Ferragosto: l’inizio della fine dell’estate.
Dalle mie parti questo giorno segna la fine della brevissima estate: dopo il 15, al primo temporale, la temperatura precipita e il lieve tepore dell’alta montagna lascia intravedere l’autunno incombente.
Per noi, però, il 15 agosto ha poco a che fare con la gita fuori porta, con l’inevitabile ripresa delle attività dopo la (breve) pausa estiva. Oggi è la festa di Maria assunta in cielo, la prima dei credenti, la prima tra i risorti. È la festa di tutti i discepoli che faticano ad avanzare, come se la Chiesa indicasse la meta, il punto di arrivo, la vetta.

Anticamente
È una festa antichissima che affonda le sue radici nella primitiva comunità cristiana.
Perciò facciamo così fatica a descriverla.
Noi crediamo, semplicemente, che Maria di Nazareth, la madre di Gesù, la prima dei discepoli, che ha allevato il Figlio di Dio ed è stata presente alla croce e nella comunità radunata a Pentecoste, è stata assunta in cielo, presso il Padre, in corpo e anima.
Detto questo, cala il silenzio: come, dove, quando, in che senso, non c’è dato di sapere.
La tradizione cristiana parla di questa come la festa della Dormitio Mariae, l’addormentamento di Maria nelle braccia del Padre. Come ci fa pregare splendidamente il prefazio di oggi, prima del canto del Sanctus: «Non poteva conoscere la corruzione della morte, colei che aveva portato in grembo il Diod ella vita».
Oggi diremmo: Maria è la prima dei risorti, la prima tra noi che ha conosciuto la totalità del destino di ogni uomo. La cosa, però, che più m’intriga, e scusate se emerge la mia valdostanità, è che Maria è patrona delle guide alpine.

Ascensione.
La ragione è poetica: Maria è salita in alto senza corde e piccozza.
Carino, vero?
Fa sorridere vedere le guide, omaccioni rudi e forti, formati alla fatica e alla prudenza, veri professionisti della montagna, intenerirsi davanti alla ragazzina di Nazareth.
Qualche anno fa organizzammo il restauro della piccola statua posta in cima al Gran Paradiso. Per riportarla in vetta organizzammo un pellegrinaggio di alta quota. Rimasi impressionato dal fatto che la statua, imbracata, fu portata in vetta da una giovane guida, all’apparenza non proprio devoto, che non lasciò mai ai colleghi il peso ingombrante della statua, e se la portò sulle spalle per sei ore di ascensione senza battere ciglio. Era uno di quei giovani adulti che, dalle mie parti, considera la fede una cosa per vecchiette. E invece.
Lo guardavo con compassione: chissà quali sentimenti l’avevano spinto a fare quel gesto così pieno di fede e di affetto?
Oggi, nelle comunità di montagna, le guide fanno benedire le piccozze e le corde, si affidano, con lo sguardo basso, un po’ imbarazzato, all’adolescente che divenne la madre di Dio.
Mi piace che le guide cerchino una guida, mi piace che l’uomo riconosca il proprio limite e senta l’esigenza di affidarsi.

In montagna
In montagna la guida è quella persona che non serve a niente ma che se non c’è nel momento del bisogno, rischi seriamente di lasciarci la pellaccia.
Anche in ascensioni relativamente semplici va sempre tutto bene; finché non capita qualcosa.
Allora emerge la stoffa della guida: rassicura, interviene, risolve, vede passaggi che nessuno sa vedere, annusa l’aria e sa dove portarti. Fino alla vetta.
Come Maria, proprio come lei.
Perché non prenderla come guida per la nostra vita spirituale?

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