Anno nuovo, vita nuova. Speriamo! Come ogni anno consumiamo il rito simil-pagano del cambio d’anno, impazzano gli oroscopi in cui ciascuno cerca disperatamente una qualche buona notizia. Cenoni e botti concludono degnamente la parentesi delle vacanze Natalizie…
E i cristiani? Da molti anni dedicano questa giornata alla preghiera per la pace insieme a Maria di Nazarteh. E quest’anno – permettetemi – è proprio della pace che vi voglio parlare, visto il clima che stiamo vivendo. Le terribili immagini dell’11 settembre e la situazione di terrorismo sono nei nostri cuori e ci fanno pensare all’anno trascorso come ad un anno pieno di violenza. Tutti osavamo pensare che l’inizio del terzo millennio portasse un clima di prosperità e di pace; al contrario: mai come oggi la nostra vita privata si sente minacciata da oscura ed indefinita violenza. Varie e complesse sono le ragioni che ci hanno portato qui: difficile – come pretende qualcuno – dividere l’umanità in "buoni" e "cattivi". Sono convinto che le grandi guerre non siano che la somma delle nostre piccole guerre, che i grandi egoismi la somma dei nostri piccoli egoismi e le grandi incomprensioni la somma delle nostre piccole incomprensioni. Perciò vi/mi propongo una riflessione per iniziare l’anno nel segno forte ed indiscusso della pace, convinto che posso cambiare il mondo (e lo desidero!) a partire da me.
Due le piste di questa breve riflessione sulla pace: la Parola e il messaggio scritto dal nostro tenace e vecchio Papa. Della Parola colgo due aspetti: nella benedizione fatta al popolo di Israele, Mosé augura "il Signore faccia brillare su di te", un bellissimo semitismo per dire: che Dio ti sorrida. Credo che la pace fuori nasca dalla pace "dentro" e questa sia consapevolezza dell’amore di Dio per noi. Sono scostante e irritato, deluso e sulle difensive finché nella mia vita non scopro il volto di un Dio che mi sorride. Tutti presi a realizzarci fuori, corriamo il rischio di trascurare il grande Progetto che Dio ha sull’umanità e a cui chiede di collaborare. Vuoi diventare veramente uomo di pace? Sii pacificato, incontra questo Dio che ti salva e ti ama di un amore virile e tenerissimo. Come ottenere questo? Prendendo esempio da Maria che "conservava" tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Ad essere pignoli Luca scrive che Maria prendeva i vari pezzi e li metteva insieme, cercando di capirli. Anche a noi è chiesta questa capacità di mettere insieme i pezzi, di dare una lettura della storia, a vedere dentro gli eventi della storia la presenza di una volontà salvifica di Dio.
Giovanni Paolo II in una delle lettere più intense degli ultimi anni, riferendosi alla sua tragica esperienza di guerra, riflette a voce alta sulla pace. La sua conclusione è pregnante: non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono. Giustizia e perdono non si escludono, al contrario. Condannando ogni forma di terrorismo e chi invoca (falsamente) Dio per giustificarlo; il Papa annota – come già faceva il profeta Isaia! – che la pace non è assenza di guerra ma la costruzione di rapporti solidali tra i popoli. Forse il modello economico esportato dall’occidente è una forma di neo-colonialismo che non può invadere culture e sensibilità diverse; occorre distinguere dalla cultura occidentale (legata profondamente alla visione ebraico-cristiana della vita) all’attuale (discutibilissima!) forma di neoliberismo economico. Costruire la pace significa avere il coraggio del dialogo e, dice il Papa, l’esercizio di quella forma di amore che è il perdono. Gesto profetico, all’apparenza debole, il perdono è l’unica vera soluzione per uscire dall’odio che – incancrenito -si trasmette tra le generazioni (vedi la situazione medio-orientale). Per noi? Riusciamo a costruire rapporti di micro-giustizia là dove viviamo? (la legalità, la solidarietà, l’ecologia…) E’ difficile pretendere giustizia dagli altri se la nostra aggressività ci racchiude in un vacuo egoismo ed edonismo. Infine il perdono: perdonare noi stessi – anzitutto – per perdonare gli altri, passare oltre, guardare dentro. Un perdono possibile, non assoluto, una volontà di bene che può contagiare chi mi sta intorno. E’ il paradosso del Vangelo, qualcuno vuole finalmente crederci, per favore?

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