Diciannovesima domenica durante l’anno

1Re 19,9-13/Rm 9,1-5/ Mt 14,22-33

Scoraggiamenti

Va bene il Tabor, ma poi si scende, Paolino.

Nella pianura rovente, nelle città vuote o nei luoghi di vacanza strapieni e costosissimi.

Solo uno su due, fra noi, è andato via di casa. Per gli altri, molti anziani, si tirano giù le tapparelle e si aspetta che passi. Si respira aria di scoraggiamento, però.

Agosto sembra far dimenticare per qualche istante la cappa lugubre che appesantisce le nostre vite. Il nostro futuro. E le nostre comunità, con o senza Sinodo. 

E la fede?

Liberi tutti, come accade ad ogni estate con le attività parrocchiali messe in stand-by. Ma ora è diverso. La ruota sembra inceppata, le cose che si sono sempre fatte non funzionano più, nonostante tanta fatica. E si semina senza vedere frutti o si vede crescere la zizzania.

Giovani nelle parrocchie, non pervenuti. Preti spesso svuotati. O senza fede (non scherzo).

Il mondo sempre più aggressivo e tu, tenero discepolo cattolico italiano, boomer e ingenuo, ti senti una razza in via di estinzione da mettere in una riserva naturale.

E allora un po’ si molla il tiro. Ci si arrende. Come dopo una lunga battaglia senza vincitori né vinti.

Stanchi dentro. Anche i preti. Anche gli innamorati di Dio. Anche i profeti.

C’era già tutto questo, non scherziamo. Solo che fingevamo di non vedere. 

Si può credere ed essere scoraggiati?

Sapersi amati dal Signore e, nonostante questo, avere dei momenti di stanchezza interiore?

Sì, certo. E di questo parla la Parola, oggi.

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