E in qualche modo ci stiamo preparando e leggiamo pure e meditiamo i vangeli insieme a Curtaz, o a padre Ermes, o a Maggi e Armellini che ci aiutano. E ci stiamo anche dando da fare per ritagliarci un qualche spazio di sopravvivenza in quella notte. Che so, un po’ di preghiera in silenzio, mezza giornata di ritiro in parrocchia, la novena…
E passeremo anche questo Natale, fidatevi, speriamo indenni, forse un po’ scossi o amareggiati.
Allora, prima sommessamente, poi tambureggiante, insostenibile, sorge un dubbio che, santamente, cerchiamo di ricacciare nel buio dell’oblio. Ma più lo allontaniamo da noi, relegandolo nella periferia della mente e più incalza, feroce.
Ha senso tutto questo? Davvero siamo stati salvati? E da chi, da cosa?
Non è cambiato molto dopo duemila anni, dai.
E anche noi cristiani stiamo dando al mondo un osceno spettacolo di incoerenza: proprio i popoli che hanno accolto il Vangelo sono fra i più agguerriti predatori del pianeta, indifferenti alle esigenze di altri popoli che non esitiamo a sottomettere economicamente.
La dico io, visto che non osate: e se ci fossimo presi la più colossale cantonata della Storia?
Se Gesù, alla fine della fiera, grandissimo uomo di Dio, affascinante e colto, amabile e amato, altri non fosse che uno dei o, se volete, il principale fra gli idealisti che hanno calpestato questo pianeta?
Se, davvero, questa storia di Dio che viene, fosse una solenne delusione?
Tranquilli; siamo legittimati ad avere tutti i dubbi del mondo.
Commento al Vangelo del 14 Dicembre 2025
Terza domenica di avvento, anno di Matteo
Is 35,1-6.8.10/ Gc 5,7-10/ Mt 11,2-11
Sei tu?
Si certo, arriva un ennesimo Natale.
E in qualche modo ci stiamo preparando e leggiamo pure e meditiamo i vangeli insieme a Curtaz, o a padre Ermes, o a Maggi e Armellini che ci aiutano. E ci stiamo anche dando da fare per ritagliarci un qualche spazio di sopravvivenza in quella notte. Che so, un po’ di preghiera in silenzio, mezza giornata di ritiro in parrocchia, la novena…
E passeremo anche questo Natale, fidatevi, speriamo indenni, forse un po’ scossi o amareggiati.
Perché Natale, smettiamola di fingere, è un coltello piantato nella carne dei buoni sentimenti, nel nostro io bambino che aspettava quella notte come la notte.
Allora, prima sommessamente, poi tambureggiante, insostenibile, sorge un dubbio che, santamente, cerchiamo di ricacciare nel buio dell’oblio. Ma più lo allontaniamo da noi, relegandolo nella periferia della mente e più incalza, feroce.
Ha senso tutto questo? Davvero siamo stati salvati? E da chi, da cosa?
Non è cambiato molto dopo duemila anni, dai.
E anche noi cristiani stiamo dando al mondo un osceno spettacolo di incoerenza: proprio i popoli che hanno accolto il Vangelo sono fra i più agguerriti predatori del pianeta, indifferenti alle esigenze di altri popoli che non esitiamo a sottomettere economicamente.
La dico io, visto che non osate: e se ci fossimo presi la più colossale cantonata della Storia?
Se Gesù, alla fine della fiera, grandissimo uomo di Dio, affascinante e colto, amabile e amato, altri non fosse che uno dei o, se volete, il principale fra gli idealisti che hanno calpestato questo pianeta?
Se, davvero, questa storia di Dio che viene, fosse una solenne delusione?
Tranquilli; siamo legittimati ad avere tutti i dubbi del mondo.
Perché dubbioso è stato il più grande uomo mai visto sulla terra.
Il profeta Giovanni. […]
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