Per sopravvivere all’altronatale, al Natale tarocco in cui si prepara la festa e non si invita il festeggiato, per sopravvivere all’immane melassa che sta per annegarci tutti in un inutile sentimentalismo dimenticando la conversione, abbiamo incontrato, in queste brevi e intense settimane, la figura dell’ascetico Giovanni che ci ha invitato a scoprire il Messia in mezzo a noi e a riconoscere i segni della sua presenza e la figura di Maria, che vive nella concretezza la venuta del Signore mettendo a disposizione di Dio la sua vita, i suoi progetti.
Siamo qui, ancora, per aiutarci a vivere il Natale, perché Dio nasca nel cuore di ciascuno di noi.
Giuseppe, sposo sfortunato
Tra Maria e Giuseppe c’è amore, Matteo solo pudicamente, come Luca, ci dice del loro rapporto. Sono `promessi sposi`, cioè più che fidanzati nella cultura di Israele. Per un anno – fidanzati – potevano vivere coniugalmente senza però coabitare dopo una solenne promessa fatta davanti al rabbino, perciò l’unico che sapeva che quel figlio non era suo era proprio lui, Giuseppe, il giovane e capace falegname del piccolo paese di Nazareth.
Osiamo immaginarci la notte insonne di Giuseppe che viene a sapere della gravidanza di Maria? Cos’avrà pensato di lei? Quanta sofferenza e dolore nel suo cuore… dunque si era sbagliato a stimare la sua Maria? Si girava e rigirava nel pagliericcio, madido di sudore. La rabbia di essere stato ingannato si alternava al pianto per quella splendida e timida ragazza adolescente che amava teneramente. Che fare? Uomo retto, semplice e onesto, Giuseppe avrebbe dovuto rispettare la legge, e la legge chiedeva che Maria venisse denunciata e – di conseguenza – condannata alla lapidazione. Giuseppe la ama, vuole salvarla, trova un escamotage: dirà che è stufo di lei, la ripudierà dicendo che non la vuole più in moglie, salvandole la vita e l’onore.
La lunga notte è finita, Giuseppe ha messo da parte il suo orgoglio ferito, il suo amore tradito, e sceglie di dare una chance alla sua ex fidanzata.
Matteo – da buon ebreo – descrive questo atteggiamento come `giusto`. Giuseppe è `giusto`, cioè irreprensibile, autentico, onesto, un uomo di alto profilo, pieno di dignità e di compassione, non vendicativo, non rancoroso; non giudica secondo le apparenze, pur ferito a morte, sa superare il suo orgoglio e usa misericordia verso la donna che ama.
`Giusto` come i giusti dell’antico testamento, come i pii davanti a Dio, come i retti di cuore che tanto la Scrittura loda, come il sommo titolo onorifico che il moderno Stato di Israele conferisce agli europei che hanno nascosto e salvato gli ebrei durante la folle Shoa. `giusto`, che mette dalla aprte del pensiero di Dio, che contrasta la follia dominante e il pensiero comune, che guarda in profondità e lascia prevalere la tenerezza.
Fa bene, Giuseppe, a mettere da parte il suo dolore.
No, non c’è nessun altro bel giovane di Nazareth ad amare Maria.
E’ Dio che gli ha soffiato la fidanzata.
Giusti
Vuoi che Dio nasca nel tuo cuore? Metti da parte le apparenze, vivi con onestà con te stesso, sii irreprensibile di fronte agli uomini, coltiva in te i sentimenti e le qualità che ancora sono considerate dei valori: la mitezza, l’assenza di critica, la bonomia, la pazienza, la mitezza, l’umiltà.
Un mondo di arroganti e spocchiosi è diventato il nostro mondo, un mondo fatto di gente che urla per far sentire il nulla che ha da dire.
Di quanti Giuseppe avremmo bisogno, nei rapporti di coppia, negli uffici, in politica. Uomini giusti, di cui Dio può fidarsi per realizzare il suo progetto.
Giuseppe il sognatore
Fa bene, Giuseppe, a fidarsi di Maria, fa bene ad ascoltare il suo buon cuore e non il suo orgoglio ferito. Questa sua scelta fa intenerire Dio e, durante la notte, Giuseppe fa un sogno: un angelo lo invita a fidarsi, a dare una improbabile chiave di lettura agli eventi, a mettere la sua vita e il suo futuro nelle mani di Dio.
Qui mi fermo e mi siedo. Leggete, sorelle, fratelli. Giuseppe si sveglia, non pensa alla cena pesante della sera prima che gli ha fatto venire gli incubi, no.
Si veste, esce di casa, e prende con se Maria, senza chiedere nulla, senza fare domande.
Altre volte, dopo la visita dei magi, dopo la morte di Erode, Giuseppe sogna e i suoi sogni diventano la bussola della sua vita.
Per far nascere Dio in noi bisogna essere dei grandi sognatori.
Giuseppe c’insegna ad avere il coraggio del sogno, in questo mondo disincantato e cinico; lui, grande sognatore, vive l’interezza della sua vita dietro ad un sogno, piega la sua volontà e il suo destino alla volontà sorniona ed impudente di Dio che gli chiede di mettersi da parte per lasciare spazio al suo inaudito progetto di incarnazione.
Aveva certamente dei progetti, il buon Giuseppe, un laboratorio più grande, una casa spaziosa, dei figli cui insegnare l’uso della pialla e dello scalpello. Non aveva grandi pretese, questo figlio di Israele, un piccolo sogno da vivere con una piccola sposa. Ma Dio ha bisogno della sua mitezza e della sua forza, sarà padre di un figlio non suo, amerà una donna silenziosamente, come chi prende in casa l’Assoluto di Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità.
Abbiamo bisogno di sognatori, abbiamo bisogno del coraggio del sogno, abbiamo bisogno di persone che non pensano a far fiorire il proprio piccolo giardino, ma ad aiutare Dio a salvare il mondo.


Ora siete pronti al Natale?


`Buon Natale, amici internauti. Quest’anno vi faccio un piccolo regalo, un racconto che avevo scritto nel 1992 e che, rileggendolo, mi ha ancora emozionato. Un modo semplice per dirvi `grazie` e per condividere con voi l’assoluto di Dio. Don Paolo e lo staff di `tiraccontolaParola`
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`Luca rimirava la pagina appena stampata sulla scrivania, alla luce di un piccolo abat-jour, tra fogli sparsi e un dizionario aperto, contemplava il racconto più bello del suo Vangelo. Si era informato con cura: con Paolo, Barnaba, Pietro. Aveva ricevuto via fax alcuni riassunti da Antiochia e Tessalonica. Sì: si sentiva contento, gli sembrava un onore quell’incarico affidatogli da Teofilo, che non si era lasciato scoraggiare dalla sua giovane età, ma si era fidato della sua puntigliosità di storico e della sua profonda amicizia con Saulo. Ritornò a inizio pagina e digitò, sottolineando: `Nascita di Gesù`.


Al tavolo si leggeva in silenzio il racconto, fotocopiato e distribuito a tutti. Luca era nervoso; con Paolo, Pietro e gli altri, non c’erano stati problemi. Anzi, molti avevano lodato il suo lavoro. Anche Marco gli aveva telefonato, complimentandosi. Ma lo scoglio più duro era qui: il Sindaco, i commercianti, i sindacalisti… Si era chiesto spesse volte Luca perché doveva superare questa prova. Come sempre gli avevano fatto notare che il Vangelo non era solo questione dei cristiani, ma che riguardava tutti e che, perciò, da tutti veniva giudicato.


Dopo qualche minuto di silenzio il sindaco posò il foglio, alzò lo sguardo dagli occhiali: `Sì, bello, documentato, lineare… ma, abbia pazienza, mi sembra di cogliere alcune imperfezioni, alcune… come dire… ambiguità. Sì, che so: sembra quasi che l’Imperatore e il Governatore fossero all’oscuro di tutto`. `Ma – interruppe Luca concitato – è andata proprio così, nessuno tra i responsabili seppe della cosa!`. `Vabbé, ma é imbarazzante… con tutti questi discorsi secessionisti, mi sembra che lei voglia insinuare da un disinteresse da parte dell’autorità costituita… è un discorso abiguo, quasi anarchico, capisce? Direi di riformulare la cosa facendo notare che si era preparata un’accoglienza, un qualcosa, capisce?`.

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