L’anno liturgico si sta concludendo, tra poche domeniche celebreremo la festa di Cristo Re, per poi iniziare un nuovo anno accompagnati, questa volta, dal grande Matteo, il pubblicano convertito al Regno. E ancora di pubblicani si parla, oggi, dopo l’inquietante parabola di domenica scorsa della preghiera del fariseo e del pubblicano.
Luca, che ha conosciuto Gesù attraverso la predicazione di Paolo, Luca pagano, abituato a sentir parlare dei capricci delle divinità greche, si era convertito al volto misericordioso del Dio di Paolo. Prima di salutarci, e di affidarci a Levi, vuole ancora raccontarci di un tale Zaccheo, di Gerico; storico scrupoloso quale è, Luca non si è lasciato sfuggire questo splendido incontro che gli altri evangelisti, invece, trascurano.


Piccolezze, piccinerie
Zaccheo è un manager riuscito: ha fatto soldi a palate, grazie all’appalto delle tasse dall’invasore romano. Un usuraio, diremmo oggi, un furbo senza scrupoli come i caimani che squartano la finanza italiana, al centro il profitto, il resto è relativo. E’ rispettato, temuto dai suoi concittadini: basta un suo gesto e i soldati romani intervengono; forse, mi immagino, nella sua spregiudicatezza si è vendicato delle prese in giro del tempo della scuola, a causa della sua statura.
E’ rimasto basso, Zaccheo; ora, però, coloro che lo denigravano abbassano lo sguardo quando lo incrociano.
Ma è rimasto solo. La ricchezza e il potere sono avari di amici e di gratuità.
Zaccheo ha sentito parlare del Galileo, quel tale Nazareno che la gente crede un guaritore, un profeta. Si dice che passerà da Gerico, l’antichissima città che sorge sulle rive del Mar Morto.
Zaccheo è piccolo. Di statura, certo, ma di cuore, soprattutto, per vedere Gesù deve salire su un albero. Meglio, così potrà vedere senza essere visto…
Ha una vita di fede, Zaccheo? Non ci viene detto ma, a naso, possiamo dire che Dio non è il suo principale problema. C’è movimento, la folla si agita, vede le braccia che si alzano al cielo, le grida dei bambini. Stringe gli occhi, ora lo vede, il Nazareno è proprio lì, a qualche metro da lui.


Sorprese
E accade l’inatteso: Rabbì Gesù lo stana, lo vede, gli sorride: scendi, Zaccheo, scendi subito, vengo da te. Zaccheo è interdetto: come fa a conoscere il suo nome? Cosa vuole da lui? Forse lo ha confuso con qualcun altro?
Non importa, Zaccheo scende, di corsa. Perché?
Il fascino di Gesù lo ha riempito? Intuisce qualcosa? Gesù non giudica, né teme il giudizio dei benpensanti di ieri e di oggi: va a casa sua, si ferma, porta salvezza. Zaccheo è confuso, turbato,vinto: in dieci minuti la sua vita è cambiata, il famoso Jeshua bar Joseph è venuto a casa sua. Si sente ribaltato come un calzino, Zaccheo. Proprio lui cercava Gesù, non si è sbagliato di persona. Proprio lui voleva, non c’è dubbio. Gesù non ha posto condizioni, è venuto a casa di un peccatore incallito.
Zaccheo fa un proclama che lo porterà alla rovina (leggete! Restituisce quattro volte ciò che ha rubato!), ma che importa? E’ salvo ora. Non più solo sazio, solo temuto, solo potente. No, salvo, discepolo, finalmente.
Lui, temuto ed odiato, ora è discepolo.


Meditando
Che grande è Dio! Zaccheo siamo noi: travolti dal delirio quotidiano, concentrati a riuscire, frustrati perché non riusciti. Zaccheo sono io che dò retta alle sirene intorno a me, sirene che mi chiedono sempre di più, sempre il massimo: al lavoro, a casa, nell’aspetto fisico. La fede non importa poi molto, sì, un po’ di curiosità, qualche solletico New Age che tratta Dio come una serva e mette me, io, ego sempre al centro dell’universo. Eppure Dio ti ripesca lì, dove credi di essere arrivato.
Dio ti stana, ti rincorre, ti tampina, ti tacchina. Perché ti ama, davvero: Lui sì, ti ama come sei.


Cosa ci dice, infine, Luca?
Anzitutto: Dio ti cerca, lui prende l’iniziativa; Dio ti ama, senza giudicarti.
Noi cerchiamo colui che ci cerca. La nostra vita è una specie di rimpiantino, lasciamoci raggiungere, finalmente! Non cediamo alle lusinghe di chi ci fa credere di valere solo se produciamo o compriamo o lottiamo. Zaccheo è arrivato, realizzato, ma il suo cuore è microscopico. Quale immensità dona Dio se Zaccheo butta tutto al vento? Non gli importa più nulla: ora vola, ora sa, ora è discepolo amato. Finalmente.


Una seconda annotazione: Gesù non giudica Zaccheo, lo aspetta.
L’amore di Dio precede la nostra conversione. Dio non ci ama poiché siamo buoni ma, amandoci ci rende buoni. Gesù non chiede: dona, senza condizioni.
Se Gesù avesse detto: `Zaccheo, so che sei un ladro: se restituisci ciò che hai rubato quattro volte tanto, vengo a casa tua`, credetemi, Zaccheo sarebbe rimasto sull’albero.
No: Dio precede la nostra conversione, la suscita, ci perdona prima del pentimento, e il suo perdono ci converte: è talmente inaudita e inattesa la salvezza, che ci porta a conversione.


Ai discepoli
Eccoci, amici, discepoli. Chi vuole seguire Rabbì Gesù batta un colpo, scenda dall’albero, si schieri. Non importa chi sei, né quanta strada hai fatto o che errori porti nel cuore.
Non importa se scruti il passaggio del Rabbì per curiosità.
Oggi, oggi, adesso, lui vuole entrare nella tua casa.

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