Uomini di Galilea, perché continuate a guardare il cielo?
Sono stupiti e amareggiati, i discepoli. Il Maestro se ne va proprio ora che, infine, avevano capito il grande disegno di Dio su Gesù, proprio ora che, finalmente, avevano superato il dolore e si erano convertiti alla gioia! Proprio ora che, come nel finale in una bella commedia americana, tutto sembrava chiaro, lineare: il Regno era finalmente iniziato e Gesù avrebbe regnato con i suoi fedeli (?) apostoli per l’eternità. E invece no.
Spiazzati, nuovamente. Gesù torna al Padre, e affida l’annuncio del Regno ai discepoli.
Che storia.

Scambio sfavorevole
Uomini di Galilea, perché continuate a guardare il cielo?
Quante domande la Parola rivolge al cercatore di Dio.
Perché piangi, anima mia, perché su di me gemi?
Perché cercate fra i morti uno che è vivo?
Dio ci interroga, ci scuote, ci invita ad andare oltre, a crescere, a credere.
Paradosso insostenibile del cristianesimo!
Prima ci chiede di credere che il Dio invisibile si è fatto uomo.
Ora ci chiede di credere che il Dio accessibile si consegna nelle fragili mani di uomini peccatori e incoerenti!
Scambio sfavorevole: invece di incontrare il volto radioso e sereno del Maestro, incontriamo il volto rugoso e segnato dei cristiani…

Come Elia
Il racconto di Luca prende ampiamente spunto dall’ascensione di Elia, una pagina molto conosciuta in Israele e punto di riferimento anche per i neo-convertiti. Troviamo il racconto dell’ascensione di Elia nel secondo libro dei Re: il grande profeta viene rapito in cielo sopra un carro di fuoco, sparisce fra le nubi e il suo discepolo, Eliseo, ha la certezza di ricevere almeno una parte dello spirito profetico, avendolo visto sparire.
Luca descrive l’evento dell’ascensione usando lo stesso paradigma: le nubi, simbolo dell’incontro con Dio (ricordate il Sinai? O il Tabor?), i due uomini che richiamano i due angeli testimoni della resurrezione, il bianco delle vesti, segno del mondo divino…
Il cuore del racconto non è, quindi, la descrizione di un prodigio, ma la descrizione di una consegna: come Eliseo riceve lo spirito della profezia da parte di Elia, così gli apostoli ricevono il mandato dell’annuncio da parte del Risorto.
L’ascensione segna l’inizio del tempo della Chiesa.
Uffa.

Cielo e terra
Sono gli angeli a dare la chiave interpretativa dell’evento: non guardate il cielo, guardate in terra, guardate la concretezza dell’annuncio.
I discepoli del risorto sono chiamati ad annunciarlo, finché egli venga, a renderlo presente. La Chiesa, allora, diventa il luogo dell’incontro privilegiato col risorto, e assolve il suo compito solo quando rende presente il vangelo.
Matteo ci dice come.

Dubitarono
Diversamente da Luca, Matteo situa l’addio in Galilea, su di un monte.
Monte che rappresenta il luogo dell’esperienza divina: solo chi l’ha incontrato può raccontarlo con credibilità.
E in Galilea: il luogo della frontiera, del meticciato, del confine. La terra che per prima è caduta sotto l’invasore, gli assiri, allora, e che è sopravvissuta fra vicissitudini e compromessi, ben lontani dal rigore richiesto dai puri di Gerusalemme! Ai tempi di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto! La Galilea, però, è anche il luogo dove tutto è iniziato, il luogo dell’incontro, dell’innamoramento: solo attingendo alle esperienze che ci hanno convertito possiamo annunciare con verità il Signore.
Ecco cosa significa non guardare il cielo: partire dalla povertà della mia parrocchia, dal senso di disagio che provo nel vivere in un paese rissoso e partigiano (mi racconta un’amica milanese di essere stata verbalmente aggredita da una gruppo di cristiani che fuori dalla chiesa sostenevano un candidato sindaco!), dall’impressione di vivere alla fine di un Impero che crolla pesantemente sotto un cumulo di verbosità.
Qui siamo chiamati a realizzare il Regno, a rendere presente la speranza.
Qui, in questa Chiesa fragile, in un mondo fragile.
Ma che Dio ama.
Allora non stupisce il dubbio dei discepoli, che è il nostro.
Non è una Chiesa muscolosa quella che annuncia con verità, ma autentica e in conversione.
Il dubbio è un atteggiamento fondamentale per il credente, essenziale per la crescita.
L’ateo è sommerso dai dubbi, il credente li fugge.
All’ateo Gesù si propone come verità.
Al credente come l’innovatore.
E ci rassicura: non siamo soli, egli è con noi.

È iniziato il tempo della Chiesa, fatta di uomini fragili che hanno fatto esperienza di Dio e lo raccontano nella Galilea delle genti.
La smettiamo di lamentarci e ci rimbocchiamo le maniche?

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