Ci sono mille volti di Dio, come ci sono mille volti di Cristo.
Basta fare una breve carrellata nelle rappresentazioni artistiche della storia recente per vedere quanti “gesù” ci siano le nostre vite.
Ho in mente la litografia che mia nonna teneva sopra il lettone matrimoniale, la raffigurazione di un Sacro Cuore con un improbabile Gesù dagli occhi azzurri, un’immagine che a lei suscitava devozione mentre a me, neoconvertito che meditava davanti all’asciutta icona del Pantocrator di Rublev, dava un senso di fastidio.
È così: ognuno ha un approccio diverso al rabbì di Nazareth, ognuno è influenzato dal modo con cui lo ha conosciuto, dalla forza di convinzione di chi gliene ha parlato. Quanti adulti incontro che portano ancora nel cuore l’immagine di un Gesù sdolcinato acquisita nell’infanzia grazie alla disponibilità di una pia catechista! O quanti, ancora, nutrono diffidenza nei suoi confronti perché indottrinati da una suora severa o un prete inacidito che predicavano un Gesù buono ma severo, in cui la giustizia finiva col prevalere sulla misericordia! O quanti, in questi tempi in cui ciascuno si fa tribuno dal pulpito dei social, ricicciano le più strampalate visioni del maestro/guru tradito dalla Chiesa che lo ha divinizzato…
Gesù ci sfugge, continuamente.
Le rappresentazioni che facciamo di lui, che ci fanno di lui, invecchiano precocemente.
Il gossip che riguarda il Signore ha il fiato corto. […]
Commento al Vangelo del 23 agosto 2026
Ventunesima domenica durante l’anno
Is 22,19-23/Rm 11,33-36/Mt 16,13-20
Chi sei? Chi sono?
Ci sono mille volti di Dio, come ci sono mille volti di Cristo.
Basta fare una breve carrellata nelle rappresentazioni artistiche della storia recente per vedere quanti “gesù” ci siano le nostre vite.
Ho in mente la litografia che mia nonna teneva sopra il lettone matrimoniale, la raffigurazione di un Sacro Cuore con un improbabile Gesù dagli occhi azzurri, un’immagine che a lei suscitava devozione mentre a me, neoconvertito che meditava davanti all’asciutta icona del Pantocrator di Rublev, dava un senso di fastidio.
È così: ognuno ha un approccio diverso al rabbì di Nazareth, ognuno è influenzato dal modo con cui lo ha conosciuto, dalla forza di convinzione di chi gliene ha parlato. Quanti adulti incontro che portano ancora nel cuore l’immagine di un Gesù sdolcinato acquisita nell’infanzia grazie alla disponibilità di una pia catechista! O quanti, ancora, nutrono diffidenza nei suoi confronti perché indottrinati da una suora severa o un prete inacidito che predicavano un Gesù buono ma severo, in cui la giustizia finiva col prevalere sulla misericordia! O quanti, in questi tempi in cui ciascuno si fa tribuno dal pulpito dei social, ricicciano le più strampalate visioni del maestro/guru tradito dalla Chiesa che lo ha divinizzato…
Gesù ci sfugge, continuamente.
Le rappresentazioni che facciamo di lui, che ci fanno di lui, invecchiano precocemente.
Il gossip che riguarda il Signore ha il fiato corto. […]
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