Natale del Signore 

Notte: Is 9,1-3.5-6; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14

Benvenuto, Dio

I pastori sono storditi dal freddo e confusi dal sonno, spaventati e increduli davanti a tanta luce.

La loro vita si consuma nella sopravvivenza e nella rabbia contro un destino cinico e baro che li ha spinti oltre i margini della società, ad esercitare un lavoro malvisto e malpagato, malsano e disprezzato.

Pastori, cioè nulla.

Pastori, cioè dimenticati da tutti.

Erranti con i loro greggi nelle avare colline di Giudea, a due passi dal deserto che di giorno li soffoca con il caldo e di notte li opprime con il gelo.

Obbligati a dormire all’addiaccio, scoraggiati nel farsi una famiglia, impossibilitati a rispettare le minuzie della Legge o a frequentare una comunità.

Pastori, cioè dimenticati.

E se anche un qualche Messia dovesse mai salvare Israele dall’oppressione straniera, certamente non verrebbe a cercarli, perduti come sono.

Non attendono salvezza, sono rassegnati alla vita, all’oggi, all’ineluttabile.

E invece. […]

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