“Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui”
L’affermazione perentoria di Gesù ci dà la possibilità, oggi, di affrontare un ultimo tema sul discepolato, prima di salutare Luca all’inizio dell’Avvento ormai imminente.
L’occasione – che novitá – è una discussione (benedette discussioni! Sciacquarsi la bocca per ascoltarsi in ciò che si dice, senza veramente mettersi in gioco, oggi come allora!) di Gesú con i sadducei che, a differenza dei farisei, rappresentavano l’ala aristocratica e conservatrice d’Israele e che consideravano la dottrina della resurrezione dei morti, cresciuta lentamente nella riflessione del popolo e definitivamente formulata al tempo della rivolta Maccabaica, un’inutile aggiunta alla dottrina di Mosé. Così, incrociando la non condivisa teoria della resurrezione con la consuetudine del Levirato (la discendenza era così importante che un fratello doveva dare un figlio alla cognata vedova!) pongono a Gesù un caso paradossale (la famosa storia della vedova “ammazzamariti”!).
Gesù pone la riflessione ad un piano diverso, invita gli uditori ad alzare lo sguardo da questa visione che proietta nell’oltre morte, di fatto, le ansie e le attese della vita terrena. E’ una nuova dimensione quella che Gesú propone, una pienezza iniziata e mai conclusa, che non annienta gli affetti (attenti: nel regno ci riconosceremo ma saremo tutti nel Tutto!), che contraddice la visione attuale della reincarnazione (siamo unici davanti a Dio, non riciclabili, e la vita non è una punizione da cui fuggire, ma un’opportunità in cui riconoscerci!), che ci spinge ad avere fiducia in un Dio dinamico e vivo, non imbalsamato!
E qui voglio fermarmi ad approfondire la lapidaria affermazione di Gesù: Dio è Dio dei vivi, perché tutti vivono in lui. Alla fine di questo anno di riflessione Lucana sul discepolato ho da pormi una duplice domanda: credo nel Dio dei vivi? E io, sono vivo?
Credo nel Dio dei vivi se per me la fede è ricerca, non stanca abitudine, doloroso e irrequieto desiderio, non noioso dovere, slancio e preghiera, non rito e superstizione. E’ vivo – Dio – se mi lascio incontrare come Zaccheo, convertire come Paolo, per cui, dopo il suo incontro, nulla è più come prima. Credo in un Dio vivo se accolgo la Parola (viva!) che mi sconquassa, m’interroga, mi dona risposte. Credo nel Dio dei vivi se ascolto quanti mi parlano (bene) di lui, quanti – per lui – amano. In questi giorni rivedevo gli spot della Chiesa italiana dell’8 per 1000 (scusate lo spazio pubblicitario della categoria!) e mi emozionavo nel vedere delle storie (vere) fatte di luce: aiuti agli alluvionati, un prete che dona speranza ai carcerati, un frate barbone con i barboni, un missionario che concede microprestiti alle donne Nigeriane per uscire dalla miseria (e dice: “che sia questa la New Economy?)”. Ecco: un sacco di gente crede al Dio dei vivi e lavora e soffre perché tutti abbiano vita, ovunque siano, chiunque siano. Schiere di testimoni stanno dietro e avanti a noi. Come la madre della prima lettura che incoraggia i figli al martirio piuttosto che abiurare la propria fede, come i tanti (troppi) martiri cristiani di oggi vittime di false ideologie religiose, come chi opera per la pace nel quotidiano e nella fatica.
Sono vivo (lo sono?) se ho imparato ad andare dentro, se non mi lascio ingannare dalle sirene che mi promettono ogni felicità se possiedo, appaio, recito, produco, guadagno, seduco etcetera, se so perdonare, se so cercare, se ho capito che questa vita ha un trucco da scoprire, un “di più” nascosto nelle pieghe della storia, della mia storia.
Una gradita mail in settimana mi diceva “ ho capito ancora una volta che io "voglio" un Dio così, una fede così, che diventa possibilità di esperienza, diventa vita nuova; diversamente non mi interessa (…) Allora, perchè essere Suoi discepoli valga veramente la pena per me, devo
per forza andare a fondo, nonostante la fatica, nonostante le paure, nonostante l’incertezza nel trovare un ruolo, nonostante la scoperta di tante debolezze, ma io sono certa che Lui abbraccerà anche tutto questo; quindi ci provo!”


Volete anche voi diventare discepoli di un Dio vivo? Volete – finalmente – vivere da vivi?

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