spedito da Luca (luca.grimaldi@tiscali.it) previo contatto. Il costo, spese postali (care) incluse, è di 18 ¤.

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