23/12/2007 – Giuseppe

Per Giuseppe non fu un gran Natale, quel Natale.
Lui i suoi progetti li aveva, eccome. Progetti modesti, da giovane artigiano: la bottega andava bene, merito della sua bravura e della sua affabilità con i clienti. Certo, non era una gran piazza, Nazareth, ma col tempo, chissà, avrebbe potuto ingrandirsi e, addirittura, trasferirsi a Sefforis.
Le cose andavano bene: aveva appena ricevuto la commissione per costruire una grande cassapanca per un tale Levi che faceva l’esattore a Cafarnao. Tutto bene, insomma: da lì a poco avrebbe preso in casa la sua fidanzata Maria, che tutti gli invidiavano per la bellezza e la modestia innata. In tutta la Galilea si parlava della naturale bellezza delle nazarene (e d’altronde, l’Onnipotente era stato giusto: tanto quanto il posto era arido e sgradevole, tanto più aveva donato a quel paese delle splendide figlie di Eva!), e la piccola Maria confermava tali voci.
Per Giuseppe, Betlemmita, progettare una famiglia con quella ragazza che gli aveva rapito il cuore era fonte di una gioia incontenibile.
Fulmini
Chissà come venne a sapere Giuseppe che Maria aspettava un figlio… Non suo. Chissà. Non da Maria, credo, forse da qualche parente vicino alla famiglia, un maschio, probabilmente. Per Giuseppe fu come scivolare in un incubo assoluto, una tragedia definitiva.
Ma come: Maria? Proprio lei? Giuseppe era l’unico a sapere che quel figlio non era frutto del suo seme. L’unico, insieme a Maria. La notte in cui apprese la notizia fu terribile, continuava a rigirarsi nel pagliericcio, appena il sonno riusciva a strapparlo dall’ansia, orribili sogni lo gettavano nell’ombra più cupa. Cosa doveva fare? Non era il tempo della rabbia, quello, né della lamentazione, era il tempo di agire.
Sapeva fin troppo bene cosa avrebbe dovuto fare. Se ne parlava, fin da quand’era piccolo, sottovoce a casa, riguardo ad una brutta vicenda capitata a una vicina scomparsa improvvisamente: una donna adultera deve essere lapidata pubblicamente. Antico retaggio tribale di una visione della donna e della sessualità in qualche modo messo in bocca a Dio e, perciò, giustificato e condiviso da tutti, adultere comprese. Ecco: al mattino si sarebbe alzato e sarebbe andato dal rabbino, e gli avrebbe detto la verità, poi, le cose sarebbero andate come dovevano, non c’era altra soluzione.
O forse.
Il volto di Maria, sorridente, gli tornava in mente: non riusciva a credere alla realtà, non voleva arrendersi all’evidenza. Il suo orgoglio di maschio ferito cedeva il posto alla tenerezza e alle lacrime.
Il suo cuore si placò quando gli venne in mente un’altra soluzione: al rabbino avrebbe detto che si era stufato di Maria, che scioglieva il contratto. Maria avrebbe avuto l’onore compromesso, ma la vita salva. Ecco, sì, buona idea. In fondo amava Maria immensamente, nonostante tutto. Poi.
Angeli
Il sonno che lo prese fu quello che prende dopo una notte di battaglia, sul fare del mattino. E lì accadde. Un angelo dialogava con lui, nel sogno, e gli parlava di una missione da compiere, e di un figlio che avrebbe salvato il mondo e di non preoccuparsi. Un sogno strano, dolce, quasi vero. Maria era sua, di Giuseppe, ma a Dio piaceva e le aveva chiesto il grembo in prestito. Nel sogno Giuseppe taceva, stupito, attonito, pacificato. Poi.
Si svegliò, Giuseppe, sereno. I pensieri bui erano lontani, fuggiti con le tenebre, si decise di andare a comperare un dolce e di portarlo a Maria. Aveva bisogno di forza, ora che aspettava un figlio. “Suo” figlio. Se Maria aveva imprestato il grembo a Dio, lui, Giuseppe, poteva anche fargli da padre, a Dio.
Natali
Matteo scrive che Giuseppe è “giusto”, cioè irreprensibile, autentico, onesto, un uomo di alto profilo, pieno di dignità e di compassione, non vendicativo, non rancoroso; non giudica secondo le apparenze, pur ferito a morte, sa superare il suo orgoglio e usa misericordia verso la donna che ama.
“Giusto” come i giusti dell’antico testamento, come i pii davanti a Dio, come i retti di cuore che tanto la Scrittura loda, come il sommo titolo onorifico che il moderno Stato di Israele conferisce agli europei che hanno nascosto e salvato gli ebrei durante la folle Shoa. “Giusto”, che si mette dalla parte del pensiero di Dio, che contrasta la follia dominante e il pensiero comune, che guarda in profondità e lascia prevalere la tenerezza. “Giusto”, come potrebbe essere ciascuno di noi, se solo lasciassimo Dio nascere nei nostri cuori, infine.
Fa bene, Giuseppe, a mettere da parte il suo dolore.
No, non c’è nessun altro bel giovane di Nazareth ad amare Maria.
È Dio che gli ha rubato la ragazza.
Giusti
Vuoi che Dio nasca nel tuo cuore? Metti da parte le apparenze, vivi con onestà con te stesso, sii irreprensibile di fronte agli uomini, coltiva in te i sentimenti e le qualità che ancora sono considerate dei valori: la mitezza, l’assenza di critica, la bonomia, la pazienza, la mitezza, l’umiltà.
Un mondo di arroganti e spocchiosi è diventato il nostro mondo, un mondo fatto di gente che urla per far sentire il nulla che ha da dire.
Di quanti Giuseppe avremmo bisogno, nei rapporti di coppia, negli uffici, in politica. Uomini giusti, di cui Dio si può fidare per realizzare il suo progetto.
Giuseppe il sognatore
Per far nascere Dio in noi bisogna essere dei grandi sognatori, a credere nei sogni.
Giuseppe c’insegna ad avere il coraggio del sogno, in questo mondo disincantato e cinico; lui, grande sognatore, vive l’interezza della sua vita dietro ad un sogno, piega la sua volontà e il suo destino alla volontà sorniona ed impudente di Dio che gli chiede di mettersi da parte per lasciare spazio al suo inaudito progetto di incarnazione. Un uomo che non sa più sognare, che non insegue i suoi sogni, che non li ascolta, è un uomo morto. E uccide Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità. Abbiamo bisogno di sognatori, abbiamo bisogno del coraggio del sogno, abbiamo bisogno di persone che non pensano a far fiorire il proprio piccolo giardino, ma ad aiutare Dio a salvare il mondo.

Giuseppe, ora, si prepara: deve tornare alla sua Betlemme con Maria. Non le ha chiesto nulla, lei sa, lui sa, cos’altro dire? Si mettono in strada, lei, acida adolescente, con il pancione che la fa donna. Un Imperatore idiota ha deciso di contare i suoi sudditi per crogiuolarsi nel suo inutile potere.

 

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