Missionari. Subito ci immaginiamo quelle vecchie stampe fine ottocento con canuti sacerdoti vestiti di bianco con cappello coloniale, Vangelo e crocifisso in mezzo a un fitto gruppo di bambini negretti ignudi. Bene, amici, cancellate questa immagine: oggi non parliamo di qualche coraggioso chiamato a donare tutta la sua vita in qualche sperduto villaggio dell’Africa sub-sahariana, oggi parliamo di noi. Se hai incontrato il vangelo ti viene da raccontarlo, non c’è santo. Anche se ti senti incapace e fragile – ricordate domenica? – la Parola passa attraverso di me, contagia nell’incontro personale, affascina nella testimonianza diretta di vita. Anzi: la missionarietà e il desiderio dell’annuncio è la cartina al tornasole della qualità e della veridicità della mia fede. Giorni fa una studentessa universitaria, scossa, mi diceva di essere stata in mezzo ad una festa con suoi coetanei e di non essere stata capace di difendere la propria fede; anzi: di essersi infastidita perché tacciata di "bigottismo" e "suorismo". Ma la cosa straordinaria é che questa sua debolezza le pesava come un macigno: lo Spirito aveva iniziato a scavare. Vi è mai successo di dover difendere la vostra fede? Incontrare Gesù contagia, chi veramente ha intuito e accolto nella propria quotidianità, senza scandalizzarsi, l’annuncio del Vangelo, ne resta avvinto, cambia vita, si accende, lo annuncia. Gesù, nel vangelo di oggi invia gli apostoli dopo essere stato rifiutato a Nazareth: non è nella scia di un successo che partono, ma nell’incertezza del fallimento. E’ affidato a noi, a tutti noi, il compito di annunciare il Vangelo. Come? Senza pretese o grandi mezzi (non vendiamo dentifricio), in un atteggiamento di semplicità e di spogliazione (la debolezza d domenica scorsa che manifesta la potenza di Dio), vivendo noi per primi ciò che diciamo (essenziale: non essendo piazzisti siamo credibili solo se viviamo le cose che diciamo), ben coscienti che noi possiamo indicare la strada ma chi dona la fede è Dio solo (noi non salviamo, Cristo sì), insieme, perché a due a due vengono inviati: il cristiano non è un leader splendido ma un fratello che mette sempre la comunione prima della sua realizzazione personale, restando in mezzo alla gente, condividendo la vita e le fatiche, senza cioè creare un mondo – bello – parallelo. "Stupendo – direte – tocca a te don". Eh, no, mi spiace, ma l’annuncio non é monopolio del prete, ma é dimensione essenziale del cristiano, di ogni cristiano nella condizione in cui si trova. D’altronde, lo sapete, il prete, animatore della comunità, raggiunge una minima parte di persone. Chi porterà il Signore Gesù nel vostro ufficio? E nella discoteca che frequentate al sabato sera? O al Corso Universitario? Ciascuno di noi è investito, a pieno titolo, da questo pressante invito di Gesù: "Andate". Dobbiamo, tutti, essere pronti a rendere conto della speranza che è in noi, come raccomandava Pietro nella sua lettera. Attenti, però, la nostra può essere una missione scomoda, con ostacoli e insuccessi: chiedetelo ad Amos, che Dio manda a contestare la floridissima religiosità del Tempio Ebraico, troppo attenta ai riti e troppo distratta nella giustizia verso i poveri. Amos sbotta: ne farebbe volentieri a meno di fare il rompiscatole, lui era un pastore; ma Dio lo spinge a profetizzare. Annunciare, alle volte, richiede la violenza del Regno (che non è fare la guerra che Dio detesta, ma la scomodità della verità). In giro è strazeppo di persone che avanzano a luoghi comuni su Dio e la Chiesa e un po’ di sana e caritatevole testimonianza può far riflettere. Di temperamento non sono talebano e sono convinto che anche con i mal-credenti ci si possa incontrare su un terreno di riflessione che sgomberi il campo da pregiudizi per aiutarsi nella ricerca della verità. Paolo, infine, in una densissima pagina della sua lettera agli Efesini, ci dice in cosa consista quest’ annuncio. Ammirato, descrive questo dinamismo tipico di Dio che, di sua iniziativa, ricolma il nostro cuore della sua presenza in Gesù Cristo, giustificandoci (cioé rendendoci capaci di accogliere questo dono) con l’intento finale di ricapitolare (cioé rendere a capo, a testa di tutto ciò) il Signore Gesù. In altre parole: Dio mi ama e mi riempie di benedizione. Non è una bella notizia da raccontare? Nel bel mezzo di una lamentazione dei mali personali, famigliari, regionali, nazionali e cosmici (abbastanza diffusa) vi immaginate di dire: "sì, però c’è qualcosa che da senso a tutto questo …". L’ultimo appunto, che mi ha aiutato molto, é la condizione in cui Paolo scrive questa lettera: in carcere, prima di essere giustiziato. Già: Paolo non scherza su queste cose, sono ormai le ultimissime cose che può dire, e dice la cosa più importante della sua vita: tutto è grazia.

Alcuni mi hanno chiesto gli orari dei passaggi dello spot dell’8×1000 girato nelle mie parrocchie. Ecco il planing (più o meno preciso) per permettere anche agli amici che non mi conoscono di guardarmi in faccia, agli amici turisti di pensare con nostalgia alle vacanze e a chi non è mai venuto… di provare un po’ d’invidia! Don Paolo

Ecco gli orari del nostro spot in questa settimana

08/07: 7,50R4 – 11,50 I1- 11,55RAI3 -12,10 R4 – 12,57RAI2 – 13,27RAI1 – 13,50R4 – 14,10 R4 -17,30R4 -19,40 R4 – 19,45RAI2

09/07: 12,50R4 – 13,25R4 – 16,50R4 – 19,30RAI3 – 20,15RAI2 – 21,50RAI2 – 23,50 R4

10/07: 10,10R4- 12,50I1- 12,57RAI2- 13,30C5 – 16,25RAI3 – 16,50R4-17,50R4

11/07: 10,30 R4 – 11,30C5 – 12,40R4 – 13,25RAI2 – 14,30R4 – 17,30R4 – 19,50R4 – 20,25C5 -20,45RAI1 – 21,30R4 – 22,10R4

12/07

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