`Voi mi vedrete perché io vivo` ci dice oggi il Signore e, ancora, `Lo Spirito di verità il mondo non lo può ricevere perché non lo vede e non lo conosce`. Siamo ormai alla conclusione di questo straordinario tempo pasquale che è stato certamente caratterizzato dalla morte di Giovanni Paolo e dall’elezione di Papa Benedetto, e ancora il Signore ci invita a riflettere sulla sua presenza reale in mezzo a noi e sulla possibilità che ci è data di vivere cercando la verità e su come, secondo la bruciante indicazione di Pietro, siamo chiamati a rendere testimonianza alla verità.

Vedere Cristo
Lo dice il Maestro, prendetevela con lui: Gesù pretende di essere vivo e incontrabile da ogni uomo e da ogni donna che si mettano alla sua ricerca con cuore trasparente, in ogni luogo, in ogni tempo.
Banalità che rischiamo di dimenticare: il cristianesimo è un percorso per incontrare quel Dio di Gesù di cui domenica scorsa abbiamo lungamente detto. La fede cristiana non è in primo luogo una dottrina o un insieme di nozioni, non un solidificarsi di devozioni e di norme religiose, ma l’incontro con Gesù di Nazareth, svelatore di Dio. Possiamo vedere il Signore, questa è la promessa. In modo parziale e velato in questo fragile percorso dei sensi, in maniera definitiva quando lo contempleremo faccia a faccia.
Tranquilli, amici, non stiamo parlando di apparizioni, Dio ve ne preservi e ve ne scampi!, ma della possibilità che ci è data di entrare in quella dimensione così fortemente mortificata dalla nostra quotidianità delirante che è lo spirito.
Abbiamo perso il linguaggio e l’immagine per dire ancora cosa sia lo spirito, la dimensione più profonda e autentica di noi stessi, riducendo, troppe volte, il cristianesimo a religione di facciata e di rito. Ma l’esperienza autentica e primigenia del discepolato è, appunto, quella di fare esperienza di Dio.
Prima con l’ascolto della Parola e della sua spiegazione, una Parola che ci è donata per svelare noi a noi stessi, poi con la scoperta (entusiasmante per molti) della preghiera, in modo da invocare Dio per risvegliare la nostra fede, infine credendo e celebrando i segni del Risorto, partecipando alla Cena, condividendo il perdono, scoprendo la bellezza di appartenere ad un popolo di salvati, la comunità dei discepoli, la Chiesa.
Com’ è la tua interiorità amico? Come il tuo rapporto col Maestro, parlare di lui ti riempie il cuore? Senti un fremito profondo che ti riempie di tenerezza? E’ possibile vedere Dio, è possibile, nella preghiera e nel silenzio, nella celebrazione e nella meditazione, attingere al torrente che scorre sotto i nostri piedi, dentro i nostri cuori. Questo incontro ci permette, infine, di vedere l’opera di Dio (opera d’amore) che si svela nel cuore e nelle esperienze delle persone. Riconosciamo il sorriso di Cristo nel gesto d’amore del fratello che si piega sull’umanità ferita riconoscendo in esso il volto stesso di Gesù.

Miopie
La verità. Se ne parla in questi tempi di relativismo e di fondamentalismo, se ne discute, se ne dibatte. Alla modernità che concepisce la verità come un approccio sempre e solo parziale della realtà, reagisce una visione distorta della fede che è il fondamentalismo, islamico o cristiano che sia, che intende difendere la fede con la chiusura al pensiero debole che contraddistingue il nostro esangue occidente.
All’obiezione sempre attuale di Pilato che chiede al farneticante Nazareno (sconfitto e nelle sue mani, come la cultura post-moderna giudica ogni forma di religiosità) `Cos’è la verità?` Dio oppone un silenzio assordante: quel Profeta sanguinolento e piagato, il vero uomo è la verità.
Per i credenti la verità non è una teoria, ma la manifestazione amorevole di un Dio che si svela e svela l’uomo a se stesso. Ammettere di necessitare di verità, riconoscere che non abbiamo in noi la stessi la risposta al bisogno di senso che ci inquieta, significa dare a Dio la possibilità – infine – di cercarci.
Per noi discepoli la verità è il Signore Gesù e la predicazione di Filippo, e di ogni Filippo che incontriamo e che siamo, ci riempie di gioia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore
Molti – ma la finite? – mi hanno telefonato e scritto per avere un giudizio sul nuovo Papa. Ribadisco e non cambio atteggiamento rispetto a quanto pensato e scritto: non è mia abitudine giudicare le persone prima di conoscerle, mi sforzo, per quanto capace, di avere una visione evangelica sulle persone e sulla realtà. Conoscevo il teologo Ratzinger e il suo percorso, uno dei teologi più lucidi del Concilio, ho letto anch’io delle sue difficili prese di posizione, chiamato al difficile ruolo di custode dell’ortodossia (è ovvio che vi sta sulle tasche il capo dei vigili che vi ha multato!), non so ancora nulla di papa Benedetto, sorridendo solo del suo italiano fortemente accentato e della sua evidente timidezza.
Ho letto la sua omelia, domenica scorsa, ed è una delle pagine più profonde che abbia mai letto. Ho visto il `nuovo` cerimoniale, recuperato dal medioevo, prima, cioè della scissione con la Chiesa d’Oriente, per non urtare la sensibilità degli ortodossi, ho visto quel pallio di lana (tradizione del IV secolo), segno della pecora portata dal pastore sulle spalle, ho udito la richiesta di preghiera di un Papa vecchio che, in età di pensione, dovrà prendere la croce deposta da Giovanni Paolo per rendere ragione della speranza che è in lui. Abbraccerei chiunque per molto meno!

Agli internauti: vi tengo aggiornato sui miei spostamenti di maggio: martedì 10 maggio alle 21 a Vigliano Biellese (Bi) riflessione sul cammino di coppia; venerdì 27 maggio alle 17 Chiesa di san Gaetano a Vicenza, in occasione del Festival Biblico, presentazione del libro `Convertirsi alla gioia`

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