Niente da fare. Mi giro e mi rigiro tra le mani questo Vangelo, ho pure sfogliato qualche importante commento … No, la percezione che resta è la stessa: di inaudita lontananza dalla nostra realtà. E’ questa, probabilmente, una delle pagine più dure del Vangelo. Questo Gesù che chiede il primo posto, prima degli affetti, questo Gesù che ci chiede di entrare nel mistero della sofferenza, questo Dio che ci chiede di perderci, lascia sbigottiti. E’ possibile vivere ciò che il Signore chiede? E’ davvero realizzabile quanto il Signore vuole? Misurando, con un po’ di sano realismo e di autenticità, questa parola con la nostra vita, non si può che restare scoraggiati. Eppure … No, non credo che la Buona Notizia scoraggi, non credo che il Signore attento al lumignolo fumigante, si trasformi in un Molock esigente. Non penso che il Vangelo, che è proposta di vita, stile di libertà, pienezza di amore, ci ponga degli obiettivi così irragiungibili. No, non credo questo. Allora? La proposta che il Signore fa, pur sconcertante, svela un’altra realtà, piena di speranza. La prima reazione, leggendo la Parola, è quella di sentirci inadeguati. Il Signore, invece, ci chiede di spostare lo sguardo da noi a lui. Invece di dire: "non è possibile essere cristiani in questo modo!", il Signore ci chiede di dargli fiducia. Allora la Parola si illumina, e mi chiedo: ma colui che pretende così tanto, questo Signore così esigente, cosa ci propone in cambio? Il Signore si presenta come colui che è più dei nostri affetti, più della sofferenza, più della vita stessa. Dio si presenta come il tutto, mantiene ciò che promette, gioca a chi è più generoso. Sì, amici, questa pagina deve gonfiare il nostro cuore di gioia. Non perché sentiamo che le cose che il Signore ci chiede sono irragiungibili. No. Ma perché se ce lo chiede è che la sua presenza è di più! Intuisco, allora, quanto grande dev’essere la presenza del Signore nel cuore di chi crede sul serio. Intuisco, barlume nella mia mediocrità, quale luce abbagliante può colmare la vita di chi si affida veramente in Dio. Ma: come arrivare a tanto? Accogliendo, ci dice il Vangelo. Accogliendo chi porta la Parola senza pregiudizi, con semplicità e fede. Come accogliamo la Parola? Come accogliamo chi ce l’anuncia? Sempre così pronti a fermarci a chi ne parla, piuttosto che ad ascoltare il contenuto. Esiste una chiusura di cuore (la più terribile!) che ci impedisce di accogliere il Vangelo perché scandalizzati o infastiditi da chi l’annuncia. "Ma come, questo prete, questo cristiano, così incoerente mi parla in questo modo di Dio?". E così sbarriamo il cuore alla Parola, impediamo a Dio di agire nella nostra vita. Accogliere significa fidarsi. Accogliere significa abbattere i propri muri per finalmente intravvedere la pienezza dell’amore. Gesù ci suggerisce l’atteggiamento del giusto. Giusto, nel linguaggio della Bibbia, è chi non giudica secondo le apparenze, ma, come Dio, giusto è chi guarda nel profondo del cuore. Così, accogliendo con uno sguardo puro la Parola del Signore, potremo sperimentare la grande gioia della donna che, nella prima lettura, accolse il profeta Eliseo. La donna facoltosa, leggiamo, ebbe come ricompensa di diventare madre. Anche noi, se accettiamo chi parla di Dio, diventeremo fecondi di vita nuova. Lasciamo allora ch e la Parola di oggi ci spinga ad abbandonarci con più forza alla Parola del Signore!

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