Tredicesima domenica durante l’anno, anno di Luca

1Re 19,16.19-21/Gal 5,1.13-18/ Lc 9,51-62

Diventare discepoli

Gesù, nel vangelo di oggi, letteralmente, indurisce il suo volto.

Ora punta verso Gerusalemme. La Gerusalemme che uccide i profeti.

Sa, e Luca l’evangelista lo rimarca, che a Gerusalemme si giocherà tutto.

Sa e dice, e restiamo allibiti, di essere disposto a morire pur di non rinnegare il volto del Dio che ha conosciuto e che annuncia.

E noi, ora, qui, se vogliamo, siamo chiamati a dire di Dio. Del suo Dio.

Il Dio innamorato. Il Dio bellissimo.

Il Dio comunione, il Dio che si fa pane.

Lo Spirito ci conduce a capire, alla verità tutta intera.

Il mondo si sfalda, divorato dall’odio e dalla bramosia, ubriacato dagli idoli, immemore del suo destino e della sua chiamata. La Chiesa, nella sua attuale forma storica, non quella nel cuore di Dio, fatica a trovare nuovo slancio. 

A noi, discepoli inviati, noi che ci siamo scoperti amati, agapetoi, è chiesto di restare come pioli conficcati nel terreno, incendiati come una torcia, per costruire – infine – quelle comunità profezia di un mondo nuovo, di un’umanità riconciliata, che cambia il precipitare degli eventi. Non più verso il caos ma verso l’abbraccio di Dio.

È tempo di rinnovamento. Di passione. Di amare.

Il mondo ha bisogno di testimoni, non di devoti abitudinari.

È Gesù che ce lo chiede. […]

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