Oggi vi voglio parlare della chiesa. Intendiamoci: non di quello sgorbio che alle volte abbiamo in testa, quella specie di multinazionale del sacro fatta da individui un po’ arcigni e comandata da una serie di vecchissimi personaggi che vestono alla settecentesca. No. E neppure di quella che ci viene in mente quando uno degli editorialisti si scaglia qua e là su presunte chiusure e lentezza della chiesa che non sa stare al passo con i tempi. No, macché. E neanche quella di “quelli che vanno tanto a Messa e poi si comportano peggio di quelli che non ci vanno quindi meglio chi non va a Messa e si comporta bene” (vero. Alché aggiungo: il meglio del meglio è chi ci va e si comporta bene!) No, no, parlo del sogno di Dio, dei cristiani, quei tali che si amano rendendo presente il maestro, quei tali che hanno incontrato il Risorto e che non giocano a fare i puri, quei tali – peccatori perdonati – che si sciolgono il cuore al pensiero di Cristo e che non finiscono di lodarlo. Ecco, quella Chiesa lì, quella vera, intendo, fatta da discepoli di Cristo radunati intorno al Vangelo letto nella ricchezza dei ruoli (si dice “ministeri” nella Bibbia: doni al servizio della comunità) e in comunione tra le chiese locali. Bene: quella Chiesa lì, anche lei, è l’ultimo segno con cui Gesù Risorto si rende presente. Il problema è che – al solito – Gesú non ha lasciato istruzioni. (Ah!Qualcuno d’ogni tanto dice di essere lui “la” chiesa, ma bisogna lasciar dire…) Se ne accorgono i primi apostoli che devono capire se la fede in Gesù necessita o meno dell’appartenenza al popolo ebraico. La situazione è tipo quella elettorale: da una parte Giacomo parente di Gesù che spinge per la conservazione: solo gli ebrei possono essere cristiani, dall’altra il focoso Paolo che vuole che anche i pagani si avvicinino alla buona notizia. In mezzo (toh!) Pietro che media una soluzione per cui noi oggi siamo un popolo in cammino e non un’oscura e languente scuola di pensiero giudaico. Insomma: per far andare avanti la Chiesa, assistita dallo Spirito, ci vuole il coraggio della ricerca. Gesù ha detto e dato tutto. A noi di capirlo qui e oggi, a renderlo possibile. Le comunità sono chiamate a conservare il contenuto della fede (Gesù è lo stesso ieri oggi e sempre!) e nel contempo a renderlo presente per l’uomo d’oggi.

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