Venticinquesima domenica durante l’anno

Is 55,6-9/ Fil 1,20-27/ Mt 20,1-16

Non è giusto

Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente?

Va dritto al punto, il padrone della vigna, non fa certo giri di parole.

Manca poco al tramonto, un’ora ancora di lavoro, e, certamente, non ha bisogno di manodopera per la vendemmia.

E non ne aveva bisogno nemmeno a mezzogiorno. O alle tre. Figuriamoci. Ma dai.

Neanche il più incompetente fra i viticoltori sarebbe così impreparato e incompetente.

Ma lui esce ugualmente. Anche alle cinque. E vede questi perditempo bighellonare.

Li avvicina. Li confronta. Chiede loro ragione della loro inerzia.

Accampano scuse, i fannulloni. Nessuno ci ha chiamati.

Non è vero. Non erano lì alle sei del mattino. E nemmeno alle nove. O alle dodici. O alle quindici. Perché il padrone era passato e loro non c’erano. Li avrebbe chiamati

Nessuno ci ha chiamati. Lui sì, se solo ci fossero stati.

Li avrebbe portati a lavorare con sé. Si sarebbero guadagnati il pane con dignità, senza vivere di espedienti o di elemosina o di sussidi.

Accampano scuse, la colpa è sempre degli altri. Dei politici, dei padroni, dei miei famigliari, del deep state, della congiunzione astrale, di Dio… Si sentono vittime del sistema o di non si sa cosa. Primi di una lunga serie di piccole fiammiferaie giunte fino a noi.

Si sono alzati dal letto con calma. 

Hanno finto di cercare lavoro. Meriterebbero di restarsene a spasso. […]

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