Inizia la Quaresima, forse.
Forse, perché fatichiamo a gettare le maschere del carnevale e quelle, molto più difficili da togliere, che la vita ci appiccica sull’anima.
Forse, perché cancellare dalla mente la brutta fama che circonda il tempo quaresimale pieno zeppo di inutili fioretti e di finte rinunce e di pesce al venerdì.
Forse, perché alcuni tra voi vivono la quaresima tutto l’anno, e, invece di mortificarsi, dovrebbero vivificarsi per dare un senso decente alla propria vita martoriata.
Forse, se abbiamo ancora il coraggio di seguire il nazareno nel deserto per scegliere, come lui, che uomini e donne essere, che discepoli diventare, come egli ha scelto quale volto di Dio rivelare.
Inizia la quaresima, cercatori di Dio, il tempo più asciutto dell’anno, più serio (non triste!), più vero, il tempo della lotta interiore, il tempo delle scelte, il tempo della verità (anche scomoda), il tempo del perdono e del pentimento.
Condannati
Siamo condannati a scegliere, scriveva un sempre caustico Sartre, siamo condannati alla libertà.
Segno della nostra immensa dignità, la libertà è un bene difficile da gestire. E così siamo tentati di delegare ad altri le nostre scelte, le nostre opinioni, oppure a lasciarci scegliere dalla vita, riducendo ciò che siamo al lavoro che facciamo, al denaro che guadagniamo, alle cose che acquistiamo. Il deserto della quaresima ci invita a prendere consapevolezza del nostro limite, della nostra pochezza, non per farci piombare in un senso di depressione cronica, ma per cercare altrove la sorgente della nostra felicità.
Adamo ed Eva sperimentano l’ambiguità della libertà: vivono in una situazione di pienezza eppure si fanno sedurre e decidono di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza. Così l’uomo pensa di diventare come Dio, di sapere, di conoscere tutto perfettamente, ma il risultato sarà una profonda frattura fra uomo e donna e la consapevolezza di essere nudi.
Ancora oggi, novelli adami ed eve, slalomiamo fra i tanti serpenti che ci incantano facendoci credere che la soluzione dei nostri problemi è vicina, evidente, ovvia. Abbandonata l’oppressione delle religioni e il rancido potere clericale, possiamo sperare in un progresso luminoso e benevolo fondato sulla scienza. E se poi scoprissimo, ancora, di essere nudi? Che non basta la tecnica e la scienza per rendere felice l’insaziabile cuore dell’uomo?
Il deserto ci permette di andare all’essenziale, di capire chi o che cosa conduce la nostra vita e verso dove. E a mettere a fuoco che, nelle scelte che facciamo, dalle grandi alle quotidiane, possiamo sbagliarci e prenderci per Dio.
Peccato
Fare esperienza del limite diventa l’occasione per guardare altrove, oltre, per misurare la nostra vita con criteri che oltrepassano la logica comune.
Adamo ed Eva sperimentano che la propria arroganza li allontana tra loro, con il Creato e da Dio. Gesù, dice san Paolo, ricuce questo strappo, annulla questa distanza.
Prendere coscienza del proprio peccato è il primo passo verso l’autenticità.
Nei vangeli il peccato è il grande assente: se ne parla solo per dire che è superato, che è perdonato, che è scomparso a causa dell’immensa misericordia di Dio.
La quaresima ci invita guardare alla nostra nudità per essere rivestiti dalla veste battesimale, a riconoscere il nostro peccato per gettarlo nel cuore incandescente di Dio.
Il peccato, il grande assente della nostra modernità che l’ha sostituto col rancido senso di colpa, è segno della possibilità dell’uomo di scegliere e di sbagliare. Rispettoso dei nostri tempi e dei nostri sentimenti, Dio ci propone un superamento (non ingenuo o miracoloso) del peccato, per rinascere alla vita nuova di figli.
Ma, per farlo, occorre riconoscere e superare la tentazione. La stessa che Gesù ha superato nel deserto di Giuda.
Tentazioni
Gesù ha davanti a sé una strada maestra, consolidata, preparata dai profeti, lievitata nel cuore di un popolo servo e oppresso da secoli da potenze straniere: il Messia vittorioso. Un Messia muscoloso, politico, deciso, condottiero. La gente (ettepareva) si aspetta qualcuno che magicamente risolva i problemi, che punisce i malvagi (sempre gli altri, ovvio) e che ristabilisca un bel governo come quello del re Davide, magari esentasse.
Il demonio arriva. Più suadente e affascinante di tutte le rappresentazioni grottesche che ne abbiamo fatto. La sua proposta è semplice, ragionevole, scontata.
Vuoi fare il Messia? Magnifico! Non esagerare, però: riguardati, affidati ad un personal trainer, cura l’immagine, se non fai lo splendido nessuno ti noterà.
Vuoi fare il Messia? Geniale! Ti toccherà contattare politici e sacerdoti, ragionare con loro, qualche compromesso sarà necessario.
Vuoi fare il Messia? Notevole! Qualche bel miracolo, Gesù, qualche statua della Madonna che lacrima sangue, qualche segno prodigioso e vedrai che le folle si strapperanno i capelli per te!
Ha ragione, il demonio. Cita pure la Parola di Dio. Non basta conoscere la Bibbia per fare la volontà di Dio. Gesù replica: no, non farò così.
Scelte
La vita è essenza, non immagine, foss’anche immagine religiosa. Andrò al cuore delle persone, sarà il mio amore, attinto dal Padre, a scavare i solchi nelle anime. Il potere è ambiguo: se da, pretende. Io voglio essere libero di parlare del vero volto di Dio. Il miracolo è pericoloso: voglio che la gente ami Dio per ciò che Dio è, non per ciò che dà.
Ecco, Dio ha deciso.
In queste parole l’essenza del suo ministero. E del suo fallimento. Temporaneo.
Gesù sarà un Messia di basso profilo, Gesù, non userà nessun altro strumento se non l’amore per convincere, per annunciare, per convertire.

Buon deserto, seguaci del folle.


 

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