Domenica di Pentecoste

At 2,1-11/Gal 5,16-25/ Gv 15,26-27; 16,12-15

Frutti dello Spirito

È il nostro tempo, il tempo di mezzo, fra la sua venuta nella storia e il suo ritorno nella gloria, il tempo della Chiesa, dei fragili discepoli innamorati che lo testimoniano, credenti credibili, non perfetti ma accesi.

E proprio la consapevolezza della fatica di essere testimoni, in questo tempo che esaspera i conflitti, che evidenzia i limiti, che ribalta le convinzioni che ci fa vacillare a farci tremare i polsi.

Non ce la possiamo fare, non scherziamo. Non noi. Non io.

Serve qualcuno. Serve lo Spirito.

Lo aveva promesso, lo aveva invocato, lo aveva chiesto, il Signore.

Il fuoco ardente dell’amore di Dio.

La fiamma di Ja. La passione travolgente con cui Dio ha creato il mondo e ricreato la relazione perduta con gli uomini. La vibrazione del suo battito d’amore.

Primo dono ai credenti dall’altro della croce dove l’appeso attira tutti a sé.

Lo aveva promesso. Eccolo.

Non è un soffio. È un vento. No, nemmeno un vento. 

È una bufera. Un uragano che tutto scompigla, che tutto ribalta.

Scuote, strappa, smuove.

Fa uscire l’apostolo dai pavidi discepoli rintanati nelle catacombe per paura dei giudei.

Come un terremoto. Come un incendio. Come l’irruzione del divino nella Storia.

Una luce che ridona la capacità di intendersi, di parlarsi, di capirsi. 

L’anti Babele. La confusione ricondotta a linguaggio unitario.

Pentecoste, infine. Pentecoste, ora. […]

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