Non so voi, ma io vorrei gettare la spugna, sinceramente.
Sarà che sto invecchiando e in me prevale l’aspetto cinico del carattere (quanto mi ha intenerito vedere un vecchio Guccini spento e disincantato…), sarà che è tutto fuori scala con questa rabbia collettiva e mondiale che diventa aggressività perenne, sarà che vedo molte comunità stanche, sfiduciate, sarà per la litania di brutte notizie che arrivano quotidianamente dai notiziari.
Allora vorrei entrare in una bolla, vivere seguendo la corrente, come fanno in tanti, arrangiarmi.
Non pensare più a Dio, al Vangelo, sorridere della mia fede ingenua.
Solo che poi dentro brucia. Come un fuoco che non si estingue, proprio come accade a Geremia.
Ma dove vado senza il mio Dio? Quale alternativa propone il mondo che non sia la disperazione e la follia?
Allora, forse, ha ragione Paolo, nella seconda lettura: devo ancora (ancora!) cambiare la mia visione delle cose, il mio sguardo, senza conformarmi alla mentalità di questo mondo, vivendo nella carne, in questo corpo stanco e claudicante, la novità del Regno.
Diventare discepolo, non dire a Dio cosa deve fare, ma finalmente andargli dietro.
Commento al Vangelo del 30 agosto 2026
Ventiduesima domenica durante l’anno
Ger 20,7-9/ Rm 12,1-2/ Mt 16,21-27
Dio non voglia!
Non so voi, ma io vorrei gettare la spugna, sinceramente.
Sarà che sto invecchiando e in me prevale l’aspetto cinico del carattere (quanto mi ha intenerito vedere un vecchio Guccini spento e disincantato…), sarà che è tutto fuori scala con questa rabbia collettiva e mondiale che diventa aggressività perenne, sarà che vedo molte comunità stanche, sfiduciate, sarà per la litania di brutte notizie che arrivano quotidianamente dai notiziari.
Allora vorrei entrare in una bolla, vivere seguendo la corrente, come fanno in tanti, arrangiarmi.
Non pensare più a Dio, al Vangelo, sorridere della mia fede ingenua.
Solo che poi dentro brucia. Come un fuoco che non si estingue, proprio come accade a Geremia.
Ma dove vado senza il mio Dio? Quale alternativa propone il mondo che non sia la disperazione e la follia?
Allora, forse, ha ragione Paolo, nella seconda lettura: devo ancora (ancora!) cambiare la mia visione delle cose, il mio sguardo, senza conformarmi alla mentalità di questo mondo, vivendo nella carne, in questo corpo stanco e claudicante, la novità del Regno.
Diventare discepolo, non dire a Dio cosa deve fare, ma finalmente andargli dietro.
Non ditelo a Pietro. […]
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