Il Signore ha detto e dato tutto: ha svelato il vero volto del Padre, ci ha rassicurati, egli è con noi per sempre, fino alla fine.
È iniziato il faticoso tempo della Chiesa, serva del vangelo, incoerente e fragile perché fatta di uomini e donne incoerenti e fragili (io che scrivo, tu che leggi, fratello, non pensare agli altri) eppure trasfigurati perché discepoli, cercatori, affamati.
E, leggendo la storia con uno sguardo profondo, autentico, spirituale, riconosciamo che questa indissolubile alleanza non è mai venuta meno. Nonostante noi cristiani, da duemila anni il Maestro continua ad essere annunciato dalla Chiesa.
Certo: tutti abbiamo di che lamentarci e di che iniziare la consueta litania delle cose che non vanno nella Chiesa, come ci lamentiamo dell’allenatore della Nazionale di calcio o del politico di turno.
La differenza è che nessuna Coppa del mondo e nessun superpresidente del Consiglio ci danno la salvezza.
(Io sono di quelli che, come scrive il grande Antonio Fogazzaro nel suo Il santo, pensano di non dover rinnegare la propria madre solo perché indossa un vestito che non ci piace!)
Più i cristiani hanno cercato di manipolare il vangelo, di stravolgerlo, di rinnegarlo, e più lo Spirito ha mandato schiere di santi a tenere a galla la baracca.
È lo Spirito che fa la Chiesa, la tiene ancorata al suo Signore, la scuote, la invia, la anima, la rianima. Lo Spirito, il primo dono fatto ai credenti.

Alunni
Il cammino interiore dei discepoli ci dice una verità semplice: la fede è un evento dinamico, non statico, ci occorre tutta la vita per imparare a credere. Gli apostoli stessi, convinti ora di avere capito, dopo tre anni di insegnamenti bruciati sotto la croce, dimostrano, pochi attimi prima dell’ascensione al cielo di Gesù, di non avere capito nulla. Sognano un regno terreno, guidato da Gesù.
Gesù, invece, chiede a loro di rendere presente il Regno. Amandosi.
La fede è in continua evoluzione, Gesù ha detto e dato tutto, noi fatichiamo (e tanto) a stargli dietro.
La Chiesa vive in una continua tensione tra la conservazione del messaggio di Gesù e la forza dirompente della sua interpretazione e attualizzazione.
Gesù stesso oggi ci scuote: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.
Siamo discepoli a vita, alunni nella fede, bambini che crescono nel cogliere l’immensa grandezza e complessità della Rivelazione.
Siamo ancora disposti a crescere? A cambiare opinione? A convertirci?

Egli vi guiderà
Consapevole della fragilità e ottusità dei suoi (e di noi) Gesù dona lo Spirito, colui che ci guida alla verità tutta intera. Rischiamo di fermarci alla verità parziale, alla nostra piccola verità, anche di fede. In un crescente cammino di illuminazione interiore e di consapevolezza, invocando con forza lo Spirito e lasciandoci condurre, possiamo passare attraverso una maggiore coscienza della verità fino ad arrivare, alla verità tutta: che Dio è amore, tenerezza continua, compassione, bene assoluto, Maestro di umanità, perdono e luce, pace e fedeltà assoluta.
Oggi chiediamo allo Spirito di prendere in mano la nostra vita e di condurci verso la pienezza della conoscenza di Dio.

Lo Spirito
Lo Spirito è presenza d’amore della Trinità, ultimo dono di Gesù agli apostoli, invocato da Gesù come vivificatore, consolatore, ricordatore, avvocato difensore, invocato con tenerezza e forza dai nostri fratelli cristiani d’oriente.
Senza lo Spirito saremmo morti, esanimi, spenti, non credenti, tristi.
Lo Spirito, discreto, impalpabile, indescrivibile, è la chiave di volta della nostra fede, ciò che unisce tutto.
Lo Spirito, già ricevuto da ciascuno nel Battesimo, è colui che ci rende presente qui e ora il Signore Gesù. Colui che ci permette di accorgerci della sua presenza, che orienta i nostri passo a incrociare i suoi.
Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti?
Invocate lo Spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo.
Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo?
Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi.
Fate fatica a iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da tirare fuori di domenica?
Invocate lo Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi.
Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona?
Invocate l’avvocato difensore, il Paracleto, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.
Così gli apostoli hanno dovuto essere abitati dallo Spirito, che li ha rivoltati come un calzino, per essere finalmente, definitivamente, annunciatori e, allora, solo allora, hanno iniziato a capire, a ricordare col cuore.
Se avete sentito il cuore scoppiare, ascoltando la Parola, state tranquilli: c’era lo Spirito che, finalmente, era riuscito a forzare la serratura del vostro cuore e della vostra incredulità!
Non vi capite con chi vi sta intorno, col vostro parroco, col vostro confratello? Invocate lo Spirito che provoca l’anti-Babele (ricordate quel bel racconto della gente che non si capiva più?) ricucendo gli strappi del nostro non capirci per suscitare comunioni sotterranee che vanno al di là delle simpatie.

Abbiamo bisogno, urgiamo, ci è indispensabile invocare lo Spirito perché ci cambi il cuore, ce lo riempia, perché dia una sveglia alla nostra fede.
Non è tempo perso il tempo dedicato ad invocarlo, a supplicarlo, a fargli vedere che lo aspettiamo. La nostra Chiesa contemporanea deve smettere di avere paura, di conservare l’esistente, di vedere nemici ovunque! Come mirabilmente suggeriva il grande Giovanni Paolo, non abbiamo paura di accogliere e dire Cristo, perché la Chiesa, per entrare nel terzo millennio, non ha bisogno di strutture, o di organizzazione, ma di santità.
Lasciamo il timone della nostra vita allo Spirito.

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