Lo stupore di Giovanni non si ferma.
Tu vieni a me?
Sì, Giovanni, è sempre Dio a venirci incontro. è sempre sua l’iniziativa. I cieli, ora, sono aperti. E Dio non interviene col fuoco dal cielo ma come una colomba. Vale la pena di ascoltare.
È ancora scosso, Giovanni. Mai si sarebbe aspettato di vedere Dio fra i penitenti, segno inequivocabile del cambi radicale di registro che sta attuando.
Ha passato il tempo a minacciare punizioni divine il più sfortunato dei profeti. Ora è scosso, anche lui stupito dall’irrompere di Dio.
Giovanni vede nuovamente Gesù venire verso di lui.
E afferma: egli è l’agnello.

L’Agnello
L’agnello, l’animale che viene ucciso senza un lamento. Sgozzato la sera di Pasqua per essere mangiato, facendo memoria della fuga dalla schiavitù.
L’agnello, come quello della profezia di Isaia che abbiamo ascoltato, quei pochi capitoli che ribaltano l’idea di un messia combattivo e vittorioso per presentarci un servo sofferente.
L’agnello, come quello che sostituì Isacco nel sacrifico di suo padre Abramo.
Quante immagini affollano il cuore di Giovanni. E il nostro.
È già tutta in questa affermazione la logica di Dio.
Giovanni vede già, in quell’uomo, la determinazione e la mitezza, la forza e la rassegnazione volontaria.
Resta senza parole, la voce.
No, si è sbagliato il Battista. Radicalmente. Ammette di non avere capito, di non conoscere nulla.
(Se il più grande fra gli uomini ha avuto dubbi e ha dovuto cambiare, anch’io posso avere dubbi e cambiMantovaare).
Il Messia non è venuto per gettare la pula nel fuoco inestinguibile, non c’è nessuna ascia pronta ad abbattere nessun albero. Il Messia, questo Messia, invece di tagliare zapperà e concimerà l’albero, in attesa di un improbabile cambiamento.

Lo Spirito
Lo stupore cresce, si allarga, Ora Giovanni è sicuro di ciò che, guardando, ha visto: lo Spirito scende con abbondanza su Gesù, lo abita. I gesti che Gesù compie sono colmi di interiorità, densi di spiritualità, emerge la profondità che lo abita.
Non è l’apparenza, ma l’essenza che stupisce il battezzatore.
Gesù è ricolmo di Spirito, prima ancora che pronunci una sola parola.
Gesù è colui che è in grado di donare spirito in abbondanza, anche a noi.

Il figlio
Giovanni proclama ancora: Gesù è il figlio di Dio.
Non un grande uomo, non un profeta, non un uomo di tenerezza e compassione, egli è la presenza stessa di Dio.
Non c’è mediazione su questo, non reggono i sofismi e i sottili ragionamenti: la comunità primitiva crede che Gesù di Nazareth, potente in parole ed opere, non sia solo ispirato da Dio, ma parli con le parole stesse di Dio poiché in lui abita la presenza stessa del Verbo di Dio.
Dio è accessibile, visibile, chiaro, manifesto, incontrabile, evidente; si racconta, si spiega, si dice, si rivela.

Non lo conoscevo
Giovanni ammette Non lo conoscevo. Il più grande fra i profeti, il coerente, l’intransigente, il nazoreo votato a Dio, l’asceta, il precursore il mistico, afferma candidamente di non avere ancora conosciuto il Signore, di non avere capito fino in fondo la portata immensa della sua venuta. Possiamo essere discepoli da anni, avere pregato e conosciuto, meditato e studiato, percorso i sentieri dei pellegrini allo sfinimento senza conoscere ancora la pienezza di Dio.
Non si è mai definitivamente arrivati alla pienezza.
Siamo per sempre cercatori.

Testimoni
Questo è ciò in cui crede la comunità di Giovanni l’evangelista.
Così come Isaia sogna la comunità di Israele non più chiusa in se stessa, intenta a proteggersi, ma aperta all’annuncio del vero volto di Dio alle nazioni straniere, così come Paolo augura ai cristiani di Corinto, città delirante e violenta, di essere santi perché santificati da Cristo, anche noi siamo chiamati a dare testimonianza al Figlio di Dio.
E credere e dire che Dio viene incontro ad ogni uomo, che perdona e salva, che si fa carico di ogni nostra tenebra, che non ignora il peccato, lo assume, che paga i debiti che abbiamo contratto con la vita, che non spegne la fiamma vacillante ed è disposto a portare su di sé ogni dolore, ogni violenza, ogni follia.
E credere e dire che solo riprendendo in mano la spiritualità, rimettendo al centro dell’annuncio il dono dello Spirito possiamo riconoscere i passi di Dio nella nostra vita.
E credere e dire che noi proclamiamo che Gesù, nostro maestro, uomo straordinario, è la presenza stessa di Dio, un Dio che si vuol far conoscere, il Dio a cui convertire il nostro cuore abitato da visioni piccine e demoniache della divinità.
Ed ammettere che di lui ancora non sappiamo, luce tenebrosa, mistero luminosissimo.

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