Commento al Vangelo del 19 Giugno 2022

Corpus Domini

Gn 14,18-20/ 1Cor 11,23-26/ Lc 9,11-17

Ho ricevuto, ho trasmesso

Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito…

Paolo scrive alla comunità di Corinto prima ancora che Marco si ingegni a scrivere un Vangelo. 

E, lui, apostolo di riserva, che non ha conosciuto e vissuto col Signore, ci tiene a rassicurare i suoi parrocchiani: racconta con scrupolo, come prima cosa, come segno di autenticità della sua predicazione, ciò che lui stesso ha ricevuto. L’essenziale.

Racconta la cena. Quella cena. Non l’ultima ma la prima.

Rievoca il comando: rifatelo, se volete che io ci sia.

E lo rifacciamo, in obbedienza.

Noi crediamo che ripetendo quella cena, quel Seder pasquale, unico, particolare, compiamo un memoriale, uno ziqqaron. Quando i fratelli ebrei celebrano la cena di Pesah non stanno ricordando la buonanima di Mosè. Si chiedono da quale Faraone devono fuggire.

Così noi, quando ripetiamo la cena, quella cena, stiamo rivivendo il dono di Cristo all’umanità.

Il dono di se stesso.

E oggi la Chiesa, consapevole di avere il compito di dire di Dio, di annunciare il Dio di Gesù, il Dio felice che ci rende felici in questo tempo di mezzo fra la sua venuta nella Storia e il suo ritorno nella gloria, spinta e motivata dallo Spirito, immersa nella comunione Trinitaria, indica il pane del cammino, il pane del viaggio in questa stordente avventura. […]

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