La folla, sfamata, vuole che Gesù sia loro re.
Gesù fugge, scosso da quella reazione: il suo messaggio è stato stravolto.
Condividi quel poco che hai, voleva dire.
Ecco uno che ci sfama gratis, ha capito la folla.
Come sempre, cerchiamo Dio come colui che risolve i problemi che non vogliamo affrontare.
Raggiunto dalla folla, Gesù inizia un tagliente discorso che sfocerà in una incomprensione insanabile.
Ma Gesù è al servizio del Regno e della verità, non dell’applauso.

Incomprensioni
Gesù pretende di essere l’unico in grado di saziare la nostra fame del cuore, fame che non può essere saziata dal “fare” ma dal “credere” che egli è l’inviato dal Padre. Discorso sempre più impegnativo, quello che si svolge tra la folla sfamata ed ex-entusiasta del Rabbì di Nazareth; discorso che mette in discussione la nostra fede per dedicare qualche tempo della nostra vacanza al “dentro”.
La gente è perplessa: passi un Maestro che fugge la notorietà, passi il fatto che è scocciato perché la folla non ha capito il miracolo, passi il fatto che il Nazareno accusa la folla di volere solo avere la pancia piena (come biasimarli?), passi l’invito a cercare un’altra sazietà non basata sul “fare” ma sul “credere”, passi il fatto di non chiedere ulteriore segni… ma, alla fine della fiera, chi pretende di essere Gesù?
Lui, capace di riempire i nostri cuori? Il falegname di Nazareth? Il figlio del bravo Giuseppe? Questo è davvero Troppo!
Gesù viene accusato di essere poco “religioso”, poco carismatico, poco messianico.
Tutti ci facciamo un’idea di Dio: Dio potente, glorioso, muscoloso, interventista…
Il Nazareno, ahimé, sconcerta per la sua normalità, il suo apparire è banale…
Dio è così: sempre diverso da come ce lo aspetteremmo.

Vogliamo i miracoli, ed egli si nasconde nella quotidianità,
chiediamo di non soffrire, ed egli soffre con noi,
lo accusiamo del dolore dell’innocente, ed egli ci chiede di sollevarlo, quel dolore.

Chiamati dal Padre
La gente mormora, pone obiezioni, resta interdetta.
Gesù chiede di non mormorare ma di mettersi in discussione.
Succede anche a me: tutte le volte che capita qualcosa che rischia di mettermi in discussione, cerco qualcuno che mi dia ragione, mormoro per confermare le mie obiezioni, esco rafforzato nella mia convinzione.
Anche nella fede accade: rischio di interpretare Dio, di mettere in dubbio l’esperienza della comunità; visto che Dio mi tratta da adulto e mi spinge a conversione, che mi permetta almeno di scegliere da dove iniziare!
Gesù ha ragione: evitiamo la mormorazione, fidiamoci una volta tanto, smettiamola di comportarci come bambini obiettando a Dio che ciò che chiede è difficile, rischioso, inatteso.
Se Gesù ha ragione – questo è il problema –devo arrendermi all’evidenza: solo lui può colmare il mio cuore, solo lui e null’altro, quindi è meglio che mi svegli e la smetta di raccogliere acqua in cisterne screpolate…
Gesù dice che possiamo andare a lui solo se attirati dal Padre.
È un’esperienza comune a molti: quando sentiamo esplodere in noi il desiderio di Assoluto e, dopo avere cercato l’origine di questo desiderio, ci apriamo alla meraviglia di Dio, ci rendiamo conto che è proprio lui, Dio, ad avere sedotto il nostro cuore, ad avere suscitato il desiderio di cercarlo.
Noi cerchiamo colui che ci cerca.

Quale Dio?
Gesù è tranciante: nessuno ha visto Dio, solo lui.
Il Dio in cui credo è il Dio che Gesù ci ha raccontato?
O in me coltivo una vaga idea di Dio che non ho mai veramente verificato per pigrizia mentale?
Quante poco credenti sono i cristiani! Quanto convinti di sapere e di credere, senza mai verificare se la loro fede cattolica abbia o meno a che fare col Vangelo!
che hanno una idea approssimativa di Dio che gente che davvero ha conosciuto il Dio di Gesù. Gesù parla di Dio con verità perché egli è la presenza stessa di Dio, perché lui e il Padre sono una cosa sola!
Fidiamoci, allora, bazzichiamo – finalmente! – il Vangelo per conoscere il Dio del Signore e Maestro Gesù.

Vita
Gesù ci dice che chi crede ha la vita eterna.
Ha la vita eterna, non “avrà”. La vita eterna, cioè, non è una specie di liquidazione che accumulo con i miei meriti e di cui potrò godere alla fine della mia vita. La vita eterna è già cominciata, credere significa acquisire uno sguardo nuovo su me, sulle cose, sugli altri, sulla storia.
Vero, amici, verissimo, per me avere abbracciato il Vangelo, essermi arreso a Dio, ha coinciso con una vita nuova che continua, con una vita che – pur restando legata ai limiti dell’essere e alla mia impenitente vita birichina – ha sfumature di eternità, ha visioni di profondità e di amore impensabili.
Gesù non vuole la nostra frustrazione, né ci impone una religiosità ombrosa o reazionaria. Gesù offre una vita diversa, vera, giusta, piena di bagliori di luce, solo bisogna fidarsi, far tacere le ultime mormorazioni e obiezioni e arrendersi.

Diventare persone nuove, come dice Paolo nella seconda lettura, persone che imitano Gesù, che scelgono radicalmente il dono di sé nell’equilibrio e nella gioia. In questo percorso da luce a luce Dio ci dona un cibo per sostenerci, un pane del cammino simile a quello di Elia, travolto dalla violenza nei suoi confronti, dalla rabbia della regina Gezabele, dalle sue scelte che ora sente sbagliate. Vuole morire, Elia, e Dio lo incoraggia e lo nutre: con quel pane attraverserà il deserto della vita per arrivare al monte di Dio, l’Oreb. Non gli evita la prova, lo sostiene per affrontarla.
L’eucarestia che celebriamo ogni domenica è questo pane del cammino che ci aiuta ad attraversare il deserto, che ci aiuta a superare lo scoraggiamento, che ci sazia il cuore. Anche qui, però, occorre conversione, fidarsi, crederci, celebrare.
Diventino incontro le nostre messe, diventino gioia e preghiera, diventino stazioni di servizio sulla strada verso il Regno, diventino – infine! – veri momenti di incontro tra eternità, cioé pienezza, e il nostro cammino di vita!

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