Gesù, nel vangelo di oggi, letteralmente, indurisce il suo volto.
Ora punta verso Gerusalemme. La Gerusalemme che uccide i profeti.
Sa, e Luca l’evangelista lo rimarca, che a Gerusalemme si giocherà tutto.
Sa e dice, e restiamo allibiti, di essere disposto a morire pur di non rinnegare il volto del Dio che ha conosciuto e che annuncia.
E noi, ora, qui, se vogliamo, siamo chiamati a dire di Dio. Del suo Dio.
Il Dio innamorato. Il Dio bellissimo.
Il Dio comunione, il Dio che si fa pane.
Lo Spirito ci conduce a capire, alla verità tutta intera.
Il mondo si sfalda, divorato dall’odio e dalla bramosia, ubriacato dagli idoli, immemore del suo destino e della sua chiamata. La Chiesa, nella sua attuale forma storica, non quella nel cuore di Dio, fatica a trovare nuovo slancio.Â
A noi, discepoli inviati, noi che ci siamo scoperti amati, agapetoi, è chiesto di restare come pioli conficcati nel terreno, incendiati come una torcia, per costruire – infine – quelle comunità profezia di un mondo nuovo, di un’umanità riconciliata, che cambia il precipitare degli eventi. Non più verso il caos ma verso l’abbraccio di Dio.
È tempo di rinnovamento. Di passione. Di amare.
Il mondo ha bisogno di testimoni, non di devoti abitudinari.
Commento al Vangelo del 26 Giugno 2022
Tredicesima domenica durante l’anno, anno di Luca
1Re 19,16.19-21/Gal 5,1.13-18/ Lc 9,51-62
Diventare discepoli
Gesù, nel vangelo di oggi, letteralmente, indurisce il suo volto.
Ora punta verso Gerusalemme. La Gerusalemme che uccide i profeti.
Sa, e Luca l’evangelista lo rimarca, che a Gerusalemme si giocherà tutto.
Sa e dice, e restiamo allibiti, di essere disposto a morire pur di non rinnegare il volto del Dio che ha conosciuto e che annuncia.
E noi, ora, qui, se vogliamo, siamo chiamati a dire di Dio. Del suo Dio.
Il Dio innamorato. Il Dio bellissimo.
Il Dio comunione, il Dio che si fa pane.
Lo Spirito ci conduce a capire, alla verità tutta intera.
Il mondo si sfalda, divorato dall’odio e dalla bramosia, ubriacato dagli idoli, immemore del suo destino e della sua chiamata. La Chiesa, nella sua attuale forma storica, non quella nel cuore di Dio, fatica a trovare nuovo slancio.Â
A noi, discepoli inviati, noi che ci siamo scoperti amati, agapetoi, è chiesto di restare come pioli conficcati nel terreno, incendiati come una torcia, per costruire – infine – quelle comunità profezia di un mondo nuovo, di un’umanità riconciliata, che cambia il precipitare degli eventi. Non più verso il caos ma verso l’abbraccio di Dio.
È tempo di rinnovamento. Di passione. Di amare.
Il mondo ha bisogno di testimoni, non di devoti abitudinari.
È Gesù che ce lo chiede. […]
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