Sesta domenica di Pasqua

At 8, 5-8.14-17/1Pt 3,15-18 / Gv 14,15-21

Adsumus

Adsumus, il presente, colui che c’è, colui che viene a trovarsi, lo Spirito promesso.

Cristo Risorto è il pastore bello che veglia sul nostro cuore: come una porta, sta attento che nessun ladro e menzognero entri nella nostra vita interiore.

È la via che ci conduce al Padre, la verità che ci rende liberi, la vita che ci riempie di gioia.

E, in questo percorso di scoperta della profonda identità di Cristo, oggi la liturgia ci propone un bellissimo brano del lungo discorso che Gesù, secondo l’evangelista Giovanni, ha tenuto dopo la lavanda dei piedi.

Gesù è preoccupato per i suoi discepoli, li vuole salvare dal mondo, cioè dalla logica mondana che rischia di contagiare il nostro modo di vedere le cose e di pensare. 

E quanto aveva ragione, purtroppo! Anche nella Chiesa, spesso, dilagano logiche mondane, contrapposizioni, bramosie, arrivismo… e ne vediamo le conseguenze. Invece di essere trasparenza, diventiamo ostacolo, alto muro che impedisce ai viandanti di vedere la meta. 

Viviamo in questo mondo, ne siamo influenzati ma non gli apparteniamo, dice il Signore.

Ma, lo sappiamo bene, da soli fatichiamo, e tanto.

Come distinguere cosa proviene da Dio e cosa dalla nostra ombra interiore? Come trovare la forza per affrontare le inevitabili difficoltà che, come tutti, dobbiamo affrontare?

Gesù ci incoraggia: ci dona lo Spirito Santo.

La forza del Padre, il dono del risorto ai credenti.

E, in questo caso, ne definisce due delle peculiarità: lo Spirito è il Consolatore/Paracleto ed è colui che ci conduce alla pienezza della verità (di nuovo!). […]

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