Scrivo da una stanza d’albergo, in questo momento.
Tra poco mi metterò in strada per tentare di tornare dalle mie parti.
Scrivo “tentare” perché non smette di nevicare, ma le immagini che mi riporta la webcam nei pressi di casa mia, mi tranquillizzano. Ci vuole altro per fermare uno che è stato parroco dieci anni di parrocchie di alta montagna!
Ieri sono venuto a trovare un amico prete. Alla sera ha voluto che conoscessi i suoi giovani.
È stato un bell’incontro, ho visto quello che facevano, il loro impegno, la loro trasparenza, la loro voglia di essere discepoli. Mi si è gonfiato il cuore di speranza.
Nel profondo della provincia italiana ci sono comunità (e preti) come queste che rendono presente il Regno, senza enfasi. Probabilmente lontani dai riflettori dei grandi circuiti mediatici, sono quel famoso bosco che cresce che non fa rumore quanto un albero che cade.
È la logica di Dio.
Mentre tutti si affannano a descrivere, indagare, scrutare, capire, sopravvivere alla crisi, discettare della morte e sepoltura del cattolicesimo in Italia, il Signore costruisce spazi di cielo nella quotidianità di una periferia.
Proprio come è successo con la storia di un’adolescente che frequentava la parrocchia di Nazareth, Maria la bella.

Cortesie
A pochi giorni dal natale, rileggiamo l’incontro tra un misterioso e garbato angelo (uno dei principi degli angeli), e una ragazzina acerba di Nazareth. È un incontro che ha scatenato nei secoli l’arte di pittori e poeti e che rischiamo di leggere come una pia favola. E, invece, è accaduto.
(L’angelo immaginatelo come volete, con o senza ali, vestito da benzinaio, o da vicino di casa. Gli angeli, di solito, viaggiano in incognito. Anche oggi).
Nel garbato dialogo fra l’arcangelo e Maria, riportato da Luca, scopriamo la grandezza del pensiero di Dio. In quella minuscola casa di quel minuscolo paese addossato ad un declivio roccioso, da cui la gente aveva ricavato nelle grotte naturali delle abitazioni fresche ed asciutte, avviene l’assurdo di Dio, l’inizio di una storia diversa, una storia di salvezza.
Protagonisti della scena sono una tredicenne illetterata di un paese occupato da una potenza straniera, ai confini del mondo, fuori dalle rotte commerciali che da Damasco portavano a Cesarea o a Giaffa e un angelo. Nessun satellite, nessuna diretta televisiva, nessun network ci ha riportato l’accaduto, nella minuscola Nazareth che diventa ombelico del mondo, centro assoluto della storia.
Dio, stanco di essere incompreso decide di venire a raccontarsi.
La pur lunga storia di amicizia e di affetto col popolo di Israele non è stata sufficiente per spiegarsi e Dio sceglie di farsi uomo, parole, lacrime, sorriso, emozione, sentimento, tono di voce, sudore e necessita di un corpo, abbisogna di una madre.

Mariam, la bella
Non la moglie dell’imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni, sceglie Dio, ma la piccola adolescente Mariam (la bella).
A lei chiede di diventare la porta d’ingresso per Dio nel mondo.
Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente dicendo: Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo? Appunto.
Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo basiti (noi, razionali figli di Piero Angela) davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, davanti all’ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l’Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.
Dio ha bisogno della fresca incoscienza di un’adolescente, come già aveva scelto fra i pastorelli il più grande re di Israele, come sarà un ragazzo a fornire la merenda che sfamerà le folle nel miracolo dei pani. Perché noi adulti, spesso, siamo troppo savi per capire la bizzarria creativa e il senso dell’umorismo di Dio.
Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria.
E a Nazareth, per trent’anni, Dio si nasconde nella quotidianità più semplice: bambino, adolescente, giovane falegname, come suo padre.

Illogica
Durante quei trent’anni, milioni di persone gridavano la loro pena a Dio, giorno e notte, e Dio che faceva?
Sgabelli.
Quanto parla questo assordante silenzio! Quanto dice di Dio questa sua scelta!
A noi che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l’efficienza e la produttività, Dio propone una logica diversa, la logica del “dentro”.
Scegliere Nazareth, un paese occupato dall’Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia del tempo, in un’epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, per incarnarsi, ci rivela ancora una volta la logica di Dio, logica basata sull’essenziale, sul mistero, sulla profezia, sulla verità di sé, sui risultati imprevisti (e sconcertanti).

Countdown
Animo, fratelli! Quando pensiamo di avere sbagliato tutto nella vita, di non avere avuto sufficienti opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati o siamo travolti dall’assordante incitamento di chi ci grida: “devi riuscire”, pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci incanta.
Una piccola settimana ci separa dal Natale e dal mare di banalità e di sofferenza che porterà ad alcuni. Andiamo a Betlemme, amici, così come siamo: come Davide nella prima lettura che vuole costruire un bel tempio al Dio, anche noi ci sentiremo rispondere: “lasciati fare, non preoccuparti di come hai preparato il tuo avvento, sono io che ti vengo incontro”.
Che volete, così è il nostro Dio, lasciamoci incontrare!

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