In questo tempo, tempo della Chiesa, volto di Dio, tempo in cui siamo chiamati a rendere testimonianza al Signore, tempo della conversione alla gioia, aspettiamo il ritorno glorioso di Dio costruendo comunità. Anche noi, come gli apostoli domenica scorsa, dubitiamo. Ma come, ora che abbiamo capito, Maestro, ci molli due a zero? Eterna adolescenza dell’uomo che non vuole crescere, che non vuole capire la misura della sua grandezza.
Perciò il Signore ci dona lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, per essere resi capaci di quest’incarico di testimonianza, per diventare finalmente adulti.

Spirito chi?
Lo Spirito Santo è il grande dimenticato della nostra vita di fede e della nostra preghiera, il grande assente. Difficile da descrivere, difficile da immaginare (colomba? Fiammelle? Uhm…), dimenticandolo, rischiamo di ignorare l’essenziale della vita spirituale. Vita spirituale, cioè: vita nello Spirito Santo, dimensione essenziale per incontrare Dio.
Fatichi a capire la Parola? Manca lo Spirito che l’ha ispirata. Non ti spieghi quando parli? Manca lo Spirito che crea sintonia tra le persone. Hai sentito – improvviso – il soffio di Dio nella tua vita? C’era lo Spirito creatore, che ancora plana sulle acque informi della Creazione e suscita la vita. Non riesci a perdonare? Accoglie lo Spirito che ti rende capace di perdonare e creare nuovi rapporti…
Ci vuole una presenza interna, intelligente e sottile, che ci permette di scrutare nel profondo la nostra vita, per potere scoprire Dio. O cambiano le cose intorno a noi, o cambia il nostro modo di vederle: perciò Gesù ci dona lo Spirito Santo.
Ah, lo Spirito! Vagamente legato alla Pentecoste, lo rispolveriamo solo in occasione della Cresima (Sacramento difficile da vivere per i nostri ragazzi in piena crisi adolescenziale), e. così, rischia di restare accantonato nelle nostre devozioni come un `qualcosa di più` di un santo. Che tristezza! Così pochi conoscono delle preghiere delle invocazioni dello Spirito.

Il primo dono del Risorto ai credenti
Lo Spirito è presenza d’amore della Trinità, primo dono che Gesù fa agli apostoli, viene nominato con rispetto e con titoli straordinari da Gesù: `Vivificatore`, `Consolatore`, `Ricordatore`, `Paracleto`, invocato con tenerezza e forza dai nostri fratelli cristiani d’oriente.
Senza lo Spirito saremmo morti, esanimi, spenti, non credenti, tristi.
Esagero? No, è che lo Spirito, così discreto, così impalpabile, indescrivibile, è la chiave di volta della nostra fede, ciò che unisce tutto. L’unico esempio che mi sembra spiegare bene ciò che ho nel cuore è questo: immaginatevi di essere una radio (a voi la scelta tra un sofisticato apparecchio HiFi o una scatolina portatile) e immaginatevi che il Signore Gesù, la fede, la vita di Dio sia una potente stazione radio. Bene: se non siete in sintonia, se non cogliete la giusta frequenza, sentirete solo un fastidioso ronzio. Idem con lo Spirito (che spero mi perdoni per la bestialità di esempio!): senza la sua presenza che ci mette in sintonia con Dio, la fede ci giunge agli orecchi del cuore come brusio. Davvero lo Spirito, già ricevuto da ciascuno nel Battesimo, è Colui che ci rende presente qui e ora il Signore Gesù.
Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti? Invocate lo Spirito che è Consolatore, fa compagnia a chi è solo. Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo? Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi. Fate fatica a iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da tirare fuori alla domenica? Invocate lo Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi. Avete l’impressione che la vita vi condanni? Sentite di essere messi all’angolo dal giudizio degli altri? Invocate il Paracleto, l’avvocato difensore (In Israele quando un accusato non riusciva a dimostrare la propria innocenza in tribunale, un anziano poteva decidere di alzarsi e mettere la mano sulla sua spalle, dimostrando così di credergli: era il paracleto).
Così gli apostoli, come ancora si diceva domenica scorsa, che hanno dovuto essere abitati dallo Spirito, che li ha rivoltati come un calzino per essere finalmente, definitivamente annunciatori e, allora, solo allora, hanno iniziato a capire, a ricordare col cuore.

Fuoco, vento, tempesta
Ecco allora che le immagini del fuoco, del vento, sono quanto mai azzeccate, e la pagina degli Atti è straordinaria in questo suo esagerato uso di termini che sottolineano lo stupore, la meraviglia, il cuore in tumulto.
Se avete sentito il cuore scoppiare, ascoltando la Parola, state tranquilli: c’era lo Spirito che, finalmente, era riuscito a forzare la serratura del vostro cuore e della vostra incredulità! Non vi capite con chi vi sta intorno, col vostro parroco, col vostro confratello? Invocate lo Spirito che suscita l’anti-Babele ricucendo gli strappi del nostro non capirci per suscitare comunioni sotterranee che vanno al di là delle simpatie. Abbiamo bisogno, urgiamo, ci è indispensabile invocare lo Spirito perché ci cambi il cuore, ce lo riempia, dia una sveglia alla nostra fede.
Non è tempo perso il tempo dedicato ad invocarlo, a supplicarlo, a fargli vedere che lo aspettiamo.
Allora, amici, ancora socchiudiamo gli occhi assieme e con fede, con forza, con passione, sussurriamo ancora una volta: `Vieni`.

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