Ci sono mille volti di Dio, come ci sono mille volti di Cristo.
Basta fare una breve carrellata nelle rappresentazioni artistiche della storia recente per vedere quanti “gesù” ci siano le nostre vite.
Ho in mente la litografia che mia nonna teneva sopra il lettone matrimoniale, la raffigurazione di un Sacro Cuore con un improbabile Gesù dagli occhi azzurri, un’immagine che a lei suscitava devozione mentre a me, neoconvertito che meditava davanti all’asciutta icona del Pantocrator di Rublev, dava un senso di fastidio.
È così: ognuno ha un approccio diverso al rabbì di Nazareth, ognuno è influenzato dal modo con cui lo ha conosciuto, dalla forza di convinzione di chi gliene ha parlato. Quanti adulti incontro che portano ancora nel cuore l’immagine di un Gesù sdolcinato acquisita nell’infanzia grazie alla disponibilità di una pia catechista! O quanti, ancora, nutrono diffidenza nei suoi confronti perché indottrinati da una suora severa o un prete inacidito che predicavano un Gesù buono ma severo, in cui la giustizia finiva col prevalere sulla misericordia!
Gesù ci sfugge, continuamente.
Le rappresentazioni che facciamo di lui, che ci fanno di lui, invecchiano precocemente.
Il gossip che riguarda il Signore ha il fiato corto.

Notizie
Si parla ancora di Gesù, fuori dalle chiese.
Fatevi un giro in libreria e vedrete quanti testi hanno a che fare con quell’ebreo marginale vissuto duemila anni fa! Basta un romanzo ben congeniato per suscitare un vespaio di riflessioni, dibattiti al calor bianco.
Chi è stato Gesù?
Un grande profeta? Un illuso? Un idealista? Uno dei tanti uomini che periodicamente accendono la speranza nel cuore di un’umanità fragile e disincantata?
Sono contento quando si parla del Signore, davvero.
Cristo rappresenta un problema per l’uomo che riflette, come scriveva argutamente il grande Goehte.
E vorrei che noi cristiani dedicassimo del tempo a conoscerlo meglio.
A leggere dei testi adeguati, seri, basati su dati storici e scientifici, per recuperare il senso storico di Gesù, il suo messaggio, al sua pretesa messianica. Senza scorciatoie, senza dar troppo peso alle tante parziali visioni di Gesù che ancora oggi i veggenti di moda ci comunicano.

Bingo
Ma, dopo avere studiato ben bene, dopo avere toto Gesù dalla nebbiolina della leggenda e della devozione, ci troviamo necessariamente a doverci schierare. Non facciamo i turisti, quando abbiamo a che fare col Signore, prima o poi la domanda birichina, secca, asciutta, raggiunge il nostro cuore.
Chi sono io per te?
È una domanda che ci viene rivolta personalmente, senza possibilità di fuga. Ci mette all’angola, stana le nostre presunte certezze, ci obbliga a svestire i panni dello scettico o del saputello e ci inquieta, nel profondo.
Chi è per me Gesù?
Questa è la domenica della domanda.
La domanda che toglie Gesù dalla naftalina.

Cortesie
«Chi sono io, per te?».
Simone il pescatore osa, si schiera.
Gesù è uomo pieno di fascino e di mistero.
Di più. È un profeta.
Di più. È il Messia.
Facile dirlo, per noi. Ma per chi stava lì con lui, con il falegname di Nazareth, è un’affermazione sconcertante. Gesù non era un uomo di cultura, e neppure religioso. E non era neanche tanto devoto, permettendosi di interpretare liberamente la Legge (riportandola all’essenziale, in verità).
Per Simone, dire che Gesù è il Cristo è un salto mortale.
E Gesù gli restituisce il favore.
Simone dice a Gesù: “Tu sei il Cristo”, che significa: “Tu sei il Messia che aspettavamo”, una professione di fede bella e buona e, decisamente, ardita.
Pietro, riconoscendo nel falegname l’inviato di Dio, fa un salto di qualità determinante nella sua storia, un riconoscimento che gli cambierà la vita.
Gesù gli risponde: “Tu sei Pietro”.
Simone non sa di essere Pietro. Sa di essere cocciuto e irruente. Ma, riconoscendo in Gesù il Cristo, scopre il suo nuovo volto, una dimensione a lui sconosciuta, che lo porterà a garantire la saldezza della fede dei suoi fratelli.
Pietro rivela che Gesù è il Cristo, Gesù rivela a Simone che egli è Pietro. Scambio di cortesie.
Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto; quando ci accostiamo alla Verità di Dio riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi.
Confessare l’identità di Cristo ci restituisce la nostra profonda identità
Il Dio di Gesù non è un concorrente alla mia umanità.

Il garante
La fede di Pietro, ora, è pronta. Potrà assicurare la fede dei fratelli.
Avrà in mano le chiavi del palazzo, come ai tempi dei re d’Israele.
Isaia se la prende contro Sebna, un funzionario corrotto del palazzo del re che sarà sostituito da Eliakim. Un avvicendamento perso nelle nebbie della storia che la liturgia rilegge come una profezia. Il passaggio di consegne avverrà restituendo il mantello e le chiavi del palazzo.

La Chiesa ha in mano le chiavi del Regno, non per blindarlo, ma per spalancarlo ad ogni cercatore di Dio.

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