Siamo alla fine dell’anno liturgico e, come tutti gli anni, siamo invitati a celebrare la Solennità della Chiesa locale, almeno in Valle d’Aosta e in Piemonte. E’ una festa che mi sta moltissimo a cuore, sarà per il temperamento autonomista che contraddistingue ogni valdostano! Di che si tratta? Si tratta di una riflessione teologica su cosa è Chiesa, sempre in continuità con la riflessione di domenica scorsa sulla dedicazione della Cattedrale di Roma. Chiesa locale, cioè il gruppo di cristiani radunati intorno ad un vescovo, in comunione con la Chiesa di Roma, ecco di cosa si tratta. Per un lungo periodo della Chiesa, per complesse ragioni storiche, si era portati a sottolineare l’unitarietà della Chiesa cattolica, quasi l’esclusività della funzione del vescovo di Roma. L’impressione che ne usciva era un centralismo forzato, la Chiesa cattolica dipendeva in fondo da un unico vescovo, successore di Pietro, e tutti gli altri più o meno facenti funzioni. Grazie al cielo l’incontro del Vaticano II che ha radunato tutti i vescovi del mondo attorno al Papa, ha ridonato chiarezza. L’unica chiesa cattolica è formata da comunità con storie e tradizioni diverse (da tutelare) in comunione profonda tra loro, unite dal carisma di carità della chiesa di Roma. Quindi là dove c’è un popolo con un pastore in comunione con le altre chiese e la chiesa di Pietro, là c’è interamente la Chiesa.
Bizantinismi, penserete. Mica tanto, amici! Questa festa ci dice diverse cose essenziali.
Anzitutto: se vuoi fare esperienza di comunità non devi prendere l’aereo e girare il mondo, né andare in un luogo particolarmente mistico, là dove vivi, nella tua chiesa locale, c’è la possibilità di fare una (bella) esperienza di fede. Certo poi fare un pellegrinaggio sulla tomba degli apostoli è un’opera feconda oppure fare una settimana a Taizé ti ricarica le pile, ma la possibilità di fare esperienza di comunità in loco è un’opportunità unica! (Lo so lo so, le nostre comunità suscitano deboli entusiasmi, ma questo è un altro problema!).
Secondariamente: le nostre chiese locali hanno un’esperienza radicale e profonda da conoscere e valorizzare, santità da evidenziare, peculiarità da coltivare. E qui mi rivolgo agli amici turisti che ho la gioia di ospitare nelle mie comunità, e in particolare ai confratelli. I valdostani, da buoni montanari, sono persone difficili, diffidenti, poco inclini alla morbidezza, ma sinceramente schietti. Sapete qual è la cosa che più infastidisce le mie comunità? Vedere altre comunità, parrocchie, oratori, che vengono nelle nostre terre a apparentemente indifferenti a chi li ospita. Mi spiego: non sarebbe bello organizzare – per chi viene – una serata di presentazione del luogo che vi ospita? Andare in campeggio in Valle d’Aosta o in Sicilia è diverso! Credo che un po’ più di cristiana umiltà farebbe bene a tutti, a noi che vi accogliamo per condividere le nostre fatiche e vedere le vostre testimonianze di cristiani in città e per voi turisti, che vedreste la straordinaria storia della nascita di una piccola chiesa antica e fiera del suo passato e della sua autonomia (peraltro sempre difesa dalla Chiesa valdostana).
Certo amici, e concludo, le cose da fare sono molte. Siamo chiamati a costruire noi ora la Chiesa, a trovare linguaggi e metodologie diverse per dire lo stesso Gesù, per costruire comunità vive e vivaci. Siamo in un momento storico cruciale, ad una svolta radicale che può davvero dare molto alle nostre comunità. Oppure affossarle definitivamente. La Chiesa è fatta di pietre vive, di persone, di noi. Pensare che la Chiesa attraversi il solco del tempo per inerzia è ingenuo e fuorviante. Il Maestro non abbandona i suoi discepoli, certo, ma affida loro il compito dell’annuncio là dove vivono. E la Chiesa ha trovato nella sua storia il modo concreto di abitare in mezzo alla gente: attraverso la Parrocchia. Questo è il nostro modo di vivere, qui e adesso, il grande sogno di Dio che è la Chiesa.


Nel resto d’Italia
Dn 12,1-3/ Eb 10, 11-18/ Mc 13,24-32
Il Signore tornerà, è uno dei leit-motif della liturgia di queste ultime settimane dell’anno liturgico. Il Signore tornerà nella gloria, nella pace, nella serenità e dobbiamo dimenticare quelle immagini alle volte truculente che abbiamo in testa: la fine del mondo come una serie di catastrofi terrificanti. No, amici, invochiamo il ritorno del Messia, invochiamo la venuta e l’instaurazione definitiva del Regno. I nostri fratelli ebrei credono che venuta del Messia – per loro la prima, per noi il ritorno nella gloria – venga accellerato con le opere di giustizia: comportandoci con rettitudine davanti a Dio anticipiamo il ritorno del Messia. In questo lasso di tempo, dalla prima alla seconda venuta di Gesù, ci siamo noi, le nostre comunità con le loro povertà e le loro opere di misericordia. Chiamati ad essere sentinelle del mattino, a rendere presente il Maestro nel nostro mondo custodiamo con preziosità il dono della Parola del Signore. E’ vero: le sue parole non passano, restano; non come parole di saggezza pronunciate da un guru significativo e carismatico, ma come parole definitive sulla verità dell’uomo. Custodiamole con forza, allora, queste parole, che il Signore ci doni la gioia di aspettarlo – oggi – e di celebrarlo nelle nostre comunità eucaristiche. Marana thà, vieni Signore Gesù!


UN AVVISO
Da ormai due mesi la mailing list del sito ha avuto dei problemi non dovuti alla nostra volontà. Non è semplice inviare oltre 1300 mail ogni settimana! Stiamo lavorando per sistemare le cose e per risistemare il sito. Intanto Marco – che cura il sito – e Barbara sua moglie sono in Colombia a prendere la loro piccola Angela Maria, sosteniamoli nella preghiera!

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