1. Lettura del Vangelo secondo Luca 1, 26-38a
  2. Come nasce Dio in noi

    Far nascere Dio. Farlo rinascere.
    Lasciare che sia lui a illuminare le nostre vite, le nostre quotidianità, le nostri crisi finanziare previste o meno. Non per fuggire una realtà sempre più tenebrosa, ma per darle un nuovo orizzonte.
    Abbiamo già sperimentato una vita basata sull’ apparenza, sulla corsa all’ immagine e all’ apparenza, abbiamo già visto cosa significa sbattersi per potersi permettere l’ultimo marchingegno elettronico, abbiamo già visto come si sta nel paese dei balocchi in cui la volgarità diventa il nuovo linguaggio e il pettegolezzo viene sdoganato e trasformato in virtù, abbiamo visto cosa succede se l’economia diventa la nuova ideologia dominante.
    Abbiamo già dato, grazie.
    Ora ridateci Dio.

    Il Dio vero
    Non quello che benedice le nostre battaglie, non quello inalberato sui vessilli di conquista, non quello che protegge le nostre idee. Non il Dio che stabilisce l’autorità costituita, che esalta il dolore, che ci chiede di sopportare con cristiana rassegnazione. Non il Dio delle parate e delle cerimonie, dei miracoli e delle apparizioni, degli uomini straordinari e dei santi strampalati, strani e irraggiungibili.
    Il Dio di Gesù. Il Dio bambino. Il Dio inutile.
    Quello annunciato da profeti, atteso e riconosciuto con stupore dal Battista, quello che ci raggiunge ogni giorno, che chiede di nascere in ogni uomo.
    Manca una settimana al Natale. Un Natale dimesso, gonfio di inquietudini. Un Natale che non sarà ebbro di inutili doni (e chissà che un po’ di austerità non aiuti l’anima), che sarà attento alla spesa per il pranzo, che avrà in sottofondo l’ansia per la mobilità, per la cassa integrazione, per la fine del contratto.
    Dio nasce, proprio ora.
    Proprio qui. 
    Come? Quando? Dove?
    Maria, la protagonista della Parola di oggi, ci dà una preziosa indicazione. La nascita di Dio in noi è, anzitutto, sua iniziativa.

    Mentre tutti si affannano a descrivere, indagare, scrutare, capire, sopravvivere alla crisi, dissertare della morte e sepoltura del cattolicesimo in Italia, il Signore costruisce spazi di cielo nella quotidianità di una periferia.
    Proprio come è successo con la storia di un’adolescente che frequentava la parrocchia di Nazareth, Maria la bella.

    Cortesie
    A pochi giorni dal natale, rileggiamo l’incontro tra un misterioso e garbato angelo (uno dei principi degli angeli), e una ragazzina acerba di Nazareth. È un incontro che ha scatenato nei secoli l’arte di pittori e poeti e che rischiamo di leggere come una pia favola.

    E, invece, è accaduto.
    (L’angelo immaginatelo come volete, con o senza ali, vestito da benzinaio, o da vicino di casa. Gli angeli, di solito, viaggiano in incognito. Anche oggi).
    Nel garbato dialogo fra l’arcangelo e Maria, riportato da Luca, scopriamo la grandezza del pensiero di Dio. In quella minuscola casa di quel minuscolo paese addossato ad un declivio roccioso, da cui la gente aveva ricavato nelle grotte naturali delle abitazioni fresche ed asciutte, avviene l’assurdo di Dio, l’inizio di una storia diversa, una storia di salvezza.
    Protagonisti della scena sono una tredicenne illetterata di un paese occupato da una potenza straniera, ai confini del mondo, fuori dalle rotte commerciali che da Damasco portavano a Cesarea o a Giaffa e un angelo. Nessun satellite, nessuna diretta televisiva, nessun network ci ha riportato l’accaduto, nella minuscola Nazareth che diventa ombelico del mondo, centro assoluto della storia.
    Dio, stanco di essere incompreso, decide di venire a raccontarsi.
    La pur lunga storia di amicizia e di affetto col popolo di Israele non è stata sufficiente per spiegarsi e Dio sceglie di farsi uomo, parole, lacrime, sorriso, emozione, sentimento, tono di voce, sudore e necessita di un corpo, abbisogna di una madre.

    Mariam, la bella
    Non la moglie dell’imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni, sceglie Dio, ma la piccola adolescente Mariam (la bella).
    A lei chiede di diventare la porta d’ingresso per Dio nel mondo.
    Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente dicendo: Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo? Appunto.
    Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo basiti (noi, razionali figli di Piero Angela) davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, davanti all’ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l’Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.
    Dio ha bisogno della fresca incoscienza di un’adolescente, come già aveva scelto fra i pastorelli il più grande re di Israele, come sarà un ragazzo a fornire la merenda che sfamerà le folle nel miracolo dei pani. Perché noi adulti, spesso, siamo troppo savi per capire la bizzarria creativa e il senso dell’umorismo di Dio.
    Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria.
    E a Nazareth, per trent’anni, Dio si nasconde nella quotidianità più semplice: bambino, adolescente, giovane falegname, come suo padre.

    Illogica
    Durante quei trent’anni, milioni di persone gridavano la loro pena a Dio, giorno e notte, e Dio che faceva?
    Sgabelli.
    Quanto parla questo assordante silenzio! Quanto dice di Dio questa sua scelta!
    A noi che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l’efficienza e la produttività, Dio propone una logica diversa, la logica del “dentro”.
    Scegliere Nazareth, un paese occupato dall’Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia del tempo, in un’epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, per incarnarsi, ci rivela ancora una volta la logica di Dio, logica basata sull’essenziale, sul mistero, sulla profezia, sulla verità di sé, sui risultati imprevisti (e sconcertanti).

    Countdown
    Animo, fratelli! Quando pensiamo di avere sbagliato tutto nella vita, di non avere avuto sufficienti opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati o siamo travolti dall’assordante incitamento di chi ci grida: “devi riuscire”, pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci incanta.
    Una piccola settimana ci separa dal Natale e dal mare di banalità e di sofferenza che porterà ad alcuni. Andiamo a Betlemme, amici, così come siamo, e ci sentiremo rispondere: “lasciati fare, non preoccuparti di come hai preparato il tuo avvento, sono io che ti vengo incontro”.
    Che volete, così è il nostro Dio, lasciamoci incontrare!

    Paolo Curtaz

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